Il Direttore Torriero: "Renzi e dittatura democratica. Sbagliato rincorrere lo schema anglosassone"

25 febbraio 2015 ore 10:11, intelligo
Pubblichiamo la seconda parte dell'intervista al direttore Fabio Torriero sul blog di Marcello Veneziani Comunità Veneziana-InterNos 
Il Direttore Torriero: 'Renzi e dittatura democratica. Sbagliato rincorrere lo schema anglosassone'
(di Maria Cerasi e Marco Di Eugenio) Parliamo di politica. La scorsa estate, a proposito di Renzi, aveva scritto quanto segue: “La sua aspirazione è arrivare a un grande cesarismo-democratico: un governo unico, una maggioranza unica, una camera unica. Le opposizioni poi che faranno? Andranno tutte sull’Aventino?” Era stato profetico… "Basta avere dimestichezza con i meccanismi politologici. L’Italia si dibatte sempre tra governabilità e democrazia, come se la prima fosse antagonista della seconda. Noi italiani siamo assillati dalla morte del padre: abdichiamo sempre alla nostra azione soggettiva di protagonisti cittadini e cerchiamo sempre il salvatore di turno, come è successo per Mussolini, De Gasperi, Togliatti fino ad arrivare a Berlusconi. Renzi è l’ultimo di una catena che consente all’italiano medio di abdicare per delegare a un capo della Provvidenza. Su questi presupposti, sta costruendo un decisionismo democratico, portando il berlusconismo a sinistra e il PD a destra. Per quanto possa definirlo riformismo, però, Renzi rimane l’interprete più efficace e virulento del berlusconismo, di cui (per me) è l’erede". Ha ragione dunque la Boldrini quando l’altro giorno, riferendosi a Renzi, ha  parlato di “uomo solo al comando”? "Renzi sta ricreando una nuova DC attraverso il progetto del Partito della Nazione, cioè un partito onnivoro nel quadro politico. Con riforme tese a rafforzare la governabilità della coalizione vincente di turno, non sta facendo altro che rafforzare le basi per la sua governabilità. Con l’Italicum e il premio maggioranza dei seggi, avremo Camera, Governo, Presidenza della Repubblica, authority varie, Corte di Cassazione e C.S.M. decisi a maggioranza dal partito egemone. Se si aggiunge che, con la fine del bicameralismo perfetto, il Senato rimarrà come organo consultivo dei consiglieri regionali (e quindi a maggioranza renziana) il quadro è ancora più inquietante. Senza più contrappesi, non è forse vero che ci saremo ritrovati in una dittatura?" Presente e futuro del centrodestra? "Se il modello per ricostruire il centrodestra è la “Casa delle Libertà” o il PdL, si commette un grosso errore perché ormai Renzi, con il Partito della Nazione, ha già raccolto moderati, sinistra, centrosinistra e parte del centrodestra. L’alternativa al renzismo, è per forza o per amore il “modello Le Pen”. Bisogna proporre modelli e ricette uguali e contrarie a Renzi su immigrazione, legalità, sicurezza, sovranità rispetto all’Europa, euro ecc. Come stanno facendo Salvini e la Lega che hanno intuito…" Salvini, dunque, come riferimento per la ricostruzione della destra? "Salvini ha capito che non serve sommare la componente di destra e quella di centro. È uno schema perdente, perché sarebbe un rincorrere Renzi, che di fatto ha già dato vita al Partito della Nazione. L’alternativa adesso e nel prossimo futuro non sarà più la contrapposizione tra destra e sinistra, ma tra popolo e le élite o, detta altrimenti, le caste". Ma scusi, per anni ci hanno detto che la componente moderata era indispensabile per vincere e governare… "Sbagliato! Un grosso errore in questi ultimi venti anni è stato ritenere che si vince andando al centro. Al centro non ci sono i moderati, ma gli indecisi.  