La bega Imu e il rebus su produttività e crescita

25 maggio 2013 ore 10:19, Vincenzo Bassi
La bega Imu e il rebus su produttività e crescita
Non vorrei essere nei panni di Saccomanni oppure di Letta. Risolvere la bega Imu non è una cosa facile. Infatti, non si può toccare l’Imu, se non si riordina la tassazione complessiva sugli immobili (Tares, Iva, Irpef, Ires, Registro, Ipocatastali) che, da sola, vale 55 miliardi di euro. Ma non solo, la bega Imu già divide la comunità nazionale, tra chi vuole l’Imu sulla prima casa, e chi invece sui “capannoni” (o reclama una minore tassazione sul lavoro). Ecco, questa discussione è inutile e non risolverà l’emergenza fiscale.
Sarà al contrario utile una discussione sul perché dell’Imu, e, in particolare, sul perché il pareggio di bilancio e il debito pubblico rappresentano l’unico modo per controllare l’unica ossessione degli euro burocrati: l’inflazione. Occorre quindi interrogarsi sugli attuali strumenti europei di analisi economico-finanziaria. Da un lato, la solidità e il benessere di un paese non è dato solo dal Pil ma anche dal patrimonio delle famiglie; dall’altro il debito pubblico è costituito non solo dal debito dello Stato ma anche da quello privato delle famiglie, quello delle imprese, quello delle banche. Il sistema Italia non sta messo così male. Il patrimonio delle famiglie è quattro volte il debito dello Stato, mentre il debito italiano, complessivo, è il secondo in Europa, dopo la Germania. Non solo: pur mantenendo la (miope) prospettiva degli euro-burocrati, va ricordato che l’inflazione si può controllare anche migliorando la produttività di un paese. La produttività tuttavia non può prescindere dalla fiducia. Come fare? Innanzitutto, occorre pensare che la fiducia non significa voglia di “consumare”, ma voglia di “futuro”. Pertanto, è giusto pensare a vere proprie politiche economiche, che invoglino le comunità a investire sul futuro, cominciando dall’accoglienza dei figli e dei giovani. Infatti, una comunità che vuole accogliere bambini e giovani, è una comunità che ha deciso di lottare per il futuro. Da qui si innescherà un ciclo virtuoso; le famiglie torneranno a risparmiare; il risparmio delle famiglie servirà agli istituti di credito a sostenere gli investimenti delle imprese; migliori investimenti determinano una migliore produttività. In conclusione, risolvere la questione del deficit di bilancio con un’iniqua tassazione sugli immobili e senza politiche a favore della crescita anche demografica, può risultare imprudente per la tenuta della comunità. Infatti, l’Imu è un tributo che colpisce i contribuenti, in modo consistente solo perché in possesso di una ricchezza presunta (calcolata cioè sulla base delle rendite catastale). In pratica, oggi, il fisco per sopperire al suo deficit di bilancio, recupera liquidità, imponendo tributi a chi (famiglie e imprenditori), in un periodo di crisi, recupera spesso liquidità, intaccando i risparmi oppure indebitandosi. È chiaro che questi contribuenti, che già pagano tanti tributi, avvertono nei confronti del fisco un profondo senso di ingiustizia, paragonabile a quello di un saccheggio. E questo sentimento costituisce un rischio da non correre, nonostante l’Europa e l’austerità.
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