Alibaba: la Civetta svela la “scatola cinese”

22 settembre 2014 ore 11:38, intelligo
Alibaba: la Civetta svela la “scatola cinese”
di Luca Lippi
E’ comprensibile la curiosità che c’è dietro il debutto in Borsa della società ALIBABA, forse per molti un po’ meno comprensibile l’enorme successo del collocamento. Per questo ci siamo noi che, come nostra abitudine, favoriamo la comprensione anche per i non addetti ai lavori, e quindi vi apriamo “la scatola” cinese. L’operazione di collocamento è una semplice “operazione di routine” che ha assunto i contorni di un evento per due motivi. Il primo motivo è sempre più raro il collocamento di nuove realtà, importanti al punto tale da giustificare l’accoglimento in un mercato ufficiale. Il secondo motivo è legato al volume di dollari mosso e al marketing operato dagli istituti collocatori (banche) che guadagnano su ogni singolo contratto sottoscritto. Chi è ALIBABA? Alibaba è una piattaforma di collegamento per le imprese cinesi, nello specifico è un intermediario di prodotti “made in China”. E’ un colosso da 632 milioni di utenti e nella scatola Alibaba c’è la scatola Taobao (società simile a e-bay), poi ancora Aliplay (che è il sistema di pagamento sicuro, copiato dal più noto Pay Pal) ed infine l’altra scatola è Weibo (un social network come ce ne sono tanti, troppi!). Quello che è menzionato come il “padrone di tutto”, il sig. Ma Jack, non è altro che il padre (insieme ad altri 17 collaboratori) e solamente il terzo azionista del gruppo, i reali proprietari e “conduttori” sono SoftBank Corporation (34,4% delle azioni) e Yahoo Inc. (22,6% delle azioni). Alibaba è un clone (come ce ne sono tanti in Cina che inventano poco e niente) di Amazon, e-Bay e Pay Pal con una spruzzatina di Google, di cinese c’è solamente l’utenza. Di fatto Alibaba è semplicemente un intermediario che mette in contatto acquirenti e venditori, un bazar in buona sostanza. Il suo successo è dato non dalla particolare perspicacia dell’inventore, ma dal fatto che la “scatola” Taobao al suo interno, permette ai commercianti di vendere senza pagare commissioni mentre pagano la pubblicità a Alibaba se credono di doversi distinguere da altri venditori. Taobao è la piattaforma per i piccoli commercianti, mentre Alibaba per i grandi marchi mette a disposizione Tmall (altra scatola) dove la commissione sulle transazioni esiste ed è percepita come canone annuo. Un sistema per non appesantire fiscalmente il prezzo di vendita. Nel 2012 il volume d’affari di Taobao e Tmall ha superato 116 miliardi di euro (Amazon ed e-Bay insieme non sono riusciti a fare altrettanto). Alibaba fa anche microprestiti e questo significa mettere le basi per una banca, e qui si fa ghiotta l’opportunità per i mercati. In conclusione, Alibaba sbarca in America; come tutte le novità (il mercato non ama la staticità) incuriosisce e offre un’opportunità nuova, un’alternativa. Le quantità di dollari mosse sono esagerate e ha più i contorni di una bolla come quella di Tiscali (ricordate?) che una vera e propria fucina di guadagni smodati. Il mercato del commercio elettronico non è un mercato che ama le lotte al ribasso, raramente entra in concorrenza, piuttosto trova alleanze e “fa cartello”, quindi è più l’ampliamento di una nuova lobby che una vera e propria opportunità per il Mercato. Sintomatico il fatto che dell’operazione ne parli esclusivamente la stampa generalista e col naso turato qualche organo di stampa specializzato, nel mondo del commercio elettronico qualcuno mortifica addirittura l’operazione, gli esperti del settore rispondono “Alibabachi?” … dunque tutto procede nel solito moderato disordine.
autore / intelligo
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