Cattaneo (sindaco di Pavia): “Contraffazione: la nostra guerra per difendere il Made in Italy”

22 novembre 2013 ore 11:17, Lucia Bigozzi
Cattaneo (sindaco di Pavia): “Contraffazione: la nostra guerra per difendere il Made in Italy”
“Tutelare il brand Made in Italy è la nostra battaglia in Europa”. E’ l’obiettivo del sindaco Alessandro Cattaneo, forzista, anzi come lui si definisce “diversamente berlusconiano” che da Pavia rilancia la necessità di portare a casa l’approvazione del Regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo. A Intelligonews ne spiega le ragioni, facendo le pulci all’Europa  “germanocentrica”Sindaco Cattaneo, se le dico la parola Europa come la declina da amministratore? Mi viene subito in mente il patto di stabilità… (ride, ndr), ma è deformazione professionale… Mi viene in mente anche lo sforzo che stiamo cercando di fare su molte materie. Una per tutte: uniformare, salvaguardare le tipicità territoriali  andando verso una prospettiva d’insieme. Economie locali nel contesto europeo, mica facile di questi tempi… Insieme all’europarlamentare Lara Comi ho portato avanti un tema molto sentito dai territori che unisce sensibilità che avvertono i comuni con quelle di fare un percorso strutturato come quello della tutela del Made in Italy. Su questo però c’è un blocco dei paesi del Nord Europa guidati dalla Germania che si oppongono all’indicazione di origine dei prodotti mentre i paesi del Sud rivendicano l’approvazione del Regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo. Europa matrigna? Come se ne esce? Da sindaco dico che per noi è molto importante la tutela dei nostri marchi. In Anci abbiamo sviluppato progettualità e siamo impegnati molto sulla legge anti-contraffazione. A Pavia abbiamo messo in atto interventi mirati per affrontare la piaga del commercio abusivo operando su un doppio canale: da un lato l’azione di contrasto che ci ha permesso insieme alla polizia locale di sequestrare in un anno oltre cinquemila prodotti contraffatti; dall’altro una campagna di sensibilizzazione con il contributo determinante del settore del commercio. Non può negare però che l’Europa viene percepita dai cittadini come un’entità molto distante e su questa percezione si stanno infilando spinte antieuropeiste. Grillo cavalca il tema, ma anche Berlusconi con Forza Italia sembra puntare su questo ‘nervo scoperto’. Qual è la sua valutazione? Al di là di quello che pensa la politica, guardiamo cosa pensa la gente. In  tutti i sondaggi l’Italia è considerata un paese ‘euro-sostenitore’ convinto. Io avevo 18 anni nel periodo massimo di filo-europeismo. Oggi bisogna chiedersi perché questa consapevolezza si è andata indebolendo. Che risposta si dà? Si avverte sempre più l’Europa della finanza e dei numeri, più che l’Europa dei popoli e dei valori condivisi. Il problema è la mancanza di un idem sentire che ci fa stare insieme. Ci sono poi declinazioni locali: nel caso della tutela del Made in Italy, vero brand del nostro paese, una delle eccellenze italiane apprezzate in tutto il mondo, è chiaro e naturale aspettarsi che la questione venga accolta e garantita a livello europeo. Come sindaco penso che non dobbiamo mettere in discussione la nostra adesione all’Europa ma le modalità di adesione. Non un’adesione passiva ma convinta e consapevole rivendicando la tutela di caratteristiche per noi imprescindibili, anche alzando la voce. Non mi ha risposto su Grillo e Berlusconi. Grillo dice no all’Europa senza se e ma; Berlusconi dice: stiamo in Europa in modo diverso. Berlusconi è stato il primo a prendere una posizione sulla politica di austerità imposta dalla Germania e quando lo ha detto tutti sono insorti gridando allo scandalo. A distanza di un anno, tutti ammettono che la visione di uno stato produttore e gli altri consumatori è sbagliata. Fondi europei: è l’Italia che non riesce a beneficiarne oppure è l’Europa che non si fida dell’Italia? Diciamo che siamo anche noi che non sempre usiamo al meglio i fondi europei. Perché? Lo dico da amministratore: l’Europa chiede una pianificazione accurata e dettagliata, noi abbiamo una cultura della pianificazione meno marcata rispetto all’impostazione anglo-sassone che prevale a livello europeo. Diciamo: un 70 per cento nostra responsabilità, un 30 per cento responsabilità dell’Europa. Lei da sindaco ha utilizzato i fondi europei per sostenere progetti locali? Io sono riuscito a fare molte cose attraverso l’Anci. L’uso dei fondi europei è meno consistente per noi del Nord e più diffuso al Sud. Devo dire che tra tutti, l’ente che sentiamo più vicino è la Regione. Spending rewiev: Renzi dice che occorre sottoporre le Regioni a una cura dimagrante per ridurre costi eccessivi e sprechi. Che ne pensa? Che le Regioni abbiano bisogno di un’azione di riforma è verissimo. Io da sindaco devo testimoniare un ottimo rapporto con la Regione Lombardia, così come altri colleghi sindaci lo hanno con l’Emilia Romagna, ma si sta parlando di eccellenze, penso ad esempio al campo della sanità. Mi rendo conto che la mia è una visione parziale: la Lombardia ha circa 7 milioni di abitanti ha un livello di efficienza molto elevato e garantisce una possibilità di dialogo diretta. Ogni provincia ha i propri consiglieri regionali e c’è un rapporto diretto tra territori ed ente. Probabilmente hanno meno senso enti che insistono su territori che hanno 300mila abitanti e in questo senso penso che un accorpamento tra le regioni sia doveroso in tema di contenimento dei costi. Ma non è tanto un problema di questa o quella regione quanto di buone pratiche, buona o cattiva amministrazione. Il punto è far convergere il sistema nel suo insieme su modelli che funzionano.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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