Palazzo Chigi si sposta a Bruxelles

25 febbraio 2013 ore 12:32, Alfonso Francia

Palazzo Chigi si sposta a Bruxelles

Mentre l’Italia discute e litiga sulla formazione del nuovo governo e vota, l’Europa ha imposto una riforma che spoglierà il futuro esecutivo della sua più importante prerogativa: la scelta dei contenuti della legge di bilancio. Parlamento e Consiglio Europeo hanno approvato il 20 febbraio – nell’indifferenza quasi totale dei media nostrani, che hanno relegato la notizia nelle pagine interne di economia - un rafforzamento decisivo del Patto di stabilità denominato Two Pack. Si tratta di due nuovi regolamenti che rafforzano i poteri dell’Ue indebolendo quelli degli Stati: il primo provvedimento riguarda appunto il controllo preventivo sui bilanci dei membri di Eurolandia, il secondo impone nuovi meccanismi per il monitoraggio dei Paesi sotto tutela Ue per particolari difficoltà finanziarie. La regolamentazione sui bilanci obbligherà i governi a presentare alla Commissione, entro il 15 ottobre di ogni anno, il proprio piano di spesa. Se questo non rispetterà le raccomandazioni delle autorità comunitarie l’organo esecutivo dell’Ue potrà chiedere delle modifiche, pena l’avvio di una procedura per eccesso di deficit che renderà il Paese “non a norma” ancor meno indipendente nel perseguire la sua politica economica e finanziaria. L’innovazione è sostanziale, perché il controllo sul bilancio sarà effettuato ex ante e non ex post: Bruxelles studierà e valuterà il programma di spesa prima dei Parlamenti nazionali, che dovranno in pratica limitarsi a ratificare quanto già approvato – magari con qualche modifica – dall’Europa. È vero anche che la Commissione non avrà poteri di veto, quindi in teoria un Parlamento nazionale sarà libero di votare un bilancio bocciato, ma le conseguenze saranno tali da consigliare il rispetto delle regole. Secondo un comunicato diffuso dallo stesso Parlamento Europeo, la Commissione non potrà imporre cambiamenti solo per quanto riguarda salute e istruzione ma le sarà vietato pure consigliare tagli sugli interventi che mirano a sostenere la crescita. La nota non ha però specificato secondo quali criteri un provvedimento potrà essere valutato o meno “di sostegno alla crescita”, dato che in teoria tutte le voci di un bilancio mirano proprio a far crescere l’economia. Di certo la Commissione non approverà mai un programma di stimolo all’economia tramite un aumento della spesa pubblica come quello che ha permesso agli Stati Uniti di uscire dalla recessione. Il pacchetto sarà approvato dal Parlamento Europeo entro marzo e subito dopo comincerà il processo di ratifica dei Paesi membri, che si svolgerà a livello governativo e senza alcuna consultazione popolare, per essere applicato all’Eurozona a partire dal ciclo finanziario 2014. Tempi tanto stretti servono a recuperare il tempo perduto: il pacchetto era stato infatti presentato già alla fine del 2011, ma è rimasto a lungo bloccato per volere del Parlamento europeo che ha tentato, senza successo, di inserire nell’intervento legislativo la formazione di un fondo di riscatto che raccogliesse i debiti nazionali oltre il 60 per cento del Pil. Questa misura di condivisione del debito a livello continentale è stata fieramente osteggiata dai Paesi “virtuosi”, Germania in testa. Alla fine la Commissione ha ottenuto una soluzione di compromesso promettendo la costituzione di un gruppo di esperti con il compito di elaborare uno studio di fattibilità della proposta entro il marzo 2014. Se le conclusioni dovessero condurre a una proposta legislativa e se questa venisse approvata, si potrebbe arrivare alla tanto discussa emissione comune di parte del debito nazionale, ma i tempi di tale impresa (e lo strumento scelto) sono troppo lunghi per fare previsioni. Il commissario agli Affari monetari Olli Rehn ha raffreddato ulteriormente le speranze dei Paesi in difficoltà avvertendo che la mutualizzazione del debito “deve essere associata a una maggiore disciplina di bilancio e integrazione di politica economica”. Ovvero: se i Paesi del sud dell’Europa vogliono gli eurobond dovranno accettare di mettere in mano europea la loro residua indipendenza nell’utilizzo del denaro pubblico. Secondo Rehn comunque il Two Pack sarà sufficiente a impedire il ripetersi della crisi del debito che ha travolto l’Europa anche perché, ha specificato in una missiva inviata ai governi e alla Bce, si ammetterà qualche sforamento del rapporto deficit/Pil in caso di perdurante recessione. Si cercherà insomma di evitare il ripetersi dello scenario greco, dove l’intervento del dottore europeo basato solo sui salassi ha finito per distruggere le fondamenta di un’economia già malata.  
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