Responsabilità civile magistrati, Di Pietro: “ Io "condanno" Renzi con l'aggravante. Vi spiego gli effetti"

25 febbraio 2015 ore 13:06, Lucia Bigozzi
Responsabilità civile magistrati, Di Pietro: “ Io 'condanno' Renzi  con l'aggravante. Vi spiego gli effetti'
“Se dovessi idealmente giudicare Renzi, lo condannerei per omissione di atti di ufficio con l’aggravante che essendo laureato in legge, almeno così ho letto, dovrebbe sapere di cosa si sta parlando. Invece, al ministro di Grazia e Giustizia Orlando darei l’attenuante dell’ignoranza della legge”. Politica a parte, in Antonio Di Pietro è rimasta la “vis” di una giustizia che funziona. E che non è certo quella della riforma renziana sulla responsabilità civile dei magistrati. Nella conversazione con Intelligonews, l’ex pm di Mani Pulite spiega gli effetti della legge non tanto e non solo sul versante degli ex colleghi, quanto piuttosto sul funzionamento complessivo della macchina-giustizia. È una legge contro i magistrati come sostiene l’Anm? «Al di là del fatto che sia una legge contro i magistrati, il messaggio che viene dato all’opinione pubblica è che i delinquenti in questo Paese sono i magistrati e che coloro che hanno a che fare con la giustizia sono le vittime e non, invece, coloro che devono rispondere alla giustizia su ciò che hanno commesso. Ma la questione delicata è un’altra: gli effetti deleteri che questa legge produce». Quali? «Sono effetti plurimi che sommati tra di loro renderanno la funzionalità della giustizia meno efficace e lasceranno più impuniti coloro che violano la legge. Ma andiamo con ordine…». Prego. «Primo: dal momento che ognuno che viene sottoposto a processo può denunciare il suo giudice, succede che il giudice che viene denunciato dovrà necessariamente astenersi e quindi c’è il rischio che attraverso una ripetizione progressiva di denunce senza filtro di ammissibilità, il giudizio nei confronti della persona interessata non finisca mai. Si dirà: ma allora uno che si ritiene ingiustamente perseguito dal giudice che deve fare? Già adesso è prevista la responsabilità dei magistrati, dunque questa legge non è una cosa nuova. Qual è la novità, invece?». Dica lei. «Nel provvedimento la novità è che hanno eliminato il cosiddetto filtro di ammissibilità. Mi spiego: fino a ieri tutti possono denunciare ma la denuncia passa attraverso un filtro per verificare che non sia un atto strumentale e in questo modo si evita di mettere in conflitto chi deve essere giudicato con chi lo deve giudicare. Da oggi, invece è tutto de plano». E il secondo effetto? «La chiamano responsabilità civile dei magistrati, ma è bene che la gente sappia che da sempre esiste la responsabilità penale del magistrato così come per altre categorie professionali perché se il macellaio usa il coltello non per tagliare le fettine ma per uccidere la moglie commette un reato penale o se il chirurgo in sala operatoria si accorge che sotto ha l’amante di sua moglie e col bisturi lo fa fuori non è che non risponde di omicidio. Quindi stiamo parlando di responsabilità civile, o di come la chiamano, per colpa e non per dolo e colpa grave già oggi previsti». Si spieghi meglio. «Finora succedeva che si faceva causa allo Stato e lo Stato si rivaleva sul magistrato una volta concluso l'iter di verifica, adesso si fa direttamente la causa la magistrato e lui che farà? Farà due cose. La prima: farà un’assicurazione come facciamo tutti ad esempio per l’auto, quindi cosa cambia sotto questo aspetto? Ma la cosa più interessante è un’altra e mi spiego con un esempio: l’autista dell’Atac ha l’assicurazione perché guida un mezzo pubblico; bene; e chi la paga l’assicurazione? La paga l’Atac e quindi i cittadini col biglietto o l’abbonamento. Il magistrato d’ora in poi pretenderà che sia applicata la stessa regola che vale per l’autista dell’Atac e cioè che lo Stato attivi la copertura assicurativa. Quindi questa legge di per sé produce ben poco. A mio avviso, il problema grave sono le conseguenze che il provvedimento determinerà». Lo dica con un esempio. «Al magistrato Di Pietro, cittadino qualunque di 28 anni con una famiglia appena fatta e un figlio di pochi anni, arriva l’arresto in flagranza di reato di Mario Chiesa e tutto questo ambaradan di Tangentopoli. Che fa? Fa il processo per direttissima in quindici giorni e Chiesa viene condannato a sei mesi. Ma con la legge passata ieri alla Camera, al magistrato Di Pietro chi glielo fa fare di fare indagini ad alto livello se chi magari ha i soldi piò prendersela con lui che sta facendo nient’altro che il suo mestiere? Quindi con questa legge il magistrato diventerà un notaio e farà quello che è ordinario. Nei casi di tossicodipendenti o furti va tutto bene, ma quando si va a toccare certi poteri diventerà più difficile. Ricapitolando gli effetti: denunce a catena e dunque i processi non si faranno mai; scadrà la qualità dei processi; lo Stato dovrà pagare un premio assicurativo; la giustizia funzionerà sempre meno». Ma ci sarà pure una cosa che le piace di questa legge. «L’unica cosa "esaltante" è il nome: responsabilità civile dei magistrati”. Se così si pensa di avere raggiunto lo scopo… Il messaggio che Renzi doveva dare è: finalmente anche i delinquenti devono pagare. Invece, la prima riforma della giustizia del governo Renzi è la legge sui magistrati, mentre sulla corruzione…». A proposito di norme anti-corruzione, la convince il “pacchetto” renziano? «Ma cosa sta facendo Renzi sulla corruzione? Niente, continua a fare annunci. In materia di giustizia mi trovi una legge contro la corruzione o l’evasione fiscale. L’unico provvedimento è quello sul rientro dei capitali dall’estero ma anche questo ha i suoi buchi perché se è vero che finalmente è stato sottoscritto con la Svizzera, è altrettanto vero che dovrà essere ratificato dal Parlamento e sottoposto a referendum in quel Paese, oltre al fatto che il tutto entrerà in vigore dal 2018. Per quella data chi ha i soldi in Svizzera li avrà già portati via». Allora per una volta sarà d’accordo con Salvini che definisce la legge sulla responsabilità civile dei magistrati più o meno “aria fritta”. «Salvini lo ha scoperto oggi. Io, Antonio Di Pietro, ho lasciato il mio partito che pur di restare con Renzi ha accettato questo centrosinistra. Io, invece, ho rinunciato a fare politica pur di non macchiare la mia storia personale con l’uso abnorme dell’annuncio. Qui è stata fatta una legge contro i magistrati e non contro i delinquenti. Sotto questo aspetto, Renzi ha una responsabilità enorme sul piano politico ed etico proprio per la volontà di non fare nulla di concreto ed efficace per la giustizia. Se dovessi idealmente giudicare Renzi, lo condannerei per omissione di atti di ufficio con l’aggravante che essendo laureato in legge, almeno così ho letto, dovrebbe sapere di cosa sta parlando. Invece, al ministro di Grazia e Giustizia Orlando darei l’attenuante dell’ignoranza della legge e in materia di giustizia, ovvero della non conoscenza della materia». 
autore / Lucia Bigozzi
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