Per conquistarli, al contrario di quanto si pensa, occorrono progetti forti e programmi seri con identità specifiche. La convergenza verso il centro, invece, ha annacquato tutto il panorama politico, rendendo programmi, deputati e candidati leader uguali o interscambiabili. C’è stato poi un altro errore…". Quale? "Quello di rincorrere lo schema anglosassone. Ci è cascato prima Berlusconi e ora Renzi. Noi siamo figli di un’altra storia. Anzi, dirò di più: la destra sociale ha più in comune con la sinistra sociale che con la destra liberale. Così come la destra liberale ha più cose da dirsi con la sinistra liberale, che con la destra sociale. C’è poi un problema di classe dirigente: per ripartire con un progetto di destra, bisogna eliminare tutta quella classe politica fallimentare che non si è dimostrata all’altezza del suo mandato che il popolo di destra gli ha attribuito". Ripartire resettando addirittura tutta la classe dirigente? "È necessario ripartire dal territorio, puntando su giovani puliti e preparati e naturalmente su un manifesto di valori non negoziabili. Per fare questo, è necessario uscire dalla vecchia idea di sommare più partiti nella lista, perché così magari vinci ma non governi, non incidi. Come è possibile fare una legge sulla droga, sull’aborto o altri temi etici con Pannella e Ruini nella stessa coalizione? È dall’omogeneità culturale che si determina la governabilità coerente. Su questo ha fallito Berlusconi e fallirà qualsiasi centrodestra se si ricostruisce con le stesse caratteristiche". A proposito di Berlusconi, per lei è finito? "Berlusconi è politicamente finito. Può ancora servire a poltronisti vari per ritornare in Parlamento, ma ha esaurito il suo corso. Oramai è al tramonto anche sul piano culturale (e di questo ne sono molto felice) perché sotto questo profilo il berlusconismo si è sovrapposto alla destra e l’ha deviata, facendola degenerare". Cosa ha lasciato il berlusconismo secondo lei? "Sul piano politico ha lasciato un centrodestra antagonista al centrosinistra e questo gli va dunque riconosciuto. Poi, lascia l’annuncio di una rivoluzione liberale che non si è mai realizzata e tante ceneri morali. Il berlusconismo, sovrapponendosi ad un certo sessantotto, ha americanizzato il nostro tessuto sociale contribuendo a costruire quella società delle pulsioni dell’Io. Che è cosa diversa dall’individualismo liberale…" In merito a Papa Francesco, lei ritiene sia opportuno criticarlo, come fanno alcuni Cardinali ed intellettuali? "Se la critica è costruttiva, sì, va aiutato. Premesso che dobbiamo considerare la componente pauperistica del mondo da cui proviene il Papa, le critiche hanno una loro pertinenza, specialmente quando pongono le frasi di Bergoglio in relazione con la dottrina. La dottrina è per l’uomo e l’uomo è per la dottrina. La Chiesa viene presa ciclicamente da paturnie e per acquistare il consenso e rischia, come abbiamo già visto durante il ‘68, di abbracciare un’interpretazione legata troppo al mondo, che peraltro non le giova molto: non solo non si registrano nuove conversioni, ma rafforza critiche e obiezioni di chi non è nella fede o non crede nella Chiesa. Ricordo che il Vangelo deve essere il fine di ogni conversione; se si perde il Vangelo, la Chiesa diventa altro: un’agenzia, un partito o altro ancora…". I suoi prossimi progetti editoriali? "Sto scrivendo un libro che rappresenta la continuità “Delle cime e degli abissi” che è stato il racconto della mia conversione. Nel 2009 ho scritto “L’appuntamento al Vittoriale” e l’anno scorso “Ti parlo al tramonto”, che è un po’ il dialogo spirituale, la ricerca del senso della vita. Adesso, avendo vissuto un’esperienza molto forte sul piano personale, sto scrivendo “Gli angeli in pigiama”. Questo libro è legato al mio rapporto con gli anziani terminali, in un cronicario dove ho veramente toccato il regno del cielo sulla terra. Credo che raccontare quello che ho visto e ciò che ho ricevuto da queste persone, nei due mesi in cui mio padre è stato obbligato per un ictus a vivere in queste specie di camere mortuarie anticipate, vada testimoniato. Ho poi intenzione di scrivere un libro ancora più tosto di “Nazibuonisti”. Oggi, infatti, prima ancora che della politica dobbiamo occuparci dei valori".
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