Dl lavoro, Polverini (Fi): “Non voteremo un provvedimento stravolto. Tra Damiano e Sacconi, Renzi come farà? Alla Saltamartini dico..."

23 aprile 2014 ore 14:42, Lucia Bigozzi
Dl lavoro, Polverini (Fi): “Non voteremo un provvedimento stravolto. Tra Damiano e Sacconi, Renzi come farà? Alla Saltamartini dico...'
Appena uscita dal vertice del gruppo parlamentare, Renata Polverini, parlamentare di Fi ed esponente della Commissione Lavoro, a Intelligonews anticipa la posizione che il suo partito terrà in Aula. Ma svela anche i retroscena che agitano la strana maggioranza di Renzi: a cominciare dal “gioco” di Ncd. Segue messaggio alla sua ex collega Barbara Saltamartini, oggi portavoce degli alfaniani.
Onorevole Polverini, ci dica subito le ultime news dalla riunione sulla posizione di Fi. «E’ la posizione che in parte avevo anticipato venerdì nel corso della discussione generale. In quell’occasione, ho rivendicato il contributo di Fi sulle correzioni a un testo nell’ambito di una discussione molto profonda che c’è stata in Commissione Lavoro dove abbiamo ascoltato tutti i soggetti interessati. Ma le cose sono cambiate». In che senso? «L’esponente di Ncd, Pizzolante, non aveva mai presenziato alle riunioni della Commissione e quando è arrivato si è reso conto dei passi avanti fatti attraverso alcuni emendamenti ha assunto un atteggiamento non di merito ma di mero preconcetto politico scatenando alle 23 una discussione anche poco elegante. A quel punto abbiamo preso atto della spaccatura profonda dentro la maggioranza, confermata ieri anche dalla riunione coi ministri Poletti e Boschi e la decisione del governo di porre la fiducia sul decreto. Evidentemente, immaginiamo che il punto di mediazione stia nelle successive modifiche al Senato». Ma lo votate o no? «No. Non intendiamo votare un provvedimento che arriva al Senato per essere di nuovo stravolto. Non solo, ma tornando alla Camera rischierebbe addirittura la decadenza considerato i tempi stretti e quelli della campagna elettorale. Il problema vero è che questa maggioranza non ha i numeri…». Renzi dovrà con-cedere di più alla minoranza Pd o agli alleati, Ncd e Sc? «Il dl lavoro ha reso più evidenti le divisioni nella maggioranza, ricordo cosa successe col decreto sull’occupazione giovanile del ministro Giovannini o sul provvedimento relativo alle ‘dimissioni in bianco’. Su quest’ultimo punto era stata trovata una soluzione che tenesse insieme le esigenze di tutela delle donne e quelle delle imprese, ma il provvedimento è stato affossato al Senato con la scusa della delega sul Lavoro. Adesso accade lo stesso col dl Lavoro. Vorrei fare una domanda a Renzi…». Quale? «Come pensa di mettere in campo provvedimenti importanti quale quello del lavoro che è una priorità per il paese, con due Commissioni presiedute da due personalità che hanno una visione totalmente opposta su questi temi, come Sacconi e Damiano? Al di là dei numeri, il punto è che c’è una diversità di vedute profonda tra i due ex ministri e credo che sia impossibile trovare un’intesa. Non solo: Renzi è costretto a spendere la sua carica di mediazione all’interno del suo partito al punto che quando arriva al confronto con gli alleati ne ha esaurito gli effetti. Non dimentichiamo che Ncd ha spettacolarizzato il dissenso, ma anche Sc ha una posizione molto critica: quando è stato conferito l’incarico al relatore, Ncd è uscita dall’Aula e Sc si è astenuta». La sua ex collega Saltamartini (Ncd), l’accusa di aver fatto asse con la minoranza Pd in Commissione, sostenendo gli emendamenti di quello che è stata ribattezzata la “lobby della Cgil”. Cosa risponde? «Rivendico la mia storia di sindacalista. Io ho cercato di trovare una soluzione che potesse andare bene come andava bene al gruppo di Fi, che fosse un punto di incontro tra le esigenze dei lavoratori e quelle delle imprese. Se non ricordo male, Saltamartini militava nella Destra Sociale, che per quanto ne fossi a conoscenza io, aveva la medesima visione sui diritti dei lavoratori. Ricordo inoltre che il suo capocorrente di allora che si chiamava Alemanno, fino a quando non è stato sconfitto alle amministrative, era l’unico nel Pdl che dialogava con le organizzazioni sindacali. Mi domando come la Saltamartini abbia potuto militare in quella componente che aveva una visione molto diversa da quella che oggi lei mostra. Io non devo rispondere a nessuno, forse è lei ad essere in contrasto con la politica che praticava fino a poco tempo fa». Torniamo al suo partito Le parole di Bondi certificano il fallimento del progetto di Fi? «No. Capisco che in questo momento con i sondaggi che ci danno in risalita ma comunque distanti dalle percentuali di qualche tempo fa, ci sia un po’ di scoramento. Bondi forse certifica a tutti noi il suo stato d’animo, ma non credo possa certificare il fallimento di alcuna politica, tanto meno di Berlusconi che dopo vent’anni è l’unico in grado di rimettere in discussione le campagne elettorali». In un ragionamento di prospettiva, Bondi ipotizza un sostegno a Renzi e invita a una riflessione dopo il voto di maggio. State per entrare nella maggioranza di Renzi? «Forse Bondi si è un po’ distratto, perché finora Renzi sta facendo molte parole e pochi fatti, con provvedimenti oltretutto scritti male. E che in qualche modo caratterizzano la politica del Pd di Bersani. Quello che vedo io è che noi non ci dobbiamo lasciare impressionare, dobbiamo dare un messaggio chiaro alla gente perché un governo o lo si sostiene o si sta all’opposizione. Noi, in questa fase particolare, abbiamo scelto responsabilmente di sostenere le riforme istituzionali che non hanno nulla a che vedere con le scelte politiche del governo. Su tutto il resto stiamo convintamente all’opposizione. Non possiamo di certo immaginare di sostenere Renzi, lo abbiamo fatto e siamo tornati indietro».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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