ANNIVERSARI. L'altra Resistenza, quel Salvo che salvò 22 italiani

23 settembre 2013 ore 17:36, intelligo
di Franco Ceccarelli.
ANNIVERSARI. L'altra Resistenza, quel Salvo che salvò 22 italiani
In una società, quale anche quella italiana di oggi, in cui il valore di una persona viene giudicato, principalmente, dalle dimensioni del portafoglio, non stupisce che uomini meritevoli di essere, invece,  costantemente ricordate per la loro levatura morale, vengano, anno dopo anno,  dimenticate dalle masse, per rimanere patrimonio solo di sempre più sparuti gruppi di nostalgici “addetti ai lavori” che, in alcuni casi, per di più, sono obbligati a ciò più per dovere che per ragionato trasporto. Oggi è sfuggito alla stragrande maggioranza degli italiani, il 70° anniversario della fucilazione di Salvo d’Acquisto, il brigadiere dei Reali Carabinieri che, il 23 settembre 1943, sacrificò scientemente la propria vita per salvare quella di 22 ostaggi innocenti che stavano per essere fucilati dai tedeschi. Si trattava di  una delle tante rappresaglie dell’esercito occupante contro cittadini italiani inermi e incolpevoli. E, nel caso, erano veramente incolpevoli essendo i due militari tedeschi che il comando germanico voleva vendicare rimasti uccisi, assai probabilmente, per la loro stessa inesperienza nel maneggiare delle bombe a mano italiane trovate abbandonate nella campagna di Palidoro. E in quei giorni, in tutta Italia, di armi italiane abbandonate ce ne erano veramente tante. D’Acquisto, nemmeno ventitreenne, era vice brigadiere della stazione RR. CC. di Palidoro, vicino Roma. Reduce della Libia, ferito di guerra, affetto da malaria, responsabile, giovanissimo, di una tenenza dei carabinieri in un momento assolutamente eccezionale della storia italiana, appresa la notizia della retata,  raggiunse il comando tedesco assumendosi la colpa di un attentato che non c’era mai stato. Morì fucilato, da solo, salvando 22 persone. A fronte delle tragedie di quella guerra, un morto in più, conterebbe anche poco, nella squallida iugulatoria delle statistiche ma, nell’ottica della situazione italiana di quel momento, il suo gesto assume un valore morale pari, se non superiore, a quello di una grande battaglia vinta. E come tale, e per questo, dovrebbe esser ricordato, ancora oggi, non solo come esempio di valore militare, ma come esempio per ricordare, a tutti, il valore civile del sacrificio per il bene comune. Anni fa, parlando con due adolescenti proprio di Salvo d’Acquisto, resili edotti di chi stessi parlando, allorché illustrai loro il gesto del carabiniere mi risposero, in coro, “ammazza che scemo!”.  In un epoca di individualismo esasperato, quello che un tempo era  il “bel gesto”, determina anche tali reazioni. Forse è il caso di preoccuparci veramente e non sarebbe inutile, se volessimo individuare una precisa data in cui nacque la resistenza italiana, pensare a quel 23 settembre di 70 anni fa.  A Porta San Paolo combatterono esercito e popolo; a Palidoro, da solo, combatté e vinse, un carabiniere di 23 anni. Sarebbe bello che quella vittoria, non sparisse nell’oblio della storia, con lo sparire delle generazioni che vissero quell’epoca.
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