Battiato: la destra è umana o disumana?

25 marzo 2013 ore 12:34, Francesca Siciliano
Battiato: la destra è umana o disumana?
Franco Battiato, da quando fa l'assessore in Sicilia sta iniziando a debordare. Durante un concerto a Parigi per una tappa del suo tour europeo Apriti sesamo ha iniziato le sue dichiarazioni politiche a tutto tondo. Prima ha bacchettato i 5 Stelle: «Grillo sta esagerando». Il cantante non condivide l'atteggiamento del leader del Movimento 5 Stelle, né l'ideologia che lo muove.  Poi ha riservato la stilettata più violenta alla destra: «È certo che la destra italiana è una cosa che non appartiene agli esseri umani». La destra, dunque, non appartiene agli esseri umani. Ora. La destra italiana effettivamente è agli sgoccioli. È un ricordo lontano. Un'ideologia distrutta, tradita, malmenata e uccisa brutalmente. Questo è davanti agli occhi di tutti. Ma come giustificare questa caduta di stile, proprio lui, Franco Battiato, studioso e innamorato del sufismo, che ha sempre esaltato l'idea di tradizione, di cultura e di ritorno ai valori antimoderni? In Cerco un centro di gravità permanente invocava il non farsi risucchiare troppo dalle mode. Ma anche in Povera Patria, richiamandosi al concetto intrinseco e al valore dell'accezione Patria (avrebbe potuto utilizzare “terra” o “Italia”), ha dato un chiaro segnale di rispetto nei confronti delle tradizioni e dei valori conservatori. Scritta tra il '92 e il '93 – nel bel mezzo delle stragi di Capaci e di via d'Amelio, dell'intero crollo del sistema di potere avviato con le indagini di Mani pulite – volle dare un imprinting civile, che nei primi anni '90 corrispondeva, guarda caso, alla destra moderna e al contempo legalitaria. Peccato che poi venne scelta da Michele Santoro come sigla di apertura e chiusura di un suo programma. Cosa che la etichettò politicamente, ne fece fraintendere il significato. Per non parlare de L'era del cinghiale bianco: un testo teso a bacchettare la nuova società che, inevitabilmente, con l'avvento di una nuova e più moderna cultura, si stava incamminando su una strada sbagliata. La sua soluzione, dunque, era ricorrere alla sapienza e ai valori degli antenati (l'età dell'oro). Il cinghiale, infatti, simbolicamente, rappresentava la forza incontrollata, mentre nel mondo cristiano si é inserito nella religione cattolica come mezzo per mantenere la propria conoscenza. Alla luce delle recenti affermazioni parigine, nettamente in contrasto con la sua precedente filosofia, sembra quasi che Battiato sia rimasto folgorato sulla via di... Crocetta, contraddicendo addirittura tutto il suo passato. Come può innalzarsi in maniera così becera, giacobina e manichea a critico di una fetta della società in maniera quasi razzista? Sembra sia stato sopraffatto, esattamente in linea con lo stile prettamente “sinistro”, dalla sindrome di Voltaire. Quel prurito dell'ambizione troppo difficile da grattare, quella “malattia” in base alla quale si pretende di incarnare religiosamente il bene, la cultura e la democrazia. O l'Italia “giusta”, quella che voleva costruire Bersani. Se la destra non appartiene agli esseri umani vuol dire che il nuovo Battiato crede di rappreentare gli esseri umani veri.        
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