Mediaset, da stasera Berlusconi passa all’opposizione… e si appella ai grillini

25 novembre 2013 ore 19:14, Lucia Bigozzi
Mediaset, da stasera Berlusconi passa all’opposizione… e si appella ai grillini
Revisione del processo sui diritti Mediaset, opposizione alla legge di stabilità. E forse al governo. Silvio Berlusconi svela, ma non troppo, la strategia dei prossimi giorni: prima, durante e dopo il voto sulla decadenza. Obiettivo: restare al suo posto in Senato - punta sul rinvio del voto fissato mercoledì -, e “uscire da questa storia, voglio e devo, come sono: un cittadino esemplare che ha pagato sempre le tasse, tante tasse, e dato il suo contributo al paese”.
Battagliero ma provato – “dal 1 agosto ad oggi sto vivendo i giorni peggiori della mia vita” -, il Cavaliere non scenderà da cavallo in due mosse. No, è intenzionato a restare in sella e a dare scacco matto al re (Napolitano e Letta). La prima conferenza stampa nel quartier generale di San Lorenzo in Lucina riguarda lui e solo lui. Sfodera il “dossier” arrivato da Los Angeles e annuncia quelli in arrivo da Honk Kong e dalla Svizzera: carte con le quali i suoi legali chiederanno la revisione del processo alla Corte di Appello di Brescia e il suo partito darà battaglia in parlamento. Uno su tutti: la legge di stabilità. OPPOSIZIONE ALLA FINANZIARIA. Berlusconi non risponde alla domanda precisa ma fa intendere che la decisione seral-notturna affidata alla riunione congiunta dei senatori e dei parlamentari forzisti sulla manovra del governo aprirà, di fatto, il passaggio all’opposizione. Non anticipa per non bruciare la notizia, da navigato lupo mediatico, ma nelle pieghe del non detto incrocia lo sguardo del fedelissimo Brunetta che annuisce. Se così sarà, cambieranno gli equilibri parlamentari e se il Nuovo Centrodestra di Alfano sarà coi suoi trenta senatori la “sentinella” della stabilità del governo, è altrettanto vero che Berlusconi e i suoi hanno intenzione di andare fino in fondo alla partita, forse quella decisiva, della legislatura di larghe intese. “Non sto al governo con chi commette un omicidio politico” va ripetendo da giorni e se le parole hanno un senso, la strategia del Cav. appare chiara. DECADENZA E AULA SI' O NO. La data resta fissata per mercoledì, anche se l’ingorgo con l’approdo della legge di stabilità al Senato potrebbe far slittare i tempi. Sulla calendarizzazione del dibattito parlamentare deciderà la conferenza dei capigruppo domattina. Ma fin d’ora appare chiaro che Berlusconi in Aula non ci sarà. Anche qui, non scioglie completamente il nodo, preferisce parlare dell’intervento che avrebbe in gran parte già scritto (ma non concluso, evidentemente) qualora avesse deciso di esserci. Suspense, ma il fatto che non l’abbia già concluso fa ritenere che l’intenzione c’era ma poi ci sarebbe stato un dietrofront. Il discorso all’Aula “finiva chiedendo un’urgenza assoluta per la riforma della giustizia”. Intervento in stand by, mentre è già stata inviata a Palazzo Madama la lettera di Berlusconi con la quale chiede ai senatori del Pd e del M5S di “riflettere bene” prima di votare sulla sua decadenza, “senza anteporre interessi di parte politici e ideologici”. Usa e dosa toni soft soprattutto nei confronti dei giovani senatori pentastellati, arrivando perfino a considerare “la vostra opposizione in gran parte fondata e comprensibile” ed esortandoli a “esercitare le vostre prerogative nel rispetto degli avversari politici”. LE NUOVE CARTE PROCESSUALI. In tutto dodici testimoni, sette dei quali “nuovi” e un dossier arrivato fresco da Los Angeles. Un “affidavit” scritto dall’ex ad del Gruppo Agrama del quale secondo i giudici che lo hanno condannato Berlusconi sarebbe stato “il socio occulto”. Carte che “confermano la mia estraneità ai reati che mi sono contestati” e soprattutto il fatto che “nega che abbia mai preso soldi da Agrama”. Con il nuovo dossier, il Cav. chiederà la revisione del processo sui diritti Mediaset, in attesa che si pronunci la Corte europea dei diritti dell’uomo sulla retroattività della legge Severino. NESSUN PASSO INDIETRO. Si definisce “costretto e uso il termine tra virgolette” a restare in politica e alla guida di Forza Italia. Nessun passo indietro dunque per Berlusconi che cita i sondaggi del lunedì di Euromedia Research – “siamo al 21 per cento” – anche per evidenziare che il movimento di Alfano è inchiodato al 3,9 per cento. Insomma, senza di lui leader il centrodestra non potrà sperare di tornare a vincere le elezioni. Ci spera Berlusconi nel voto anticipato, sostenuto dai falchi e dalle pitonesse, ma sa bene che Napolitano col Porcellum ancora intatto non scioglierà le Camere se Letta dovesse cadere. E proprio sul Colle si limita all’indispensabile, ma è chiaro che i rapporti con il capo dello Stato sono ridotti ai minimi termini. “Nessuna trattativa per un salvacondotto”, a domanda risponde. E a chi gli chiede se oggi voterebbe ancora Napolitano al Colle sibila: “Non intendo rispondere”.
autore / Lucia Bigozzi
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