A carte coperte: premier di tutti, legislatura costituente

22 marzo 2013 ore 13:15, Lucia Bigozzi
A carte coperte: premier di tutti, legislatura costituente
Il piano B c’è eccome. Ma B non sta per Bersani. Scenario possibile se il mandato esplorativo che il leader Pd con molta probabilità riceverà oggi da Napolitano dovesse fallire. Grasso in pole, ma non è l'unica opzione.
Nel giro di consultazioni, il capo dello Stato è stato chiaro: al paese serve un governo in tempi rapidi. Quanto basta per comprendere che l’inquilino del Colle alla fine del suo mandato non ha intenzione di lasciare l’Italia in balia della tempesta perfetta. Dunque, userà le prerogative che la Costituzione gli assegna per avviare la legislatura. Come? C’è un solo modo: puntare su un governo costituente con un’agenda di poche ma necessarie cose per il paese: dalle misure per la crescita alle riforme istituzionali. Ma la “corresponsabilità” invocata da Napolitano non è la stessa auspicata da Bersani. Il discrimine si chiama Pdl. Nel faccia a faccia col leader democrat, il presidente della Repubblica avrebbe tenuto il punto facendo intendere che l’esclusione del Pdl dal tavolo delle trattative non è stata una mossa saggia. E l’apertura al Pdl sulle riforme, pare ispirata proprio dal Colle. Se l’incarico con riserva a Bersani non porterà risultati e soprattutto i numeri in parlamento per garantire governabilità, il capo dello Stato dovrà trovare un’altra soluzione. Lo scenario ipotizzabile è quello di un premier fuori dagli schemi dei partiti, una personalità di alto profilo, identikit istituzionale, nel quale le forze politiche possano riconoscersi e col quale possano collaborare per l’agenda di governo. Per fare centro, però, servono le convergenze di Pdl, Scelta Civica e Lega visto che i grillini giocano una partita tutta loro con l’obiettivo di tornare alle urne prima possibile e puntare al 100 per cento. Il nome in pole è quello di Piero Grasso, ma non è l’unico. Qui le carte sono copertissime. E comunque non si esclude che la seconda carica dello Stato possa entrare in gioco con un mandato esplorativo. Perché il nodo da sciogliere sono i numeri in Parlamento, quei numeri che Napolitano vuole vedere nero su bianco. Se da Pdl e Scelta Civica arrivano segnali di disponibilità, anche nelle file leghiste si ragiona su un approccio più morbido: i maroniani sembrano possibilisti ma c’è da superare le resistenze dei pasdaran. Nel Pd la situazione è in movimento: c’è la componente dialogante che non vuole tornare al voto (veltroniani, lettiani ed ex margheriti) e quella più oltranzista, vicina alla sinistra vendoliana. Ma pure tra i piddì di comprovata fede bersaniana si fa strada l’idea che il muro contro muro porti solo a sbattere. E tra i giovani turchi c’è anche chi – a mezza bocca – ammette che il fallimento di un mandato a Bersani provocherebbe un effetto-domino dentro il partito. Affrontare una campagna elettorale scaricando tutte le colpe sui grillini potrebbe essere un azzardo. Renzi attende, vorrebbe capitalizzare nelle urne il massimo risultato col minimo sforzo: eppure sa che di fronte a un’emergenza che riguarda il paese stare lì a dosare il misurino delle convenienze politiche potrebbe rivelarsi un boomerang. Anche per lui. Un cerchio difficile da “quadrare”. Tra poche ore Napolitano indicherà la rotta ben sapendo che la partita di oggi si intreccia inevitabilmente con quella di dopodomani: la sua successione al Colle.
autore / Lucia Bigozzi
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