Il sistema bancario è al collasso. Ci siamo persi nel tunnel?

25 marzo 2014 ore 13:34, intelligo
di Luca Lippi
Il sistema bancario è al collasso. Ci siamo persi nel tunnel?
Il sistema bancario è ormai al collasso. La dabbenaggine di una politica troppo asservita e offesa dal ricatto perpetrato dalla finanza per aver garantito la sopravvivenza dei rappresentati delle lobby nei palazzi ha alimentato metastasi che sono la miopia, il clientelismo e l’ostinato conservatorismo mentre il mondo andava avanti ad una velocità doppia. Il malato è grave. La malattia è la principale crisi che attanaglia e soffoca imprese e cittadini. La sopravvivenza del sistema costringe il sistema a fagocitare se stesso, ed ecco Goldman Sachs e Moody’s lanciare l’allarme mentre si legano il bavaglino e mettono guanti di lattice per non lasciare impronte sulla scena del crimine. L’allarme è una sirena che suona da almeno quattro anni, di cui più nessuno nota la noia. La politica che ha i suoi problemi ignora ingiustificatamente le parole di Draghi che da presidente della BCE afferma: “Alcuni istituti avranno bisogno di fallire … se devono fallire dovranno farlo, non c’è alcun dubbio su questo”. In Europa le banche da chiudere o da ristrutturare sono un centinaio. La BCE lancerà un Warning ufficiale a novembre e da quel momento le autorità nazionali dovranno obbligatoriamente preparare i fallimenti. Non saranno fallimenti come per tutti i comuni mortali, il fallimento vero e proprio di un solo istituto di credito creerebbe un crack contagioso difficilmente assorbibile dal sistema, faranno ricadere le conseguenze sui risparmiatori riverniciando facciate e cambiando insegne. Si è accorto il risparmiatore, forse, della maximulta pagata dagli istituti di credito al fisco? Eppure non è mica stata pagata dalle banche. Con gli stress test previsti dalla BCE nel 2014 Goldman Sachs calcola che il sistema bancario dovrà erodere al Mercato fra i diciassette e i 26 miliardi di Euro per non morire di asfissia, e parla solo dell’Italia non dell’Europa. Gli istituti di credito nazionali in forte crisi sono quindici, solo per questi c’è bisogno di chiedere a Pantalone non meno di sette miliardi di Euro. Inutile fare nomi, gli scandali degli ultimi mesi li fanno individuare facilmente senza bisogno di essere esperti, e comunque un report di Moody’s segnala gli istituti nel particolare con le relative valutazioni di “Credit Outlook”. In questo documento c’è scritto chiaramente che le banche presentano indici di capitale vicini o sotto la soglia dell’8% del Common Equity Tier fissato dalla BCE. Il Common Equity Tier è il patrimonio della banca rappresentato da Utili non distribuiti e riserve escluso l’avviamento, le azioni ordinarie, le obbligazioni con scadenza residua non superiore ai dieci anni. La situazione attuale di molti istituti di credito è di non avere la possibilità di attingere liquidità sul mercato aumentando la possibilità di fallire (di fatto lo sono già) ovviamente il fallimento si trasforma nel solito intervento dello Stato e cioè Pantalone già slanato da balzelli e gabelle di ogni genere e fatta. A discolpa degli amministratori degli istituti di credito c’è da dire che il 90% della causa del disastro di un sistema (le banche italiane erano solidissime anche più di quelle d’oltre oceano) è da addebitare alle tensioni sul debito sovrano dei Paesi dell’Europa mediterranea, all’attacco sconsiderato ai BTP del 2011 e non ultimo a una politica dissennata di assorbimento del debito pubblico per il tramite delle casse del sistema finanziario privato. Aggiungere a questo le sofferenze di prestiti e mutui non pagati (previsione in salita spaventosa secondo l’analisi di ABI e Bankitalia) ha nel tempo distrutto un equilibrio secolare mettendo gli amministratori nell’imbarazzo di assumersi responsabilità solo in parte addebitabili. Che lo si voglia ammettere o no, la perdita senza la rivalutazione delle quote in Bankitalia sarebbe stata assai più importante, ma non finisce qui. Le banche chiedono che sia istituita la famosa “Bad Bank”, cioè una banca in grado di assorbire i titoli cosiddetti tossici per liberare i bilanci delle banche dal pericolo di contaminazione delle liquidità, ma questo è possibile solamente qualora vi fosse in previsione la famosa luce in fondo al tunnel, la ripresa o la semplice uscita dalla crisi, fatto del tutto espropriati di ogni ragionevole fondamento. Dunque le banche sono sotto l’attacco di Fondi Avvoltoio (sottoscritti da speculatori che non hanno la frenesia di vendere nel breve) disposti a comprare a 30 centesimi contro un Euro i titoli tossici, liquidità pronta di 30 subito cedendo crediti inchiodati ma di valore pari a 100, una perdita secca immediata di 70%. La luce non si vede di sicuro ma peggio è che non si trova più neanche la via d’uscita.
autore / intelligo
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