Il cuperliano Bordo: “Renzi metta la faccia nel governo, Serracchiani surreale”

24 gennaio 2014 ore 14:46, Lucia Bigozzi
 
Il cuperliano Bordo: “Renzi metta la faccia nel governo, Serracchiani surreale”
Messaggi a Renzi, Letta, Serracchiani su governo e Italicum. Stoccate a Grillo e a Salvini. Nella conversazione con Intelligonews Michele Bordo, parlamentare dem di ortodossia cuperliana, rilancia le richieste della minoranza su temi strategici per il destino del governo, ma anche per quello del numero uno del Nazareno…
Onorevole Bordo la governatrice renziana Serracchiani chiede le dimissioni del ministro bersaniano Zanonato. Che succede nel Pd? «Penso che sarebbe stato molto più utile che la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia chiedesse al ministro Zanonato di lavorare insieme per trovare una soluzione alla vicenda Electrolux che riguarda il futuro di molti lavoratori anziché lanciarsi in questa richiesta che passa per ragioni che appaiono politiche e non territoriali: non si è mai visto un presidente di Regione che chiede le dimissioni di un ministro dello stesso suo partito». Cosa c’è dietro allora? Il problema è politico? Siete alla resa dei conti? «Spero che questa richiesta non sia alla base di un ragionamento politico che non avrebbe niente a che fare con il tema specifico delle difficoltà dello stabilimento. Io preferirei che fosse sciolto il nodo del rapporto tra Pd e governo. Sono tra quelli che pensano che tra logoramento continuo ed elezioni siano meglio le elezioni, a meno che il Pd non decida in modo chiaro di mettere la faccia nell’azione di rilancio del governo che a questo punto non può essere solo la rideterminazione dell’agenda delle cose da fare ma anche il rafforzamento della compagine di governo che non può passare solo dalla sostituzione di alcuni ministri, dal momento che l’esecutivo di oggi non è più quello di alcuni mesi fa: Berlusconi è passato all’opposizione e il Pd detiene la golden share». Quali sono i ministri con la valigia in mano e come dovrebbe cambiare la squadra di Letta? «Non sta a me indicarlo. Non penso però che sia solo un problema del presidente del Consiglio: i ministri non sono collaboratori del premier, stanno nel governo per svolgere una funzione politica e dunque è giusto che Letta arrivi a rideterminare la compagine governativa dopochè il Pd ha scelto di impegnarsi più direttamente nell’azione dell’esecutivo, considerato anche che c’è stato un congresso e nel Pd c’è un nuovo equilibrio». Sia più chiaro. «Faccio un esempio: è complicato che il Pd dica che tra le priorità ci sono, giustamente, le politiche del lavoro, metta in campo il Jobs Act e si chieda che questa riforma sia portata avanti da un ministro che non la condivide fino in fondo, stando alle dichiarazioni di Giovannini. Questo dimostra che per fare un serio rilancio programmatico c’è bisogno di una seria rivisitazione della compagine governativa». Sì, ma Renzi non sembra affatto intenzionato ad agevolare il rimpasto. Come la mettete? «Questo rilancio lo chiedono Ncd e Sc, noi non possiamo non considerare che una seria ripartenza dell’azione di governo passi anche attraverso un rafforzamento dell’esecutivo. A meno che il Pd non preferisca che il governo vivacchi e siccome penso che questa non è l’intenzione di Renzi e del Pd credo che anche Renzi valuterà l’ipotesi di un rafforzamento dell’esecutivo». Il leader del Pd e il premier però sembrano sempre più lontani. «Nell’ultimo periodo governo e Pd sembrano parlare due lingue diverse. Il Pd che ha la golden share della maggioranza non può fare il partito di governo e di opposizione, anche perché in passato chi ha scelto questa linea non ha ottenuto risultati. O ci mettiamo la faccia oppure faccio fatica a comprendere quale sarà il futuro dell’attuale governo». Letta punzecchia Renzi sulle liste bloccate e il conflitto d’interessi; Renzi dice a tutti che o l’Italicum è condiviso oppure si va al voto. Dialogo tra sordi? «E’ positivo che sia ripartito il tema della riforme. Sulla legge elettorale per noi ci sono due punti imprescindibili: la rappresentanza, i cittadini devono poter scegliere i parlamentari; la nuova legge deve assicurare governabilità e sapere la sera del voto chi ha vinto. L’Italicum garantisce quest’ultimo punto col premio di maggioranza ma non il primo: non possiamo più tollerare che il prossimo parlamento sia di nominati. Serve uno sforzo da parte di tutti i partiti compresa la maggioranza del Pd affinchè il testo base venga migliorato in parlamento con l’introduzione delle preferenze. Ecco perché penso che Renzi debba impegnarsi a compiere quest’ultimo sforzo». Berlusconi non le vuole. Renzi dice che se si mette mano all’impianto dell’accordo salta tutto. Le preferenze sì o no sono il grimaldello per votare col proporzionale puro uscito dalla Consulta? «Non possono esserci diktat. Non è che se si minaccia le elezioni anticipate si può impedire al parlamento di discutere e semmai di trovare il modo per introdurre aggiustamenti. Penso che esistano i margini per migliorare il testo base». Come minoranza Pd presenterete emendamenti all’Italicum in Commissione? «Non ci interessano gli emendamenti di corrente. Su un tema come questo condiviso dai cittadini sarebbe giusto che il Pd assumesse una posizione unitaria. Faccio fatica a pensare che il segretario del mio partito scelto da alcuni milioni di elettori accetti l’idea che ancora una volta i parlamentari possano essere nominati». Renzi accelera perché teme di fare la fine di Veltroni? «Credo di no. Ha fatto bene ad accelerare sulle riforme che non sono state ancora fatte perché Berlusconi ha fatto saltare il banco dopo il voto del Senato sulla sua decadenza. Oggi prendiamo atto che Berlusconi ha cambiato idea, si è seduto al tavolo con Renzi per un accordo di base sulle riforme, ora lavoriamo in parlamento per migliorare la legge elettorale». Grillo vi accusa di voler tagliare le gambe ai 5Stelle con l’Italicum ; stessa accusa di Salvini della Lega. E’ così? «Assolutamente no. L’accusa di Grillo è ridicola: lui si tira fuori da ogni ragionamento e poi accusa gli altri di voler fare una legge che lo taglia fuori. Le regole si scrivono anche con il concorso dell’opposizione ma lui ha sempre detto no. Se pensa di essere quello che tra un po’ conquisterà la maggioranza dei voti degli italiani che paura ha dell’Italicum? Sullo sbarramento sono convinto della necessità di impedire la proliferazione dei partitini che non garantiscono stabilità e servono alla moltiplicazione dei gruppi parlamentari, alla dispersione del voto. Giusto introdurre una soglia, giusto il 5% anche se penso che debba essere omogenea sia per chi si coalizza che per chi corre da solo». E cosa risponde a Salvini? «Non si può fare una norma ad hoc per la Lega così come per altri partiti. E’ assurdo pensare che si possa fare una riforma che serva per tutelare la Lega che semmai ha un radicamento su alcune regioni del paese. Adesso è cominciata la discussione, vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, prima del 29».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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