Malan (Pdl): «Saccomanni? Un ministro dell'Economia non è un ragioniere, né un dittatore. La Merkel non funzionale all'Italia»

23 settembre 2013 ore 12:28, Marta Moriconi
Malan (Pdl): «Saccomanni? Un ministro dell'Economia non è un ragioniere, né un dittatore. La Merkel non funzionale all'Italia»
«Se Saccomanni dà le dimissioni per protesta le dà contro se stesso», perché «non basta limitarsi ad una semplice gestione  ragionieristica dei conti». Così Lucio Malan, questore del Senato per il Pdl, commenta la minaccia di dimissioni del titolare di via XX Settembre. Dall’intervista concessa ad IntelligoNews trapela la linea dura del Pdl e il suo no netto all’eventuale aumento dell’Iva.  Piuttosto il problema è «dove trovare le risorse». La maledizione del ministro dell’Economia. Saccomanni minaccia di non accettare altri compromessi. Tenuta del governo a rischio in questo modo? «Non sono per nulla decisive le sue dimissioni, perché Saccomanni è lì in quanto tecnico. E il requisito per essere tecnici non è quello di essere stati votati… e la bravura  è un’altra cosa. Se lui non accetta di fare quello che deve, è perfino doveroso che se ne vada». E il dato oggettivo del limite sforato del 3 per cento nel deficit 2013, a pochi mesi dall’uscita dalla procedura europea, non è un elemento che basta a far riflettere il Parlamento? «Era ed è lui il ministro dell’Economia. Di certo non io. Per cui se dà le dimissioni per protesta le dà contro se stesso». Ma Saccomanni ha dato l’ultimatum: basta compromessi è il suo messaggio. «E’ il ministro di un Paese democratico, dove non c’è alcun dittatore e tantomeno il ministro dell’Economia è un dittatore. Se lui ritiene che gli facciano fare cose sbagliate, ha tutto il diritto di lasciare». Da Tremonti a Siniscalco: fine dell’illusione del rilancio e ritorno delle finanziarie lacrime sangue. Pronti ad assumervene la responsabilità? «Il problema è dove trovare le risorse. Se si è capaci solo di prendere delle voci e a casaccio e di ridurle, il ministro dell’Economia potremmo sostituirlo tranquillamente con un ragioniere. Ricordo che l’unico ministro ad essere citato direttamente nella Costituzione è quello di Grazia e Giustizia. A me pare che, specialmente un tecnico, dovrebbe offrire idee per contribuire a dare un assetto diverso all’amministrazione dello Stato e rendere produttiva qualche risorsa in seno. E non limitarsi ad una semplice gestione  ragionieristica dei conti. Un esempio:  in circa 4 mesi in cui Saccomanni è stato ministro dell’Economia quante proprietà pubbliche sono state vendute? Credo neanche una. A me non risulta niente. Suppongo che la responsabilità sia in primis sua. E’ più sua che del Parlamento». Ma Letta gli ha confermato la fiducia… «Se non c’è altra via che alzare altre tasse per ridurne alcune dico serenamente che questa via, francamente, non ci trova d’accordo». La caduta del governo appesa all’aumento dell’Iva, dunque? «Sì, c’è il rischio. Di sicuro è un aspetto importante. Solo in nome di un’astratta stabilità, non si può sacrificare questo punto. Se crediamo nella democrazia, crediamo anche che i governi possano camminare. La stabilità sì ma facendo le scelte giuste, altrimenti non è fondamentale». Come legge la vittoria della Merkel in Germania, anche alla luce dell’Italia? «La Merkel si è meritata la vittoria, perché ha difeso con grande efficacia gli interessi del suo Paese in Europa. In questo momento la politica economica e monetaria dell’Ue è funzionale agli interessi della Germania, dell’Olanda, e di qualche Paese vicino ai tedeschi. Non è funzionale agli interessi italiani». Sostanzialmente vincono oggi i partiti che tutelano gli interessi nazionali? «Solo il nostro provincialismo e la sudditanza culturale rispetto alla Germania, pensate un po’, ci fanno scambiare il Paese della Merkel con l’Europa. Certe misure non ce le chiede l’Europa, ma la Germania. Angela ha fatto bene per sé, ma a discapito nostro. E pensare che c’è in Italia chi favorisce quella politica che, in sostanza, agevola la Germania innanzitutto. Dobbiamo pensare prima a noi e poi a loro forse».
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