Legge di stabilità, Marcon (Sel): “Le spese militari? Dieci miliardi di sprechi, vi spiego io come si risparmia…”

23 ottobre 2013 ore 12:18, Lucia Bigozzi
Legge di stabilità, Marcon (Sel): “Le spese militari? Dieci miliardi di sprechi, vi spiego io come si risparmia…”
“E poi sugli F35, il ministro Mauro non ha ascoltato il parlamento…”. “Dieci miliardi in tre anni da riconsegnare al Paese tagliando la spesa militare”. “Manovra improduttiva. E’ un pannicello caldo senza effetti significativi per imprese e lavoratori”. Giulio Marcon, parlamentare e capogruppo di Sel in Commissione Bilancio sta spulciano le carte economiche di Palazzo Chigi alle quali contrappone la ‘sua’ spending review messa nera su bianco nel libro “Sbilanciamo l’economia. Una via d'uscita dalla crisi". A Intelligonews spiega dove e come tagliare. E quanto risparmiare, soprattutto alla voce “spese militari”. Con una postilla critica sul ministro della Difesa…
Onorevole Marcon, legge di stabilità instabile per effetto? «E’ una legge sbagliata. Di fronte a una crisi così grave e a una sofferenza sociale così diffusa, c’era bisogno di una legge che proteggesse le fasce più deboli, rilanciasse l’economia e mettesse in campo misure vere per il lavoro. Questa manovra, invece, è un pannicello caldo. I soldi per abbattere il cuneo fiscale sono soldi buttati, nel senso che non produrranno effetti significativi né per le imprese né per i lavoratori». Quali sono i capitoli sui quali Sel darà battaglia in parlamento? «Su quello che c’è e non va e su quello che non c’è. Giusto risparmiare sulla spesa pubblica quando è improduttiva, ma è sbagliato bloccare i contratti per i dipendenti pubblici ancora per un anno, così come prevedere in manovra un taglio di 1 miliardo e 150 milioni sulla sanità tra il 2015-2016. Noi insistiamo per ridurre la spesa militare». Lei ha già scritto una contro-spending review e alla voce ‘armi’ individua una fonte consistente di risparmio. Faccia esempi e numeri. «Noi calcoliamo un miliardo e mezzo in tre anni di risparmio solo sulla spesa per gli armamenti. Poi ci sono 4 miliardi  da recuperare attraverso la riforma delle forze armate». Cioè l'equivalente dell'Imu sulla prima casa. Di cosa si tratta in concreto? «Parto da un fatto. Nella legge di stabilità di quest’anno è stato contabilizzato un investimento di oltre 5 miliardi per l’acquisto di navi da guerra nell’arco dei prossimi dieci anni, ma pur sempre di 5 miliardi si tratta. Nello specifico, pensiamo che in tre anni si potrebbe arrivare ad un organico delle forze armate di 120mila unità a fronte degli attuali 180mila: non si tratta di licenziare ma di accompagnare nel tempo l’uscita del personale e bloccare il turn over. Abbiamo 7mila soldati impegnati all’estero in missioni di pace, poi ci sono sistemi di difesa dei confini della nazione che potrebbero essere ottimizzati e compresi all’interno degli strumenti messi a disposizione dall’Unione europea: a fronte di tutto ciò non si capisce perché continuare ad avere forze armate così numerose». Quanto costa il capitolo armamenti? «Occorre tagliare sulle armi. Legge delega approvata nella scorsa legislatura prevede un risparmio molto limitato di circa 20mila unità a fronte delle 60mila che proponiamo noi nel comparto forze armate. Il punto, però, è che la legge dice che i soldi risparmiati dal taglio del personale vengono utilizzati per l’acquisto di armi, cioè non c’è riallocazione delle spese. Siamo arrivati a 10 miliardi l’anno per l’acquisto di armi, dagli F35 ai sommergibili U202». Sta dicendo che in tre anni si potrebbero riconsegnare al paese 10 miliardi di euro? «La cifra complessiva è quella e non vedo perché, di fronte a un paese in difficoltà, non si debba prendere in considerazione questa voce di risparmio». E perché, secondo lei, non è stata considerata dal ministero della Difesa la possibilità di intervenire di più per ottimizzare e razionalizzare le risorse? «C’è una resistenza molto forte da parte delle gerarchie militari, c’è poi il business delle armi, Finmeccanica è un colosso dell’industria militare e tende a difendere gli investimenti finora programmati. A questo si aggiunge la pigrizia al funzionamento della pubblica amministrazione in particolare del settore militare che si arrocca su una posizione difensiva anziché aprire una riflessione sulle esigenze vere». Ma il ministro Mauro aveva fatto intendere un cambio di passo. Che valutazione ne dà? «Noi esprimiamo un giudizio molto negativo e pensiamo che su questioni specifiche quali quella degli F35 e la legge delega, abbia operato male e con scarsa trasparenza». A cosa si riferisce? Si spieghi meglio. «Faccio un esempio: ad oggi non sappiamo e non abbiamo ancora potuto visionare i contratti-tipo di acquisto dei cacciabombardieri F35 per i quali si spenderanno 14 miliardi nei prossimi 15 anni. Abbiamo chiesto di visionarli ma non abbiamo ancora avuto risposta. Vogliamo sapere come avvengono gli acquisti. Non solo: il 27 settembre scorso il ministero della Difesa ha acquistato 3 F35 nonostante vi siano due mozioni approvate tra giugno e luglio alla Camera e al Senato nel quale si chiede al governo di sospendere l’acquisto degli F35 in attesa di un approfondimento da parte delle Camere proprio sui costi. Il ministro Mauro ha dato l’ok per l’acquisto bypassando l'indicazione del parlamento: ecco perché parlo di scarsa trasparenza». Sul dossier armi è possibile che in parlamento si formi una maggioranza alternativa alle larghe intese? Penso a M5S e parte dei deputati Pd che con voi avevano lavorato per stoppare l’acquisto degli F35. «Proporremo una convergenza unitaria ai 5Stelle e ai deputati Pd che si sono mostrati sensibili su questi temi tra i quali la la cancellazione del programma degli F35. Ci muoveremo dentro una logica unitaria di accordo. Del resto abbiamo già lavorato insieme, anche sul Trattato internazionale sulle armi, e possiamo continuare a farlo». La stabilità del governo Letta potrebbe saltare su un cacciabombardiere, come accadde per Prodi? «Non credo avverrà sulle spese militari. Piuttosto la legge di stabilità è un sicuramente un punto di scontro anche dentro la maggioranza: cuneo fiscale, Trise sono i nodi delle divisioni tra Pdl e Pd».
autore / Lucia Bigozzi
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