Galan (Pdl): «Nelle Larghe Intese c’è la sindrome della retroguardia. I “moratori” temono di morire. Silvio è per i diritti civili».

22 luglio 2013 ore 17:35, intelligo
di Giuseppe Tetto
Galan (Pdl): «Nelle Larghe Intese c’è la sindrome della retroguardia. I “moratori” temono di morire. Silvio è per i diritti civili».
«La moratoria? È una richiesta fuori dal mondo. Nessuno può imporre una linea di pensiero. I miei colleghi chiedono lo stop perché sanno che sul tema hanno partita persa». Parole da laico convito quelle che Giancarlo Galan, presidente della commissione Cultura della Camera, ha rilasciato a Intelligonews intervenendo sulla frenata di un gruppo di esponenti del Pdl (Maurizio Lupi, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Maurizio Sacconi) sui temi di ordine etico, in particolare la nuova legge contro l’omofobia. Interpellato poi sulla questione del finanziamento ai partiti, Galan ha idee molto chiare: «L’abolizione è un dato di fatto. Occorre superare l’anomalia italiana ripensando a una nuova forma di partito». Come legge la mossa dei suoi colleghi? «È il gesto ultimo di chi sa di aver partita persa. La moratoria è solo un motivo in più per allontanare e non risolvere il problema. Meraviglia ancora che se ne parli, anzi che si perseveri in una richiesta cosi fuori dal mondo. E di cosa dovremmo occuparci: solo di spread o di tasso di sconto? È dovere morale del Parlamento mettere sul piatto della discussione le questioni civili, la vita quotidiana».   Cosa rischia il Pdl non affrontando un tema cosi delicato? «Chiedendo uno stop si commettono tre errori fondamentali. Il primo è quello di imporre una linea di pensiero, cosa questa che spetta solo alla coscienza personale. Io rispetto le opinioni ma non deve essere imposta nessuna forzatura. Il secondo è quello di regalare una partita cruciale alla sinistra su un tema che non le appartiene». E il terzo? «È quello di non leggere i tempi, battendosi per una battaglia di “retroguardia”. Cosi come si sono battuti gli oppositori del divorzio e dell’aborto». Berlusconi da che parte sta? «Dico una cosa per capirci: se qualcuno trova, in questi vent’anni, una sola frase detta da Berlusconi contro le questioni sui diritti civili gli offro una cena. Berlusconi ha fatto un partito, e io l’ho replicato nel Veneto, dove mai un dibattito etico avrebbe creato divisioni. Mai sarebbe stata imposta una linea di partito dura su questi temi». Al centro del dibattito c’è anche la questione dei finanziamenti pubblici ai partiti. I 150 emendamenti presentati che vanno a svuotare il ddl Letta. Cosa pensa del possibile “indietro tutta” del Governo? «Anche questa è l’ennesima battaglia di retroguardia. Non mi meravigliano le frenate in special modo su questo argomento (dal 2017, il ddl dovrebbe cancellare i rimborsi pubblici, sostituendoli con il 2 per mille su base volontaria sulla dichiarazione dei redditi e con una serie di pesanti detrazioni per i contributi privati, ndr). In questi anni ne abbiamo viste tante.  L’abolizione del finanziamento pubblico è un dato di fatto. Occorre superare l’anomalia italiana ripensando a una nuova forma di partito». C’è chi però, come Sposetti (Pd) - storico tesoriere del Ds - a Bianconi - tesoriere Pdl, vede nel decreto un possibile pericolo per la democrazia... «Queste sono cavolate. Non mi sembra che negli Stati Uniti o in Inghilterra (dove solo il partito di opposizione prende il finanziamento pubblico) ci sia un pericolo democratico. È necessario rivisitare il concetto di partito. Io sono vent’anni che sottolineo la necessità di un comitato elettorale di tipo anglosassone». Si spieghi meglio. «In italia si continua a impostare i partiti sul modello pesante che il Pci ha importato dall’Unione Sovietica. Un modello poi copiato anche da tutti gli altri, dal Movimento Sociale al Partito Liberale, fino alla Dc, creando un apparato composto da circa 400 mila persone. In Italia il numero di tesserati è il 15% dei votanti mentre negli Usa neanche uno, non esistono. Nessuno ha mai pensato che ci fosse qualcosa di strano? Che ci fosse un’anomalia tutta italiana?».
autore / intelligo
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