Le parole della settimana: populismo, populisti, popolo

24 maggio 2014 ore 2:14, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: populismo, populisti, popolo
Populista: l’accusa rimbalza da una sponda all’altra di un’angusta campagna elettorale europea. Populista deriva da popolo, parola nobile del nostro patrimonio culturale e genetico, sin dai tempi dei Romani che ce la lasciarono in eredità: Senatus Populusque Romanus, sintesi e quintessenza della romanità repubblicana.
Nei primi secoli della nostra civiltà, nel Medioevo, popolo era affiancato da volgo, trasposizione italica dell’altro termine latino vulgus, più basso, a volte persino in senso spregiativo. Ma anche volgo nell’italiano primitivo fu dotato di una sua nobiltà, forse anche per influenza del germanico Volk se Dante, per dare un nome alla lingua della sua poesia, la definì volgare. Oggi le cose si sono messe come ai tempi degli antichi Latini: volgare significa soltanto volgare, mentre popolare sta più su.  Ma populista… Non c’è speranza per il populista perché nella lingua d’oggi significa chi cerca consenso politico usando a questo scopo affermazioni distorte, di facile presa emotiva. Qualcosa di simile, anche se più blando, è demagògo, e qui l’ascendenza è addirittura greca: demagogòs, originariamente nel senso positivo di capo del popolo. Il grande Pericle fu un demagogòs ad Atene. Solo più tardi, dopo i primi anni della guerra del Peloponneso, quando uomini indegni si fecero capi del popolo ateniese, demagogòs venne ad assumere il significato che ha conservato fino a noi per indicare chi, per conquistare o conservare il potere, fa prevalere sul bene dello Stato gli impulsi, i desideri, le passioni irragionevoli delle masse. La demagogia, oggi come nell’Atene classica, è sorellastra della democrazia nel senso che tutte e due sono figlie dello stesso ceppo linguistico e culturale: la parola demos, che significa ancora una volta popolo: democrazia è esercitare il potere a nome del popolo; demagogia è agitare il popolo per conquistare il potere. Dal che si evince, fra l’altro, che popolo e potere sono i due poli sui quali ruota tutto l’agire politico. Così siamo tornati alla parola popolo che vanta, nel recente passato, splendori e miserie. In epoche di intensa carica ideologica, era capace di catalizzare energie, determinare schieramenti, scatenare lotte e rivolgimenti. Oggi, in fase “post-ideologica”, anche popolo, si è svuotato di forza rivoluzionaria. Dopo la breve fortuna di espressioni giornalistiche che è meglio dimenticare, come popolo della notte, popolo del calcio e altri; dopo l’estinzione persino del nazional-popolare come genere culturale, dopo la morte e l’oblio di tutti gli ismi, l’ultimo sopravvissuto è proprio lui, il populismo dei populisti. Mala tempora currunt...
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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