Autunno caldo, governo freddo: i cinque nodi di Letta

25 settembre 2013 ore 14:25, Lucia Bigozzi
Autunno caldo, governo freddo: i cinque nodi di Letta
Nel lessico lettiano ci sono parole buone e cattive. Buone: Stabilità, responsabilità, fare, serietà. Cattive: Iva, Imu, Cig, legge di stabilità, soldi alias coperture. All’elenco, da ieri se ne sono aggiunte altre tre “non buone” per dirla alla Andy Luotto: Telecom, Alitalia, sforamento del 3 per cento (deficit-Pil).
Parole cattive perché a queste sono appesi i precari equilibri di una larga maggioranza coi due soci principali di maggioranza – Pdl e Pd – già in campagna elettorale e per questo allenati al gioco dei veti incrociati; e il destino di un Paese che come la vicenda Telecom dice, rallenta in corsia di emergenza mentre in quella di sorpasso sta sfrecciando la Spagna, solo alcuni mesi fa a un passo dal default: vedi tasso disoccupazione e abisso tra Bonos e Btp. Distanze accorciate grazie a una cura pesante di riforme, anzitutto sul versante del lavoro. L’ultimo paradosso: il settore automobilistico ha ingranato la marcia e la Spagna ha riconquistato appeal e investitori stranieri. Parole-ossessioni per il tessitore Letta, nodi da sciogliere al suo rientro dal tour negli States per promuovere la “Destinazione Italia”. Con incognite finanziarie e incognite politiche. Eccole. Il conto che non torna ha un numero segnato col rosso: sei miliardi. Corsa contro il tempo. IVA. Scongiurarne l’aumento costa 1,5 miliardi. Il count down è scattato: mancano sei giorni al d-day del 1 ottobre. Senza coperture, l’imposta salirà di un punto. Corsa contro il tempo e soprattutto a caccia di risorse. Il tecnico Saccomanni è al lavoro ma ha già messo in chiaro le difficoltà, ribadito che gli italiani meritano di sapere veramente come stanno le cose. Legando al capitolo-chiarezza la sua permanenza alla scrivania di Quintino Sella. Pdl e Pd non vogliono che l’Iva prenda il volo ma non si mettono d’accordo su come evitarlo visto che la coperta è troppo corta. IMU. Tassa odiosa e fin qui niente di nuovo. Il Pdl si è impuntato, costo quattro miliardi e proprio ieri la Corte dei Conti in audizione a Montecitorio ha suonato il campanello di allarme: attenzione, le coperture messe nel decreto Imu non sono sicure al cento per cento. Che tradotto vuol dire: resta l’incertezza sui seicento milioni messi a posta e derivanti dalla sanatoria sui giochi (slot machine). Anche perché i concessionari finora hanno fatto finta di niente. C’è tempo fino alla metà di ottobre ma se il buongiorno si vede dal mattino… L’alternativa è la clausola di salvaguardia, contenuta nel dl Imu. Ma in soldoni significa che se le coperture previste non basteranno scatteranno i rincari sulle accise e pure sugli acconti fiscali. LEGGE DI STABILITA’- CUNEO FISCALE. Il governo ci sta lavorando e tra qualche settimana il pacchetto di misure di fine anno approderà in Parlamento. In attesa di numeri e cifre, Letta ci tiene a chiarire il concetto, anche per rassicurare Confindustria che vuole abbattere il cuneo fiscale e i sindacati che non vogliono nuovi licenziati. Messaggio politico al suo partito che voleva modulare l’Imu ma solo dopo il taglio dei costi sul lavoro. E’ finita 1 a 0 per Berlusconi e al Nazareno ancora devono digerire la “batosta”. Il premier dice che nella legge sarà centrale l’alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro e che venerdì a Palazzo Chigi c’è un Cdm “importante Cdm sulle privatizzazioni. Dobbiamo trovare le soluzioni. Un passo alla volta”. Il punto è che il tempo è agli sgoccioli e le larghe intese stanno diventando larghe divisioni. DISOCCUPAZIONE . In Germania è al 5,4 per cento, da noi al 12, 1. I giovani italiani senza lavoro sono il 39,1 per cento, nel paese della Merkel il 7,5 per cento. Certo la Germania non è l’Italia, ma non basta dirlo per colmare il gap. Anche su questo versante Letta sa di dover fare di più e meglio. I soci di maggioranza pure, ma per ora prevale il battibecco quotidiano sulla decadenza di Berlusconi da senatore e sulla data del congresso Pd (meglio l’8 dicembre o il 15?). Di questo passo, disoccupazione galoppante. TELECOM-ALITALIA. Il governo non può intervenire direttamente nella vicenda Telecom dice il premier da New York, eppure potrebbe ritrovarsi col cerino in mano sul fronte occupazionale se, in futuro, i compratori dovessero decidere che – secondo le regole del mercato – i comprati sono troppo numerosi e dunque onerosi. Complessa anche la partita Alitalia che cinque anni fa Air France voleva comprarsi lasciando nelle casse italiane 3 miliardi (accollandosi i debiti). Berlusconi rivendicò con forza “l’italianità”, disse no a Spinetta, convinse un pool di "capitani coraggiosi" a salvare la compagnia di bandiera. I "capitani coraggiosi" investirono sì, ma a ripianare il debito ci pensò lo Stato. Oggi Air France si rifà avanti ma a condizioni tutt’altro che vantaggiose per l’Italia e Alitalia: 150 milioni l’offerta del colosso franco-olandese. Nuova “grana” per Letta, ennesima parola cattiva nel suo lessico da premier.
autore / Lucia Bigozzi
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