Bongiorno: «Io progressista di destra. Scelta Civica deve diventare sempre più forte»

22 febbraio 2013 ore 14:48, Francesca Siciliano
Bongiorno: «Io progressista di destra. Scelta Civica deve diventare sempre più forte»
Avvocato di Andreotti prima, finiana di ferro poi. Adesso candidata con Scelta Civica di Monti alla guida della Regione Lazio. Giulia Bongiorno o Generale Bongiorno, definita negli ambienti politici per la sua famosa tenacia. Generale sì, ma non soldatino di Berlusconi che l'accusa ancora di non aver voluto fare la riforma della Giustizia quando faceva parte della sua maggioranza. «Lui non voleva riformare il settore: presentava esclusivamente delle “leggine” ad personam che servivano solo a risolvere i suoi processi», dice intervistata da IntelligoNews. Si è lasciata alle spalle l'esperienza con il Cavaliere e oggi ha un nuovo grande progetto per il Lazio del post-Polverini.   Donna di destra che piace anche a sinistra... «La dicotomia destra-sinistra credo sia superata. Mi sento di destra per l'importanza che do al concetto di legalità, mi sento vicina alla sinistra per tutto ciò che riguarda i diritti civili. Forse per questo piaccio alla sinistra, anche se provengo da destra».   Nel governo Berlusconi presiedeva la Commissione Giustizia. Ora il Cav. l'accusa pubblicamente di non aver realizzato la riforma della Giustizia. Allora è vero, la colpa è sua? «Questa è una delle tante bufale di Berlusconi: lui non ha mai presentato nessuna riforma della Giustizia. Lo sfido a dimostrare, con qualsiasi documento, che quelle che lui presentava potessero essere definite riforme della Giustizia. Lui non voleva riformare il settore: presentava esclusivamente delle piccole “leggine” ad personam che servivano solo a risolvere i suoi processi. Ma dirò di più: le sue richieste avrebbero contribuito a far saltare totalmente il sistema giudiziario. Questa è la ragione per la quale, avendo sempre avuto un grande rispetto per le Istituzioni, ho sentito il dovere di non accettare queste proposte indecenti verso la collettività. Ovviamente in campagna elettorale, vista l'impossibilità di verificare il dato, lui punta ad alterare la realtà. Ma invito chi leggerà a verificare: non esiste alcuna proposta di Berlusconi sulla riforma della Giustizia. Le uniche sue proposte erano di cancellare le intercettazioni o di annullare tutti i processi al fine di annullare il suo».   Questo nuovo modello politico che lei sta tentando di portare nel Lazio potrebbe espandersi anche sul piano nazionale? «Credo di sì. Non ha senso mettere al centro l'occupazione, la crescita e l'economia se a monte non viene fatto un piano di legalità. Per farlo è necessario puntare su quelli che io chiamo i modelli organizzativi: una serie di misure concrete che consentono di prevenire i reati e stanare gli sprechi. È un tipo di organizzazione che normalmente viene fatta nelle imprese private. E allora, perché non inserirla anche in Regione? Si tratta di creare trasparenza e meccanismi di controllo preventivo. Occorre anche prevedere figure ad hoc che vigilano. Insomma se qualcuno sbaglia ci vuole un campanello d‘allarme. È una cosa fattibile, io la faccio da 20 anni e credo sia importante inserirla al più presto anche a livello regionale».   Zingaretti ha dichiarato che la situazione in Regione Lazio è drammatica. L'ha riscontrato anche lei mi sembra di capire. «Sì, nei bilanci ho trovato una caos che non mi sembra casuale. Basta leggere la relazione della Corte dei Conti che rileva come siano state accorpate alcune voci di bilancio con effetto sbianchettamento. C'è stata, poi, una crescita esponenziale delle consulenze esterne. Gravissimo inoltre il mancato utilizzo dei Fondi Europei che sono una risorsa fondamentale: una situazione, questa, che documenta il fallimento della precedente gestione».   E come pensa di arginare fenomeni come il caso Fiorito, provenienti proprio dalla precedente gestione? «Basta scegliere persone oneste. Nelle mie liste ho inserito candidati che definisco “candidi” nel senso più letterale del termine. Ciascuno di loro ha sottoscritto un modulo dal quale risulta che non ha alcun tipo di indagine in corso e che non ha conflitto di interessi in atto. Nelle liste di Storace non credo ci siano analoghe attestazioni».   In questo senso ha fatto una scelta forte: le sue liste sono piene di esponenti della società civile. «La mia è una scelta fortissima. Ritengo importanti i partiti, ma in questo momento ritengo ancora più importante valorizzare anche le professionalità. Nelle mie liste ci sono eccellenze. Il professor Martelli, il numero uno nella mia lista, oltre a essere un grandissimo chirurgo ha saputo dimostrare grandi capacità organizzative. E poi è una persona assolutamente indipendente».   Con Berlusconi abbiamo avuto un governo politico, con Monti tecnico: il matrimonio per il futuro tra tecnici e politici è possibile? «La scommessa è proprio questa. Con un mix tra politici e tecnici e tra le diverse esperienze. Ed è per questo che la mia lista si distingue dalle altre. Non sono tra quelli che sostiene la politica vada rottamata, la politica se fatta bene è un valore: ci sono delle esperienze che hanno i politici che i tecnici non hanno. Ma la politica fatta da politici di professione va arricchita con donne e uomini di valore della società civile».   Casini, dalle colonne di IntelligoNews, ha lanciato l'ipotesi che Scelta Civica potrebbe diventare il nuovo centrodestra. È d'accordo? «Mi interessa che Scelta Civica possa diventare sempre più forte. Nel percorso di molti candidati vedo il mio percorso: la politica dopo aver lavorato duramente e a volte conseguito anche importanti risultati. Non mi interessa se potremo diventare il nuovo centrodestra o il nuovo centro: credo che la nostra priorità sia quella di riformare, credo che noi lasceremo il segno della nostra presenza».   La sua ascesa in politica infatti è iniziata con Andreotti. Siete rimasti in contatto? Si è consultata con lui prima di scendere in campo? «Con il presidente Andreotti ho un rapporto molto intenso, mi ritengo una persona di famiglia. Sin dal mio ingresso in politica ho avuto da lui consigli e aiuto. Attualmente ho un ottimo rapporto con la sua famiglia e in particolare con il figlio Stefano e il nipote Giulio».   Perché votare lei e non Storace o Zingaretti? «Storace, soprattutto dopo quello che è successo ieri, è invotabile. E lo ha dimostrato nel corso della conferenza di Tribuna Elettorale: alla mia domanda sui fondi europei, anziché rispondere, mi ha aggredito. Una aggressione verbale ma volgare. In ciò che è accaduto ieri  vedo sicuramente un atteggiamento di insofferenza all’ avversario politico, ma soprattutto la volontà di manifestare diprezzo nei riguardi delle donne. Il suo insulto è un modo per sottolineare che una donna non dovrebbe nemmeno osare  confrontarsi con lui. Lo stesso è accaduto qualche giorno fa: quando gli ho chiesto un confronto mi ha risposto che al massimo mi avrebbe invitato a cena. E’ un tandem perfetto quello di Storace e Berlusconi. Tutte le donne devono prendere atto che nel centrodestra c'è una mentalità fortemente impregnata sul maschilismo. Su Zingaretti non posso dire lo stesso. Mi ha dimostrato solidarietà. Credo di rappresentare la discontinuità: io metto al centro della campagna elettorale la legalità, le regole e il rispetto della legge. Chi crede, dunque, che la legalità sia una precondizione in politica e che le donne siano un grande valore... può trovare in me il candidato ideale».
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