Energia elettrica, il Governo sente le lobby ma non i consumatori

26 aprile 2014 ore 10:19, intelligo
di Stefano Sequino rinn-300x236 Traballa il principio secondo il quale chi più consuma energia elettrica più spende. La volontà del Governo Renzi è infatti quella di eliminare il criterio della “progressività” delle tariffe dalla bolletta dell’energia elettrica per cui (finora) si è di fatto premiato chi consuma meno rispetto a chi consuma di più. Ed è infatti polemica sull’impostazione del decreto legislativo che andrà a recepire gli indirizzi della direttiva europea 2012/27 del 25 ottobre 2012 sull’efficienza energetica. Il dissenso delle associazioni dei consumatori è proprio rivolto allo stravolgimento dell’attuale criterio di distribuzione dei costi dell’energia elettrica, ad oggi basato sulla “progressività” delle tariffe (più basse per chi consuma meno) e che, se smantellato, andrebbe paradossalmente a sfavore di una maggiore efficienza energetica. In effetti, eliminando il principio della progressione delle tariffe, si elimina anche il nesso tra risparmio e maggiore efficienza che richiede invece l’UE, assottigliando di fatto la differenza tra chi sperpera e chi invece cerca di contenere i consumi di energia elettrica, finora premiato da una sorta di “bonus”, nient’altro che una tariffa più conveniente. In un comunicato congiunto, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori sostengono che “le tariffe vanno revisionate ma non secondo le indicazioni delle lobby”, nella fattispecie Assoelettrica, associazione che riunisce circa 120 imprese elettriche che operano nel libero mercato fornendo il 90% dell’energia elettrica generata sul territorio nazionale. Secondo le associazioni dei consumatori, il decreto “modifica radicalmente la struttura della bolletta elettrica, eliminando la “progressività”, all’insaputa di 30 milioni di utenze domestiche e premiando chi consuma di più” oltre a precisare il fatto che non c’è stata alcuna discussione sulla materia. Oltre alla sostanza, infatti, le associazioni non hanno certo apprezzato il fatto che il decreto sarebbe stato impostato senza un preliminare confronto che i rappresentanti dei consumatori ritengono invece quanto mai necessario anche in considerazione del peso economico che le utenze domestiche rivestono nel bilancio delle famiglie. La questione comunque non è sempre di facile lettura dato che se da un lato le tariffe progressive cercano di indurre il consumatore al risparmio, d’altro lato non è detto che un più alto consumo sia sinonimo di maggiori sprechi di energia elettrica. Sarebbe infatti quanto mai opportuno poter inserire dei criteri di ponderazione delle fasce progressive di consumo (e quindi di tariffazione) che tengano conto anche del numero dei componenti del nucleo familiare senza il rischio che vengano penalizzate (come oggi accade) le famiglie numerose che fanno ovviamente registrare maggiori livelli di consumo. Se si considera il numero dei componenti familiari, ad oggi esiste uno strumento di aiuto (fornito sotto forma di sconto applicato nella bolletta) che sostiene (con uno sconto di 156 euro) soltanto i nuclei familiari con almeno 3 figli a carico e ISEE non superiore a 20.000 euro. Il decreto non tocca questo aspetto che non è certo di poco conto perché oggi, prescindendo dal reddito, le famiglie numerose sono le più penalizzate. E a ricordare che i consumatori devono poter dire la loro è stato il Coordinamento Free (Fonti rinnovabili ed efficienza energetica), associazione che comprende tra le altre, Adiconsum e Legambiente, che ha fatto sapere senza troppi giri di parole che non è accettabile che “si cerchi una scorciatoia per affrontare questioni che, per la loro importanza, richiedono un confronto preliminare con tutte le parti interessate e con gli esperti della materia”.  
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...