Nazion(al)e malata, Massimo Fini: "Balotelli? Fosse bianco non giocherebbe mai"

25 giugno 2014 ore 12:40, Adriano Scianca
Nazion(al)e malata, Massimo Fini: 'Balotelli? Fosse bianco non giocherebbe mai'
La colpa della sconfitta degli azzurri? Della Federcalcio e del sistema calcio in generale. Parola di Massimo Fini, giornalista e scrittore che non ha mai nascosto la sua passione per il calcio. E su Balotelli dice: "Se fosse stato bianco non avrebbe più visto il campo da un sacco di tempo". Fini, chi mettiamo sul banco degli imputati per questa sconfitta? «Nessuno, tranne la politica della Federcalcio che non investe sui settori giovanili». E Prandelli? Assolto con formula piena? «Mah, vede, il livello del calcio italiano è questo. Basta vedere i nostri risultati in Champions league. La Juventus, che è una squadra poco più che modesta, nel nostro campionato domina. In questo Prandelli non ha colpe specifiche». Qualcuno dice che il ct doveva pensare più al campo che a sposare ogni possibile battaglia politicamente corretta... «Sì ma io non vedo che altro avrebbe potuto fare con un parterre di giocatori così modesti in cui il migliore ha 36 anni. Certo, ci sono allenatori migliori, questo è vero: Capello, Hiddink, Van Gaal. Ma non si può rimproverare a Prandelli di non essere Hiddink...». E per quanto riguarda Balotelli? «Molto semplicemente non è un giocatore di calcio. È uno che può risolverti una partita con un tiro da 50 metri ma per il resto non sa giocare a calcio». E allora perché gioca? Motivi "politici"? «Esiste, in effetti, questa retorica al contrario sul giocatore nero. Se Balotelli fosse stato bianco non avrebbe più visto il campo già da molto tempo. Il calcio è un gioco di squadra, soprattutto oggi, e lui non sa giocarci. Anche se, detto questo, non voglio stare qui ad accanirmi su Balotelli». La nazionale come specchio del paese in declino: questa sociologia spicciola ha un senso o no, secondo lei? «Mah, in qualche modo sì, il calcio è un fenomeno importante e tutta questa economicizzazione del calco italiano ha a che fare anche con la trasformazione della società italiana. Per dire: un conto è vedere la partita allo stadio un conto è vederla in televisione. Tutta questa tecnologia ucciderà lo sport come tutto il resto. E poi c'è tutta una piega truce che sta prendendo tanto l'Italia che il nostro calcio. Io sono stato recentemente a vedere il Barcellona al Camp Nou. Ecco, lì c'è un clima più allegro, allo stadio ma anche nelle strade, eppure la Spagna ha i nostri stessi problemi...». Ora cosa si può fare per risalire la china? «Investire nei settori giovanili. Ma è quasi impossibile, perché la sentenza Bosman ha disarticolato il calcio. Ora che senso ha tirare su giocatori del vivaio, tanto poi te li portano via subito. Il Torino, la squadra per cui tifo, si è risollevato dalla tragedia di Superga proprio investendo nel vivaio. Oggi sarebbe impossibile». E per quanto riguarda questo Mondiale, che squadre le sono piaciute e chi vede in pole? «Mi piacciono molto squadre come Colombia e Belgio. Le grandi come Argentina e Brasile fanno molta fatica, mi pare. È molto forte anche l'Olanda di Van Gaal, anche se inferiore a quella che arrivò in finale per due volte di seguito negli anni '70, in Germania e in Argentina. In quest'ultimo caso si trattò peraltro di un furto clamoroso. La vedo molto bene, potrebbe vincere, anche se io non posso tifare Olanda per motivi personali». Perché, scusi? «Perché io sono stato un grande tifoso di Ruud van Nistelrooy e ora che lui non c'è più non posso tifare Olanda».
caricamento in corso...
caricamento in corso...