Gasparri (Fi): “Da Renzi non comprerei nemmeno un’auto. L’anagramma di Delrio? Deliro. Letta-Bersani, avvertimento al premier”

26 febbraio 2014 ore 19:28, Lucia Bigozzi
Gasparri (Fi): “Da Renzi non comprerei nemmeno un’auto. L’anagramma di Delrio? Deliro. Letta-Bersani, avvertimento al premier”
“No alla spremuta di vecchiette”. Che mutuato dalla proverbiale ironia del lessico gasparriano significa niente nuove tasse anche se “il governo Renzi le aumenterà”. Maurizio Gasparri, senatore di Fi e vicepresidente del Senato a Intelligonews spiega perché e cosa non gli piace del governo renziano, compreso il ministro Padoan. E sull’abbraccio Letta-Bersani profetizza il timing del sindaco d’Italia…
Senatore Gasparri, mi dica una cosa che le piace di Renzi e del suo governo. «La cosa che mi piace è che non è del mio partito così non lo devo sopportare da vicino. A me non piace». Spieghi perché non la convince, solo perché lei sta all’opposizione? «E’ tutta apparenza e annunci, è troppo cinico basta vedere come si è comportato con Letta e uno che fa così con Letta lo fa con chiunque. Non mi piace il modo di approcciare che ha e se è come ha fatto con Letta da uno come Renzi io non comprerei un’auto usato, come si diceva un tempo». E sui contenuti, l’agenda delle riforme declinata al Senato e alla Camera cosa dice? «Quali sono i contenuti?» Temi economici. C’è lo zampino di Bruxelles sulla scelta del ministro Padoan? Cosa vi aspettate da lui? «Non so se sia vero ciò che ho trovato in Rete, ma c’è un giudizio di Krugman, economista e premio Nobel, che lo critica per il ruolo che Padoan avrebbe avuto in Argentina sulla scorta di un incarico ricevuto da organizzazioni mondialiste e sostiene che le ricette che lui ha individuato per l’Argentina avrebbero prodotto effetti negativi per quel paese. Mi auguro che non sia un testo apocrifo, a volte su Internet capita, ma se fosse vero Dio ci scampi e liberi da Padoan… Non mi piacciono i personaggi che vengono da enti o organizzazioni mondialiste, avrei preferito un politico a via XX Settembre. Quindi aspetto con grande prudenza e anche con qualche pregiudizio l’operato di Padoan». Tra la gaffe di Delrio sui Bot e l’attesa sui primi provvedimenti di Padoan, teme che alla fine salterà fuori una qualche forma di patrimoniale? «Aumenteranno le tasse. La gaffe di Delrio sui Bot deriva dal fatto che si credono bravi ma non lo sono a sufficienza e anche dal fatto che comunicare non è facile. Eppoi parlano di grandi fortune e pratrimoni, ma non è che siano sterminati numericamente. Insomma, noi diciamo: no alla spremuta di vecchiette… Giocando con le parole sa qual è l’anagramma di Delrio?». Lo dica lei. «Deliro… (sorride, ndr)». Battute a parte, oggi il lettiano Francesco Boccia in qualche modo innesca il timing al governo Renzi dichiarando di temere che tra un anno si torni al voto. Condivide questa previsione? «Potrebbe essere possibile tornare a votare da qui a un anno e la prospettiva delle elezioni non la vedo drammatica ma il fatto che gli elettori scelgano col voto la considero la normalità in una democrazia. Il punto è che Renzi ha lasciato sul campo troppi morti e feriti dentro al Pd per vivere a lungo. Quelli che lui ha sterminato e ferito politicamente oggi subiscono ma domani…Boccia è uno che sta preparando le bocce per buttare giù il birillo Renzi, ci vorrà un po’ di tempo ma c’è da ritenere che succederà». L’abbraccio tra Letta e Bersani può essere il segnale che il fronte degli antirenziani sta lucidando l’artiglieria? «E’ stato un messaggio. C’è l’aspetto umano prevalente su Bersani che come ho scritto in un tweet non è riuscito a smacchiare il giaguaro ma ha vinto la sfida più importante perché col problema fisico che ha avuto ha rischiato la vita. Ieri però quell’abbraccio non era solo un atto di solidarietà, ma un messaggio a Renzi della serie: guarda che noi ci siamo. Bersani ha una storia politica lunga, rappresenta un mondo, relazioni che attraversano la storia del Pci-Pds-Ds; Letta ha uno storia diversa: uno andrà a fare un viaggio in Australia come ha detto Letta, l’altro dovrà ancora riguardarsi un po’ dal punto di vista fisico, magari smettere di fumare, ma entrambi sono in campo insieme ad altri che ieri ho sentito prendere la parola alla Camera e tra questi Fassina. Come dire: c’è una squadra di persone che sta in attesa; per ora si abbracciano e prendono atto l’un l’altro di essere vivi politicamente, ma se fossi in Renzi terrei la foto dell’abbraccio tra Letta e Bersani sul comodino e tralascerei la sensazione di onnipotenza, l’idea che con la Smart di Carbone si possa andare lontano o che con la Boschi si facciano miracoli. Ieri il messaggio a Renzi è stato molto chiaro». Sì, ma se questo è il quadro che descrive voi che garanzie avete sulla tenta del patto sulle riforme siglato tra Berlusconi e Renzi? «Lo vediamo subito: la prossima settimana alla Camera si vota la legge elettorale. Se va nel senso concordato bene, se dovessero fare altre cose lo verificheremo subito e a quel punto gli si complicherebbe la vita. La legge elettorale va fatta, poi magari si vota tra uno o cento anni dipende dai risultati del governo. Sul Corsera Ainis ha scritto che serve una legge elettorale che sia applicabile e quella uscita dalla Consulta non lo è perché richiede i regolamenti e andrebbe rifatto quello del Senato. Se domani Renzi viene assunto da Google che lo nomina manager mondiale che facciamo? Facciamo come in Ucraina, andiamo in piazza con le nostre parlamentari agguerrite con i capelli raccolti a treccia, la Santanchè con la treccia come la Timoshenko? Una legge applicabile va fatta e bisogna averla sempre pronta». Ma tra Alfano e i montiani l’Italicum potrebbe cambiare veste? «L’estintore va tenuto pronto dietro al vetro. Tutti si augurano che non ci sia l’incendio anche se l’incendio è un evento infausto le elezioni la normalità in democrazia. La prossima settimana alla Camera dobbiamo avere la legge elettorale approvata, poi magari non si vota su bito e Renzi è in grado di camminare sulle acque ma da questo non si prescinde. Che poi approvare l’Italicum non vuole dire andare al voto cinque minuti dopo, vuol dire avere l’estintore pronto dietro al vetro».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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