Pd-Pdl: il condominio della politica mentre l’Europa chiede 1,5 miliardi per non sfondare il 3 per cento

24 settembre 2013 ore 9:36, Lucia Bigozzi
Pd-Pdl: il condominio della politica mentre l’Europa chiede 1,5 miliardi per non sfondare il 3 per cento
Pd con la sindrome del condominio, Pdl rispolvera le dieci domande a… non a Silvio (come Rep.) ma a Fabrizio (Saccomanni). Letta come la Merkel e viceversa al governo (largo), tranne il piccolo particolare dell’economia-treno vs l’economia-lumaca. Nella maionese impazzita della politica il frullatore si rifiuta di fare il suo mestiere perché tutto è già frullato. Restano fuori i numeri, forse perché quelli spaventano, forse perché ai quei numeri occorre dare risposte concrete e soprattutto rapide.
Un miliardo e mezzo per tornare sotto il tetto del 3 per cento altrimenti l’Europa ci rimette dietro alla lavagna e in ginocchio sui ceci; poi i miliardi per confermare la cancellazione della seconda rata Imu, non aumentare l’Iva e rifinanziare la cassa integrazione in deroga. Silenzio di giornata. Con buona pace di Letta, in tour tra il Canada e gli States per convincere che l’Italia è affidabile, credibile, appetibile per chi ha soldi stranieri da investire. Al suo rientro cosa troverà? Brunetta con l’elmetto o con l’aureola? Epifani che mette tutti in riga o i sacchi di sabbia alle finestre del Nazareno con la scritta: no pasaran (Renzi)? O ancora: ministri sull’orlo di una crisi di nervi per gli aut aut incrociati di soci di maggioranza troppo litigiosi perché troppo attenti ai voti da riconquistare e già in campagna elettorale? L’Italia aspetta, gli italiani pure. Ma quanto e cosa? Tornare al voto, vedere un governo che governa e non rinvia per reciproche ripicche delle “comari”, un premier che le “suona” agli alleati-avversari col ditino puntato e pure ai compagni di partito che si combattono tra di loro anziché dare una mano al Paese? Del resto, il governo delle larghe intese lo ha voluto Berlusconi, lo ha dovuto digerire Bersani (costretto alle dimissioni dopo il flop coi grillini) e lo ha messo in piedi Enrico Letta. Monti ha detto sì in continuità con le scelte – dolorose – dell’esecutivo dei Prof, che hanno portato l’Italia fuori dal fiscal cliff nel quale stava già con un piede. Sc ha buone idee, passo pragmatico, propensione al fare eppure paga il prezzo politico di soci pronti al Vietnam quotidiano, anzichè sminare le mine dal campo. Dopo sei mesi, Pdl e Pd pensano a tutto meno che a come far funzionare un governo di coalizione che Oltralpe, la Merkel ha portato avanti per cinque anni e ora si appresta a rimettere in pista secondo lo schema-largo uscito dalle urne. Certo, la Germania non è l’Italia ma il principio del fare nell’interesse del paese lì funziona, qua no. Veti incrociati, beghe da condominio come quelle viste all’assemblea del Pd dove l’unica cosa che sono riusciti a fare è fissare una data, il destino politico di un leader – Berlusconi - le sue vicende giudiziarie e il futuro di un partito triangolano veti incrociati tra Parlamento e Palazzo Chigi. Eccoli alcuni “rumori” di Palazzo: Sandro Bondi, coordinatore nazionale Pdl: “Questo governo è ormai simile a una nave su cui nessuno voleva salire, sulla quale tutti litigano dentro e fra i partiti e da cui tutti vogliono scendere al più presto”. Renato Brunetta, presidente deputati Pdl: “Per il bene del Paese e per la trasparenza dei conti pubblici desidero porre dieci rispettose domande al ministro tecnico Saccomanni…” Federico Gelli (Pd): “"Beppe Fioroni lancia un’idea al giorno per rinviare il congresso. Ora vorrebbe convocare di nuovo l'assemblea, dopo la figuraccia di sabato. Domani cosa si inventerà?”. Matteo Renzi(Pd): “Chi sottovaluta gli avversari commette un errore gravissimo e noi troppo spesso siamo stati arroganti, convinti di avere già vinto. Ma se noi parliamo dei problemi e indichiamo le soluzioni, possiamo vincere le elezioni”. Replica di Brunetta: “Renzi è tutto chiacchiere e mossette. Battute e nuovismo”. Oggi è un altro giorno.
autore / Lucia Bigozzi
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