Il Papa e l'ecumenismo spirituale. Ma è relativismo?

24 ottobre 2013 ore 9:20, Americo Mascarucci
Il Papa e l'ecumenismo spirituale. Ma è relativismo?
“Ecumenismo spirituale”, è questa la nuova parola d’ordine di papa Francesco rivolta a favorire il dialogo fra cattolici e luterani. Il Papa ha ricevuto in udienza una delegazione della federazione luterana mondiale presieduta dal vescovo Munib Younan, unitamente ai membri della commissione cattolica-luterana per l’unità. L’ecumenismo spirituale secondo Francesco rende possibile l’unità, pur nelle differenze. In che modo? «Nella misura in cui ci avviciniamo con umiltà di spirito al Signore Nostro Gesù Cristo – ha spiegato il Papa  –, siamo sicuri di avvicinarci anche tra di noi e nella misura in cui invocheremo dal Signore il dono dell’unità, stiamo certi che lui ci prenderà per mano e lui sarà la nostra guida». L’unità dunque muove i primi passi dalla comune preghiera e dall’identico metodo di approccio nei confronti del Signore. Poi sarà lui, una volta che vedrà tutti i cristiani uniti nella preghiera, ad indicare il percorso da seguire per accorciare le distanze. I luterani hanno salutato con favore sin dall’inizio l’elezione di Bergoglio, proprio per la sua forte volontà di anteporre la ricerca del dialogo e della comprensione reciproca, alle questioni dottrinali. Tuttavia il Papa, nel ribadire la necessità di incentivare la preghiera comune per far sì che la grazia dello spirito scenda su tutta la cristianità favorendo la riunificazione, non nasconde le enormi difficoltà che ancora dividono la Chiesa cattolica dai seguaci di Lutero. Come superare ad esempio la diversa, opposta concezione dell’Eucaristia? Come conciliare il dogma cattolico della transustanziazione (il pane ed il vino che diventano corpo e sangue di Cristo) con la teoria protestante della consustanziazione (ossia il pane e vino che pur diventando corpo e sangue di Cristo continuano a mantenere la loro natura)? E poi ancora: se per la Chiesa cattolica la remissione dei peccati può avvenire soltanto attraverso l’intermediazione del sacerdote, per i luterani non possono esistere intermediari fra l’uomo e Dio. A chi spetta l’interpretazione delle sacre scritture? Per la Chiesa cattolica spetta al Papa, ai vescovi ed al clero, per Lutero l’interpretazione sta nei testi sacri che il fedele è libero di consultare ed interpretare. Non sono questioni di poco conto. Tralasciamo la scomunica inflitta da papa Leone X a Lutero e mai revocata dalla Chiesa, tralasciamo il fatto che il clero protestante è composto anche da donne e che non esiste il vincolo del celibato per i pastori luterani, ci sono le questioni etiche che nella società odierna rappresentano un altro ostacolo difficile da rimuovere. Ogni volta che le gerarchie cattoliche in Italia, in Europa o nel resto del mondo sono scese in campo per denunciare le legislazioni libertarie degli stati (vedi le leggi in favore dell’aborto, dell’eutanasia, delle nozze gay, i provvedimenti rivolti a favorire l’assoluta ed indiscriminata libertà di ricerca nel campo della procreazione in vitro con relativa manipolazione degli embrioni umani) i luterani sono stati sempre dall’altra parte della barricata dimostrando una visione molto relativista dei valori cristiani. Su quali basi dunque può davvero concretizzarsi il dialogo e l’unità? Forse soltanto la preghiera può rivelarsi unica fonte d’incontro e di condivisione. Papa Francesco un primo passo verso la pacificazione non manca di indicarlo: “Cattolici e luterani – ha detto ancora durante l’udienza - possono chiedere perdono per il male arrecato gli uni agli altri e per le colpe commesse davanti a Dio, e insieme gioire per la nostalgia di unità che il Signore ha risvegliato nei nostri cuori". Perfetto, ma chi comincia per primo? La Chiesa a recitare da sola il mea culpa?    
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