Quanto costerebbe l'indipendenza del Veneto?

24 marzo 2014 ore 13:34, intelligo
Quanto costerebbe l'indipendenza del Veneto?
Di Luca Lippi
L'indipendenza del Veneto assomiglia parecchio alla questione della Scozia in Regno Unito e della Catalogna in Spagna. Ma cosa diventerebbe un Veneto indipendente e che peso potrebbe conquistarsi nel mondo? Partiamo dal prodotto interno lordo. Dopo cinque anni di crisi il Pil veneto per abitante si è portato attorno ai 26mila euro pro-capite, vuol dire che ogni anno produce e vende beni e servizi per 130 miliardi di euro. Questo se il Veneto fosse solo nella richiesta di indipendenza, se invece aggregasse con se il Friuli Venezia Giulia e la provincia di Trento (Bolzano, a quel punto, immaginiamo chiederebbe di tornare all’Austria) si arriverebbe a 190/200 miliardi di euro, considerando che Friuli e Trentino hanno un Pil per abitante leggermente più alto. Questo vorrebbe dire essere cinquantottesimi nella classifica mondiale per Pil; lontanissimi dal G-20 e in “competizione” con la Repubblica Ceca. Debito pubblico. Difficile pensare ad un distacco formale da Roma senza accollarci una parte di debito pubblico (siamo sui 2100 miliardi di euro, il 130% circa del pil nazionale. Ebbene, il Veneto dovrebbe accollarsi 170 miliardi; il Nordest poco più di 230. Vorrebbe dire che la Repubblica italiana, d’un botto, porterebbe il suo rapporto attorno al 92-93% - un vero affare! -  mentre Veneto e Nordest partirebbero con un debito maggiore del Pil di circa 25 punti. Come pagarlo? Un piano di ammortamento decennale a colpi di venti miliardi l’anno lo azzererebbe, ma siccome nessuno è obbligato ad andare sotto quota 60% (quello che chiede l’Ue) , vorrebbe dire che bisogna rientrare di almeno  93 miliardi, e in dieci anni vuol dire pagare rate mensili da 7/800 milioni di euro, pari appunto a poco più di 9 miliardi l’anno. Soltanto il Veneto paga di tasse 72 miliardi, che rientrano come versamenti e pagamenti statali per circa 50. Resterebbe un free-capital nominale di circa 20 miliardi l’anno. Vorrebbe dire che i primi dieci, difficili anni, di indipendenza da Roma brucerebbero il 50% del gap attuale fra pagamenti e incassi fra Venezia e Roma. Oggi il bilancio regionale viaggia sui 13,5 miliardi (la spesa più grossa è la sanità che ne brucia quasi nove), ma con 72-75 miliardi di ricavi annui di cose se ne farebbero tantine, anche pagando quote annuali importanti del vecchio debito nazionale. Attenzione però: Venezia, e immaginiamo sempre con lei Friuli Venezia Giulia e Trento, dovrebbero automaticamente investire nella propria difesa nazionale (costa all’Italia tutta 20 miliardi l’anno, fanno 327 euro a testa l’anno, per il Nordest marciano che di abitanti fa 6.7 milioni vuol dire spendere più di due miliardi), nella sicurezza, ordine pubblico, amministrazione giudiziaria, welfare, diplomazia e via via tutte le cose che uno Stato fa. Quanto inciderebbero? Non poco, certamente. Quindi del free-capital di qui sopra resterebbe probabilmente poco. Resta una grande incognita: come si gestisce la fuoriuscita dall’Italia? La Commissione europea ha già fatto sapere a Barcellona ed a Edimburgo che se diventano indipendenti vanno automaticamente fuori dall’Unione. Potranno poi però fare una nuova domanda di ammissione che dovrà essere accolta da tutti – tutti - gli altri Stati membri. E quindi basterà il singolo voto di Italia, e/o della Spagna, e/o del Regno Unito per non accogliere i nuovi Stati nell’Unione. Allora? Non se ne fa nulla? Ognuno fa le considerazioni che crede. Ma sembrava interessante farci sopra due conti. Così tanto per vedere.  
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