Buon Natale ai cristiani perseguitati. Non vanno dimenticati proprio ora

23 dicembre 2014 ore 10:25, Americo Mascarucci
Buon Natale ai cristiani perseguitati. Non vanno dimenticati proprio ora
Papa Francesco lo scorso anno ci ha ricordato che il Natale non è una “fiaba sdolcinata” ma un mistero di sangue;
non si può infatti scindere la nascita di Gesù dal mistero della sua passione, morte e resurrezione. Perché il bimbo nato nella grotta di Betlemme aveva il destino già segnato, veniva al mondo, povero fra i poveri, per morire sulla croce. Dio si era fatto uguale all’uomo, assumendo la condizione mortale proprio per presentarsi all’umanità e salvarla dal peccato, una salvezza resa possibile dalla morte più atroce, la morte di croce, supplizio che i romani riservavano agli schiavi che osavano ribellarsi. Con questo non dobbiamo rinunciare alla gioia del Natale, né privarci delle suggestioni che questa festa ci offre. Anche perché, comunque, il mistero cristiano culmina proprio nella gioia del Cristo risorto. Ma sarebbe certamente sbagliato guardare più agli aspetti formali del Natale che a quelli sostanziali. La sostanza, piaccia o no è proprio nel legame indissolubile fra il Natale  e la Pasqua. Questa riflessione è sicuramente ancora più attuale oggi di fronte alle sofferenze che vengono impartite ai cristiani in varie parti del mondo. Gesù nasce per morire e ancora oggi quel bambino nato a Betlemme oltre duemila anni fa continua ad essere perseguitato, in Siria, in Iraq, in Nigeria ed in altri paesi del Medio oriente come dell’Africa dove il fondamentalismo islamico sta tentando di cancellare il cristianesimo attraverso il terrore e la devastazione. Tutto questo avviene nell’indifferenza di un occidente che dovrebbe professarsi cristiano e che invece combatte l’Isis unicamente per i propri interessi economici. Quello stesso occidente che per mesi ha ignorato gli appelli che giungevano dalle comunità cristiani della Siria e dell’Iraq, con l’invito a diffidare di quei ribelli che dicevano di combattere per liberare il loro paese dai regimi. Oggi l’Isis è diventato un pericolo per tutti grazie anche all’ingenuità dell’occidente e all’appoggio di Paesi che, solo apparentemente, fanno finta di combattere il terrorismo, vedi la Turchia. Quando Papa Francesco si è recato in visita ad Istanbul il mese scorso e ha invitato il governo turco a collaborare nella lotta al terrorismo si è sentito rispondere da un arrogante Recep Erdogan che “se c’è il terrorismo dell’Isis, la colpa è del regime di Damasco” quindi dell’odiato nemico Bashar al Assad. Dei cristiani massacrati e perseguitati non importa a nessuno; l’occidente teme di veder compromessi i propri interessi economici e commerciali nel Medio oriente a causa dell’Isis, mentre i paesi arabi sono troppo impegnati a garantirsi l’egemonia politica fomentando la lotta fra sciiti e sunniti (Turchia e Siria da una parte, Iran e Arabia Saudita dall’altra). E allora che vadano pure a farsi ammazzare quegli “infedeli” che ancora credono nella croce. Ecco perché questo Natale, forse più di tutti gli altri, non può essere considerato una fiaba sdolcinata, correndo dietro a tante scenografie suggestive che nemmeno trovano riscontri nei Vangeli. E’ giusto festeggiare il Natale perché la venuta del Salvatore è sempre una grande gioia, ma non ci si può soffermare sugli aspetti esteriori dimenticando il vero significato del mistero natalizio. Non dobbiamo lasciarsi affascinare dalla luce delle comete, ma dobbiamo saper riscoprire la luce in Gesù stesso, luce del mondo, Dio che si fa uomo, il Verbo principio di tutto che si è fatto carne, come ci ricorda anche San Giovanni nel Vangelo del giorno di Natale. E dobbiamo soprattutto ricordare che quel bambino che nasce fra i canti di giubilo viene al mondo per soffrire, una sofferenza visibile ancora oggi, anche e soprattutto  in quei tanti cristiani che continuano a pagare il prezzo della loro fede e con i quali, pur nella gioia, non possiamo non sentirci in comunione nella sofferenza attraverso il bambino adagiato nel presepe. Buon Natale.  
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