Ciracì (Fi): "Spero che ritorni il Berlusconi di sempre e ascolti Fitto"

25 novembre 2014 ore 17:34, Lucia Bigozzi
Ciracì (Fi):  'Spero che ritorni il Berlusconi di sempre e ascolti Fitto'
“Servono buoni consigli, non cattivi consiglieri: di fronte al disastro elettorale un gruppo dirigente deve presentarsi dimissionario”. Non è uno sfogo quello di Nicola Ciracì, parlamentare di Fi “non della prima ora ma del primo minuto”, rivendica con orgoglio, bensì la presa di coscienza che “gli elettori stanno scappando”. Nella conversazione con Intelligonews analizza il voto e dice cosa non va più nel suo partito. E su Berlusconi… Fi esce dal voto regionale fortemente ridimensionata sul piano del consenso. Di chi è la colpa? «In un Paese occidentale, un qualsiasi partito politico che subisce una sonora sconfitta, un disastro elettorale, vede il proprio gruppo dirigente presentarsi dimissionario. Chi ha il ruolo di consigliere, evidentemente, sta dando cattivi consigli. Non vi è altra via che quella dell’azzeramento delle cariche politiche e della ricostruzione di un gruppo intelligente che deve avere contatto con la realtà e contatto con il territorio: cose che sono completamente perse, e non lo dico io ma lo dice il mancato consenso elettorale». Chi e cosa ha portato alla debàcle elettorale? «Sono iscritto a Forza Italia non dalla prima ora ma dal primo minuto, quindi da venti anni. Con coerenza ho vissuto tutte le stagioni anche quelle più difficili, quelle delle traversate nel deserto, dei ribaltoni che hanno portato Berlusconi via dal governo malgrado avesse il consenso dei cittadini. Tuttavia, nelle difficoltà ci sono sempre state persone che con la leadership forte di Berlusconi hanno fatto valere le regioni fondanti di Forza Italia. Oggi, evidentemente, il gruppo dirigente non è all’altezza e stiamo facendo un danno a Forza Italia che ha diritto a continuare ad esistere e non merita di essere sballottata tra un Salvini qualunque e un partito come Ncd che non ha certo i numeri per far valere le sue ragioni. Stiamo perdendo la centralità e questo non è accettabile. Non è una questione di singole persone ma è una questione di linea politica». C’entra il patto del Nazareno? E a questo punto regge ancora o non  regge più? «Per me non ha mai retto perché Forza Italia nasce con una proposta politico-istituzionale che è quella del presidenzialismo; tutto il resto è minestra riscaldata che non fa parte del nostro dna. Aver accettato che il Senato fosse trasformato in una specie di Conferenza Stato-Regioni senza anima e accettare la logica renziana del far finta di chiudere le Province e il giorno dopo rieleggerle e riaprirle, per noi che siamo popolari, moderati e riformisti veri, tutto ciò non doveva essere accettato sin dall’inizio. Se Forza Italia vuole tornare a essere un partito, deve fare di nuovo del presidenzialismo la sua bandiera. Strano che nel gruppo dirigente nessuno lo dica… eppure questa è la nostra storia. Tutti parlano di tornare al ’94, io invece credo che dovremmo immaginare un gruppo dirigente che ci porti al 2024. Non credo che vinceremo le prossime elezioni mandando i pensionati gratis al cinema; credo che potremmo vincerle iniziando a parlare ai giovani, alle nuove generazioni; cosa che non facciamo da tempo immemore». Secondo lei, dunque, anche Berlusconi che il Patto del Nazareno lo ha siglato con Renzi ha responsabilità politiche? «Assolutamente sì. Io ho difficoltà a riconoscerlo avendolo amato e votato ininterrottamente. Spero che ritorni il Berlusconi di sempre e che soprattutto, ascolti le ragioni di Raffaele Fitto che sono giuste, fondate e vengono da chi non ha mai fatto scissioni, non pensa di fare scissioni e dimostra giorno per giorno di volere solo una Forza Italia che torni ad essere il partito della maggioranza degli elettori moderati, guardando al futuro e non al passato». Giovedì la riunione convocata da Fitto. Qual è l’obiettivo? «Rifiuto l’idea di componente. Giovedì Fitto, il parlamentare più votato d’Italia, mette attorno a un tavolo le maggiori categorie produttive, dagli edili ai commercianti, il mondo delle partite Iva, cioè il mondo che è stato per vent’anni di Forza Italia e che oggi non ascoltiamo più e probabilmente non riusciamo neanche più a farci riconoscere. Insieme a Capezzone abbiamo presentato emendamenti alla legge di stabilità che parlano a questo mondo e non ce li siamo fatti filtrare né da Renzi né da altri, esattamente come un partito qual è Forza Italia dovrebbe fare». Prima un no, poi un sì: Ufficio di presidenza prorogato a domani. Un segnale di apertura da Berlusconi? «Credo che la decisione di Berlusconi di prolungare l’Ufficio di presidenza a domani permettendo la partecipazione di Fitto e di altri parlamentari europei sia un gesto importante ma che non è bastevole. Adesso ci vogliono non nomine ma fatti concreti.  