Gaza, il filosofo Fusaro: "È un genocidio. L'Onu? Ormai è solo un nome"

23 luglio 2014 ore 15:26, Adriano Scianca

Gaza, il filosofo Fusaro: 'È un genocidio. L'Onu? Ormai è solo un nome'
L'Onu? È un nome, non un fatto, non conta nulla. Gli Usa? Credono di essere stati chiamati da Dio a governare il mondo. Il conflitto di Gaza? È un genocidio e l'antisemitismo non c'entra nulla. Il filosofo Diego Fusaro assume una posizione molto netta sui principali temi di politica internazionale. E sul suo collega Vattimo dice: “Ha ragione, è assurdo che queste dichiarazioni vengano stigmatizzate da tutti mentre quelle di Bernard-Henri Lévy vengano osannate”.

Fusaro, che idea si è fatto del conflitto in corso a Gaza?

«Più che di conflitto parlerei di genocidio. Ed è curioso che si continui a utilizzare la memoria storica per giustificare questo massacro».

A cosa si riferisce?

«Al fatto che Auschwitz venga continuamente utilizzato per giustificare le politiche di Israele. Ma così le vittime muoiono una seconda volta. Io credo che si possa essere contro le politiche di Israele e allo stesso tempo contro l'antisemitismo. È il mio caso ma è anche il caso di Vattimo, per esempio».

Lei condivide le parole del filosofo torinese?

«Certo. Sono parole dure ma che colgono nel segno. È assurdo che queste dichiarazioni vengano stigmatizzate da tutti mentre quelle scandalose di Bernard-Henri Lévy compaiano sul Corriere della Sera e vengano osannate. Questo dà la misura del tasso ideologico di questa guerra».

Il giornalismo italiano come esce da questa guerra?

«Tutto ciò che si legge è pilotato. Si punta l'attenzione su fatti minori e si tace quando dei ragazzi palestinesi vengono colpiti mentre stanno tranquillamente su una spiaggia. Per carità, bisogna essere solidali con tutte le vittime, di qualsiasi gruppo, ma mi sembra che l'informazione non sia corretta quando titola sulla soppressione dei voli all'aeroporto Ben Gurion anziché sui bombardamenti israeliani».

Anche Hamas però non è esattamente un'associazione di beneficienza...

«Certamente. Ma ricordiamoci ciò che spiegava già Sartre: di fronte alla violenza imperialista, i popoli reagiscono secondo la logica della resistenza, con i mezzi che hanno a disposizione».

Gli organismi sovranazionali come Onu e Ue lanciano continui appelli, ma non è che ottengano molti risultati...

«Questi organismi sono del tutto inesistenti nella migliore delle ipotesi e asserviti agli interessi americani nella peggiore. Il territorio europeo è costellato di basi americane, logico che l'Ue non intervenga mai contro gli interessi statunitensi».

E l'Onu?

«L'Onu non ha alcuna voce in capitolo. L'Onu è solo un nome, non è una realtà».

Se Onu e Ue sono inefficaci, la politica internazionale di domani su chi dovrebbe fare affidamento?

«Io credo che l'Europa debba abbandonare l'Ue. Bisogna uscire dall'incubo eurocratico e creare una unione di Stati sovrani che adotti una linea alternativa rispetto alla special mission statunitense, guardando semmai all'Eurasia. Gli Usa si considerano “l'unica nazione indispensabile” (Clinton, 1997), credono di essere stati “creati da Dio per governare il mondo” (Romney, 2012)».

Voltare le spalle agli Usa, quindi. Per guardare dove?

«Bisogna valorizzare geopoliticamente il multipolarismo. È per questo che la Russia di Putin viene demonizzata e accerchiata di sempre nuove basi Usa».

 
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