Le partecipate, Renzi e il “parlamento parallelo” delle seicento nomine

24 febbraio 2014 ore 12:15, intelligo
Le partecipate, Renzi e il “parlamento parallelo” delle seicento nomine
di Luca Lippi
La rottamazione deve partire dalle partecipate, è l’unica carta a disposizione di Renzi nel breve termine (nel quale deve giocarsi la credibilità) su cui può costruire un barlume di continuità. Fondazioni bancarie prima di tutto e a seguire Eni, Enel e Terna. In argomento fondazioni bancarie, un barlume di speranza si accende grazie alla presenza di Roberto Perotti, che è il coordinatore del gruppo di lavoro sulla spesa pubblica della segreteria del neo primo ministro. Perotti è indicato come nuovo commissario alla spending review. Venticinque anni fa, la riforma bancaria prevedeva l’entrata nel capitale degli istituti di credito degli enti. Luigi Zingales (Bocconiano, economista e già promotore “innocente” del movimento Fermare il Declino) e Roberto Perotti già nel luglio del 2012 dalle colonne de IlSole24Ore denunciavano il rovescio della medaglia delle Fondazioni bancarie. Queste sono “una rete fittissima di clientelismo a monte e a valle … per ingraziarsi il potere politico, acquisire consenso, e distribuire prebende” il tutto nascosto dietro il velo dell’opera meritoria di finanziarie volontariato e cultura. Riguardo le partecipate pubbliche, sempre Roberto Perotti denunciava i bonus corrisposti al top management, mai retribuiti sotto il massimo previsto dal contratto. Stiamo parlando di circa 13.5 milioni di euro per l’intera compagine dei consigli di amministrazione delle 29 partecipate del Tesoro, di cui 2 milioni destinati ai 18 amministratori cui il contratto prevedeva un premio di produttività. Ora bisognerà vedere come Perotti riuscirà a incedere fra le sabbie mobili della politica italiana, da fuori siamo capaci, chi più chi meno, a sentenziare tutti. Certamente la buona volontà non è processabile, ma a giudicare dalle evidenze … Massimo Sarmi, Ad di Poste Italiane, frana con Gianfranco Fini nella possibilità di sedere sulla poltrona di Telecom Italia. Un altro in vista di dorato prepensionamento è l’Ad di Terna Flavio Cattaneo che è rimasto orfano di sponda politica, sorretto da Ignazio La Russa rimasto fuori dalla scissione del PdL e quindi senza “capacità contrattuale”. Il famoso premio quest’anno è stato corrisposto a Fulvio Conti (uomo Enel di Bersani) in corsa senza dover perdere di vista la poltrona (pare sia destinato alla riconferma). Luigi Roth di Comunione e Liberazione è favorito alla conferma in Terna da Angelino Alfano, tuttavia voci insistenti lo vedono sostituire Franco Bassanini alla presidenza di Cassa depositi e Prestiti. Alessandro Pansa sostiene dall’interno di Finmeccanica la collaborazione di Gianni De Gennaro, di fatto confermando se stesso e lo stesso De Gennaro alla guida di Finmeccanica, tuttavia la questione è complessa in conseguenza di ombre sulla nomina, all’origine, di De Gennaro. Angelo Rughetti, supporter di Renzi è intenzionato a suggerire di valutare i manager attraverso una società specializzata indipendente; lo scopo è di determinare i risultati operativi conseguiti dalle partecipate, in conformità dei quali stabilire l’opportunità di premiare o riconfermare le poltrone. Sarà anche il caso di stabilire la metodologia (sfugge a Rughetti) da seguire nella valutazione che non può fermarsi semplicemente a valutare i risultati all’interno del mandato. Le strategie commerciali hanno bisogno di “respiro” per essere valutate, spesso i risultati (positivi o negativi) si concretano all’interno del mandato del successore, un po’ come succede nelle legislazioni di governo. Riuscirà Renzi in tre mesi insieme ai suoi volenterosi collaboratori e consiglieri a ricavare una buona liquidità “riformando” da subito a partire dalle nomine delle partecipate? Parliamo di 600 poltrone, è un Parlamento.
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