Campagna elettorale, i protagonisti: da Hitler a Robespierre, Stalin e… Berlinguer

24 maggio 2014 ore 2:11, Lucia Bigozzi
Campagna elettorale, i protagonisti: da Hitler a Robespierre, Stalin e… Berlinguer
E’ la storia che si ripete o è la politica che pesca nella storia? Comunque la si guardi, la campagna elettorale agli sgoccioli mai come stavolta, (tra 72 ore si vedrà quanto e a chi), ha la testa girata all’indietro.
A quel Novecento che tra rivoluzioni industriali, crisi post-crisi, sviluppo e benessere, è stato anche il secolo della grande tragedia. Paura, terrore di due guerre che hanno piegato l’Europa e l’Italia. Hitler, Pol Pot, Stalin, e ancora più indietro, alla rivoluzione francese di Robespierre … Della storia più recente, non è stato risparmiato neppure Berlinguer: tutti nel calderone delle frasi a effetto… Ah, il potere mediatico... Ma che c’azzecca con la politica, quella con la P maiuscola? Tutti i big in pista se le sono suonate di santa ragione in una corsa e rin-corsa che ha nascosto, messo in ombra o in un angolo le ragioni di un voto per l’Europa che verrà. Se nella tanto vituperata Prima Repubblica e in un pezzo della Seconda, si “guerreggiava” a suon di proposte, comprese le promesse (molte delle quali, come sempre rimaste nel libro dei sogni), oggi nell’anno di Grazia 2014 sembra tutto tornare clamorosamente indietro. Orologi rimessi all’ora del secolo buio dei folli e sanguinari dittatori: Stalin, Hitler, Pol Pot. Nella caccia al voto, si arriva perfino a strumentalizzare i lager o l’immane tragedia dell’Olocausto per evocare il terrore, per istillare il tarlo, per dire che si corre il rischio di ripiombare in quel buio. E’ come se il paese non avesse più gli anticorpi giusti e si tentasse di iniettare una massiccia dose di paura per orientare un voto che mai come questa volta, sarà strategico e condizionerà il presente di tutti noi (di questi tempi il futuro sembra così lontano e per questo indefinibile). Una comunità di 500 milioni di cittadini chiamati a dire come deve essere l’Europa dal 26 maggio in poi. Berlusconi evoca gli spettri del passato parlando di Grillo, rispolvera i discorsi di Hitler e sostituisce il nome. E sconfina pure (con un salto all’indietro) dalle parti di Robespierre. Grillo incassa e rilancia definendosi “oltre Hitlter”, agitando improbabili ghigliottine mediatiche, processi on line, condite con robuste picconate al sistema e a chi c’è dentro. Della serie: macerie. Renzi è trascinato sullo stesso terreno (o ci si fa trascinare per tenere botta al ritmo mediatico delle dichiarazioni-choc) e replica, ammonisce, avverte. Urla anche lui, come ieri dal palco di Piazza del Popolo quando ha detto che nessuno può dare lezioni di moralità al Pd e che prima di citare Berlinguer “si sciacquassero la bocca”. Linguaggio aggressivo, volgare, giocato molto sui personalismi dei leader in competizione. Le proposte politiche, invece, non si sono viste granchè in questa campagna farcita di insulti, querele e promesse di querele, molto giocata sui media e forse troppo poco tra la gente. Tutto si è accelerato, complicato, infiammato, e alla fine la situazione è scappata di mano. L’effetto-choc non solo ha oscurato le idee ma non ha neanche smosso granchè: la disattenzione al voto europeo e la distanza della gente dalla politica resta nonostante le rievocazioni di un passato da dimenticare agitato come spettro per mettere il sale sulla coda degli indecisi. L’effetto choc non ha inciso, insomma, sui due veri partiti che in questo voto faranno la differenza: astensionisti e indecisi. In entrambi i casi, percentuali a due cifre: 40 nel primo caso, 15 nel secondo. Ed è proprio tra gli indecisi – quattro milioni in numeri assoluti – che si deciderà chi nel “derby a tre” si meriterà un voto in più. Un voto che non è a Grillo, Renzi o Berlusconi, ma su quell’Europa dove ciascuno di noi vorrebbe vivere, muoversi e lavorare. Stalin, Hitler, Pol Pot sono il passato che non deve tornare mai più. Anche per questo il voto di domenica conta. Al netto dei tre “tenores”…
autore / Lucia Bigozzi
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