QE, Rinaldi: "Da ieri la Bce è una banca part time. Cosa cambia per l'italiano medio"

23 gennaio 2015 ore 16:12, Lucia Bigozzi
antonio rinaldi“Da ieri la Bce è una banca part time al 20 per cento”. Non ci gira intorno Antonio Rinaldi, economista, professore straordinario di Economia Politica presso la Link Campus University di Roma e docente di Finanza Aziendale presso la “G.d’Annunzio” di Chieti-Pescara, che nell’intervista a Intelligonews spiega i pro e i contro per le tasche degli italiani dopo l’avvio dell’operazione QE. Cosa cambia per il cittadino medio? «Cambia avere sulla propria testa degli impegni superiori rispetto a prima». Ci spieghi. In che senso? «Nel senso che finora avevamo capito che esisteva una Banca centrale europea che avrebbe provveduto al sostegno di tutta la costruzione dell’area euro, ivi compresa l’assistenza ai debiti pubblici. Da ieri, invece, sappiamo che la Bce è una banca part time al 20 per cento. Infatti, con molto stupore, la solidarietà tanto invocata dai grandi sostenitori dell’euro è venuta meno, visto che il presidente della Banca centrale europea ha fatto sapere che gli acquisti a sostegno dei titoli pubblici dei vari Paesi saranno per l’80 per cento garantiti dalle rispettive Banche centrali». In concreto, per l’Italia che succede? «Succede che se la Bce comprerà titoli pubblici nell’ottica di sostegno al nostro debito, l’80 per cento del rischio sarà riversato sulla Banca d’Italia. Non si capisce, pertanto, perché ci sia l’euro quando in genere questa è prerogativa essenziale di uno Stato sovrano che conserva la propria moneta. Non solo, ma tutto ciò ancora una volta disvela che le imposizioni volute dalla Germania sono, inequivocabilmente, quelle di non condividere eventuali rischi, ma di prendere solo i benefici dell’unione monetaria posta come condizione imprescindibile alla costruzione europea». Torniamo ai conti correnti delle famiglie e alle tasche degli italiani. Ci saranno vantaggi o svantaggi? «Nell’immediato, dal punto di vista prettamente pratico nelle tasche degli italiani non cambia nulla, se non l’aumentare delle garanzie che lo Stato italiano deve dare alla Bce per la sua quota dell’80 per cento per eventuali acquisti di titoli nell’ambito del programma del Quantitative Easing. Paradossalmente, se dall’attività della Bce sui titoli italiani ne dovesse scaturire una perdita, l’80 per cento di questa sarà reperita, inevitabilmente, o con l’aumento di tasse o con il taglio della spesa, visto che – notoriamente – essendoci l’euro la Banca d’Italia non può stampare moneta». Ma si parla di mutui più leggeri per le famiglie. E’ così? «Attenzione: qual è la finalità di Draghi? Rialzare al target del 2 per cento il tasso di inflazione previsto per l’Eurozona. Dubito che se si riuscisse a raggiungere tale obiettivo, i tassi riescano in futuro a mantenersi su questi livelli, considerato che siamo in deflazione». Il QE sarà operativo fino al 2016. Poi cosa c’è da aspettarsi? «Non mi porrei di questi problemi perché l’operazione QE di Draghi, sempre per soddisfare le esigenze tedesche, doveva necessariamente avere un termine temporale. Averlo fissato al settembre 2016 è già un enorme successo, poi Dio provvederà… E’ un po’ come Renzi che ha dichiarato di voler governare fino al 2018 ma ogni mattina quando si sveglia non sa se è ancora capo del governo».
autore / Lucia Bigozzi
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