Pensare che a da passà ‘a nuttata, vuol dire che davvero non ci siamo accorti che i nostri elettori stanno scappando». Verso Salvini? «Il dato parla di una fetta di nostri elettori che scappa verso Salvini, ma aggiungo un’altra cosa: il nostro elettore sta scappando dalla delusione o verso chi fa politica sul territorio. Noi in questa fase siamo deludenti e non facciamo politica sul territorio. Cosa deve succedere ancora per una presa di coscienza generale?». Il paradosso è che Fi subisce il doppio effetto-svuotamento: a destra da Salvini e al centro-sinistra da Renzi. Cosa risponde? «Io non mi preoccuperei di Salvini che fa benissimo il suo mestiere e sono contento che prenda voti perché è stato il nostro alleato naturale. Il problema siamo noi, non gli altri. Mi auguro che tutti i partiti che fanno parte del centrodestra riprendano il consenso degli indecisi; la Lega in un momento drammatico della sua storia ha avuto il coraggio di cambiare: questo è il dato politico. Auspico che Salvini arrivi al 20 per cento ma con una Forza Italia che torni al 33 per cento». A Intelligonews il senatore forzista Aracri sostiene che Salvini non ha occupato tutto lo spazio del centrodestra. Condivide? «Salvini è in una nicchia che potrà anche allargarsi ma non è perno centrale del governo; siamo noi l’asse centrale di governo del centrodestra. Io non sono tra quelli che dicono che dobbiamo essere moderati per forza; anzi probabilmente è arrivato il momento di urlare le nostre ragioni: schiacciati dall’euro, da questa Europa, dalla burocrazia, non possiamo certo fare la politica da tarallucci e vino perché la crisi economica necessita di uno choc che si fa con la politica e noi abbiamo il dovere di lanciare una ricetta economica di centrodestra che coinvolga Salvini, FdU, Fi e Ncd quando deciderà di smettere di essere la stampella di Renzi. Dobbiamo costruire il programma del centrodestra perché prima o poi si voterà e dobbiamo essere pronti. Fitto giovedì inizia a discutere con le categorie produttive di contenuti, mentre nell’attuale Forza Italia non discute più nessuno e non si confronta più nessuno. Quindi, il problema è solo ed esclusivamente di idee, programmi e classi dirigenti; tutte cose che in questo momento ci mancano, non perché non appartengano al nostro patrimonio, ma perché siamo stanchi, probabilmente non siamo abituati all’opposizione e molti ritengono che la politica sia una cosa superflua. Invece, non può esistere un partito come Forza Italia senza la politica: è quello che ci chiedono i cittadini per risolvere i problemi. Siamo di fronte a un baratro: quindi, o coraggio o dissoluzione». E a chi vede nella riunione di Fitto l’ennesima fuga in avanti cosa risponde? «Intorno a Raffaele Fitto ci sono figure storiche di Forza Italia: c’è un patrimonio elettorale immenso e per fortuna che c’è uno come lui che fa le fughe in avanti, visto che l’attuale gruppo dirigente sta facendo fughe all’indietro. O si capisce che dobbiamo investire sul futuro o rischiamo di essere considerati inutili. Il mio non è uno sfogo, è la prima volta che faccio una dichiarazione contro il mio partito, bensì è la presa di coscienza che una storia importante come quella di Berlusconi non può certo finire in questo modo, né possiamo consentire che alcuni usino il nostro partito per darsi un ruolo che non hanno. I ruoli si conquistano con le primarie, con il consenso, con il dibattito. È finita l’epoca delle nomine e delle autonomine; oggi dobbiamo andare tutti in mare aperto e fare l’ennesima traversata come ci ha insegnato Berlusconi. Abbiamo forza e cervello per poterlo fare ma a condizione che si inizi a seguire i buoni consigli e non i cattivi consiglieri».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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