Sulle unioni civili è scontro totale

23 febbraio 2015 ore 13:48, Americo Mascarucci
La discussione sulle unioni civili entra sempre più nel vivo. Nei giorni scorsi nella
Sulle unioni civili è scontro totale
Commissione Giustizia del Senato dove si sta discutendo il disegno di legge presentato dalla senatrice Monica Cirinnà si è assistito ad un duro scontro fra i fautori del testo e le associazioni in difesa della famiglia, convocate in audizione per esprimere il proprio punto di vista. A giudicare dalle cronache apparse sui giornali parrebbe che i difensori della famiglia tradizionale contrari alle unioni di fatto, ma soprattutto alle nozze gay, abbiano un po’ ecceduto con i toni fino a disegnare scenari apocalittici, ipotizzando che il via libera al testo in discussione possa addirittura aprire il campo, non soltanto alle unioni fra persone dello stesso sesso, ma anche alle unioni multiple e fra specie diverse. Insomma la polemica è decisamente forte e quindi anche certi toni accesi sembrerebbero starci tutti. La materia senza dubbio è complessa e non può certo essere affrontata con superficialità. Tuttavia se è opportuno non eccedere nei toni non si possono nemmeno sottovalutare i possibili rischi derivanti da un’eventuale stravolgimento della legislazione sulla famiglia. Questo perché, piaccia o no, la famiglia è sempre stata la cellula fondante della società: anzi, proprio la società italiana si è specificatamente formata su una articolazione di tipo familiare. Diversi psicologi sono arrivati a sostenere che la società contemporanea sia impazzita e sia arrivata a divorare se stessa proprio nel momento in cui l’istituto della famiglia ha perso di valore e concretezza. Qualcuno ha affermato che dietro la logica che ispira il disegno di legge sulle unioni di fatto, si nasconderebbe in realtà la stessa logica che guida l’Isis, una logica di distruzione e di morte. Paragone certamente forte, diciamo pure improponibile, ma se ricondotto nei giusti termini è evidente come “l’eutanasia della famiglia” a lungo andare, rischi di produrre anche il collasso della società. Una società senza più punti di riferimento, valori condivisi, affetti, priva del minimo concetto di solidarietà. Come si può pensare di essere solidali verso gli altri, vedi ad esempio gli immigrati, nel momento stesso in cui non sappiamo essere più solidali nemmeno con chi compone il nostro stesso nucleo familiare? Mariti contro mogli, figli contro genitori, famiglie allargate dove si rischia pure di perdere la cognizione dei legami parentali. In tutto questo che c’entrano le unioni civili? C’entrano nel momento stesso in cui vanno ad alimentare quella cultura del provvisorio contro cui si è scagliato più volte anche papa Francesco. Nel mondo di oggi nulla è definitivo e stabile, tutto è precario e anche la famiglia, che invece è sempre stato l’esempio lampante della solidità e della stabilità degli effetti, sembra condannata all’omologazione culturale. E allora, poiché anche il matrimonio oggi sembra diventato un prodotto usa e getta, da consumare e rottamare quando si considera ormai scaduto, ecco che sempre più frequentemente ci si converte alla cultura del provvisorio, ossia il semplice legame di coppia slegato da qualsiasi vincolo di carattere religioso o giuridico. Poi però ci si rende conto che non è possibile vivere sotto lo stesso tetto senza poter godere di determinati diritti e allora, anziché regolarizzare il rapporto attraverso il matrimonio, si trova più utile e congeniale regolarizzare il provvisorio. E questo ovviamente tanto per le coppie etero che scelgono di convivere che per quelle gay. Ecco, forse quando si parla di “logica di morte” e si arriva quasi ad evocare l’Isis, forse ci si riferisce molto più semplicemente a quel tentativo, evidente e palese, di “normalizzare” la società, di ricondurre tutti ad un pensiero unico dominante, cercando di “eliminare” tutto ciò che è di ostacolo a questa opera di normalizzazione; ecco così che il matrimonio diventa un istituto superato e si preferisce dare sostanza e sviluppo alle unioni civili, cioè alla provvisorietà degli affetti, in base al presupposto che tanto nulla è eterno, tanto meno l’amore,e non è più nemmeno necessario restare insieme per il bene dei figli. Ecco spuntare una società tipicamente  nazi-buonista che con il nobile tentativo di riconoscere diritti a tutti, finisce con il penalizzare quelle coppie che fra mille difficoltà ed enormi sacrifici decidono comunque di sposarsi regolarmente e mettere su famiglia; non sembrano essere più loro il modello da sostenere ed incoraggiare, bensì quelle che preferiscono uniformare la precarietà lavorativa con quella affettiva, fino a far perdere ai figli i punti di riferimento naturali, il padre e la madre. Ovviamente nessuno sta dicendo che lo Stato debba chiudere gli occhi e far finta che le unioni civili o quelle gay non esistano, però la logica che sembra ispirare i legislatori particolarmente sensibili a regolare questa materia appare quasi capovolta rispetto alla realtà; non è più la famiglia tradizionale il modello da seguire ma è questa stessa che appare ogni giorno di più condannata ad uniformarsi alle diverse forme di unioni. Un capovolgimento della realtà che, spiace dirlo, finisce con l’anestetizzare la società fino a far sembrare la stessa società “figlia di nessuno”.
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