Renzi il Cavaliere del Nazareno: è nato il "berlusconismo" di sinistra

22 gennaio 2014 ore 12:36, Lucia Bigozzi
Renzi il Cavaliere del Nazareno: è nato il 'berlusconismo' di sinistra
“Renzi, il Berlusconi di sinistra” dicono nella sinistra “sinistrata” del Pd. L’Italicum è la testa di ariete per fiaccare il capo. Che decisionista com’è, non piace alla vecchia guardia del partito ma pure a qualche giovane speranza. Tra le dimissioni di Cuperlo e il dietrofront (parziale ma significativo) di Fassina, c’è tutto l’antirenzismo di giornata speculare per molti versi all’antiberlusconismo d’antan.
Sì, perché il parallelismo che avanza nei ranghi della minoranza della minoranza è il seguente: Renzi è come Berlusconi, fa accordi con un “pregiudicato”, vuole comandare lui e basta, sull’Italicum dice “prendere o lasciare”. E Renzi? Tira dritto per la sua strada. Ieri sera ai gruppi parlamentari riuniti all’istante dopo lo strappo dei cuperlian-bersaniani il segretario ha tenuto il punto e ribadito la linea: se saltano le riforme salta tutto. Frase eloquente nella quale sta la tattica: fare uscire allo scoperto la fronda interna soprattutto nella proiezione parlamentare, mettere i recalcitranti di fronte alla responsabilità di far saltare il banco. Insomma, il cerino nelle mani di chi vorrebbe mettere al rogo il capo senza accendere la miccia. RISCHIO “DEFAULT”. E’ sul tappeto. E oggi se ne avrà un primo antipasto nella Commissione Affari Costituzionali della Camera dove approda l’Italicum. Il nodo da sciogliere sono le liste bloccate e la soglia al 5 per cento per i partiti che stanno in coalizione: è l’insidia più pericolosa attorno alla quale si potrebbero saldare gli interessi (politici e tattici) degli antirenziani dem, ma anche di Ncd e dei grillini. Renzi avverte i suoi che quel “prendere o lasciare” è il punto di caduta di un accordo che lui avrebbe voluto passasse attraverso le preferenze ma che Fi ha respinto ponendola come conditio sine qua non per sedersi al tavolo delle trattative. Va ricordato però che lo schema è quello di collegi plurinominali con liste corte e la selezione delle candidature – come ha detto e ridetto Renzi – passerà attraverso le primarie. Niente a che fare col Porcellum. Un fatto è certo: in questa partita Renzi si gioca tutto, sapendo di avere dalla sua quel decisionismo e quella tempistica che hanno aperto un fronte nelle sabbie mobili dei bizantinismi politici e portato un governo nato per fare a non fare granchè. Decisionismo berlusconiano? Tra segreterie e due Direzioni in poco più di una settimana con voto annesso, non è proprio da uomo solo al comando, replicano i renziani. Ma il capo, non se ne cura. Oggi il pramo round a Montecitorio.
autore / Lucia Bigozzi
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