Evasione fiscale, come funziona e cosa (non) c’è nel patto Italia-Svizzera

22 gennaio 2015 ore 11:28, intelligo
evasione fiscaledi Luca Lippi La sottoscrizione dell’ennesimo accordo sullo scambio d’informazioni fra Italia e Svizzera si prevede per il 2 marzo, è la Voluntary Disclosure, della quale abbiamo già scritto. Oggi esaminiamo meglio l’abbattimento dei costi fiscali, sempre ammesso (e ovviamente non concesso come da oltre mezzo secolo) che sia la volta buona. La premessa: l’accordo è ancora in via di definizione, quindi nulla di certo al momento, anche se è stato presentato come “fatto” già prima dell’ultima tornata elettorale italica. Prevedrebbe (presumibilmente a partire dal 2015) uno scambio di informazioni “a richiesta” e non “automatico”, significa che la Svizzera fornirà informazioni esclusivamente dietro una procedura di richiesta da parte dell’Italia, in pratica come succedeva prima. E’ la medesima procedura che si usa quando l’autorità giudiziaria chiede informazioni a una banca su un indagato “lasci pure, la richiesta sarà inoltrata all’ufficio legale a stretto giro” nel frattempo tutto può succedere. Tuttavia, è corretto ricordare che la Svizzera ha sottoscritto un accordo multilaterale in sede Ocse sulla base del modello “Common Reporting Standard”. Tale accordo prevede partendo dal 2018 lo scambio d’informazioni automatico, che avrà a oggetto i dati degli anni dal 2017. Anche in questo caso si parla di pura “forma”. Quindi l’adesione definitiva alla Voluntary produrrà l’effetto immediato di “cristallizzare” i termini di accertamento previsto, in via ordinaria, per i capitali detenuti in Stati Black list, dall’art. 12, D.L. 78/2009. Significa che, in assenza di estremi per una denuncia di reato fiscale precedente il 2004, si potranno accertare solamente i periodi d’imposta dal 2009 (caso di omessa dichiarazione) oppure dal 2010 (caso di dichiarazione infedele) fino a tutto il 2013, ultimo periodo di imposta rientrante nel perimetro della Voluntary (tramite cui si possono sanare le violazioni commesse fino al 30.09.2014). Tutto questo è possibile solamente a condizione che il contribuente rilasci all’intermediario estero l’autorizzazione a trasmettere i dati all’Agenzia delle Entrate “in caso di richiesta”. Il monitoraggio fiscale prevede che siano contestabili dal Fisco le violazioni commesse dagli anni 2004 al 2013, tuttavia l’orientamento contenuto nella sentenza di Cassazione n. 26848/2014 indica che si potrebbero contestare solo quelle dal 2006. Le sanzioni in riferimento all’imposta: con riferimento alle imposte si opera il blocco del raddoppio delle sanzioni previsto dall’art.12, D.L. 78/2009 a far riferimento al periodo d’imposta 2008 solo nel caso di capitali detenuti nei Paesi della lista Black. Per tutte le altre si applicano le sanzioni del 120% (dichiarazione omessa) e del 100% (dichiarazione infedele). Tali sanzioni, nella migliore delle ipotesi per il contribuente, potranno essere definite pagando, a conti fatti, 1/8 delle stesse. Resta operativa la presunzione, introdotta dallo stesso art. 12, secondo cui i capitali detenuti in Paesi  "Black list" si presumono redditi sottratti a tassazione in Italia, scatta in questo caso l’equazione capitale=reddito con tutto ciò che ne consegue sotto il profilo delle imposte dovute se la costituzione dei fondi esteri è avvenuta in un periodo ancora accertabile dal Fisco. Le sanzioni in riferimento al monitoraggio: secondo l’accordo raggiunto, la sanzione RW (RW è il quadro da compilare nella dichiarazione dei redditi per i capitali detenuti all’estero) viene fissata per i periodi ancora contestabili pari, in ogni caso, al 3% (invece che il 5% fino al 2007 e il 6% dal 2008). La sanzione dunque, è la medesima di quella dei Paesi non inclusi nella “Black list”, ridotta alla metà grazie alla Voluntary e a un terzo in caso di definizione della contestazione. In soldoni, si può regolare l’eventuale posizione (previa contestazione definita) pagando 0.5% per ogni anno con riferimento al periodo accertato fino al 31 dicembre di ogni anno, in attesa che la circolare dell’Agenzia delle Entrate chiarisca l’applicabilità del cumulo giuridico.
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