Rcs e Rai, Massimo Fini: "Berlusconi eroderà lo spazio per il libero pensiero. Perché lasciai Mondadori"

26 febbraio 2015 ore 12:19, Adriano Scianca
Rcs e Rai, Massimo Fini: 'Berlusconi eroderà lo spazio per il libero pensiero. Perché lasciai Mondadori'
“Su antenne Rai e Rcs Berlusconi ha un interesse politico, lui non si considera finito. Se può tornare quello di un tempo? Mai darlo per morto”. Così lo scrittore Massimo Fini giudica il nuovo attivismo commerciale delle aziende riconducibili a Berlusconi nel mondo della comunicazione, fra la tentata scalata di Mondadori a Rcs e l'opa di Mediaset sulle antenne di Rai Way. E racconta: “Ecco perché me ne andai da Mondadori...”. Fini, che sta succedendo nel mondo della comunicazione? «Berlusconi sta cercando di acquisire una posizione evidentemente dominante. Per quanto riguarda le antenne Rai credo non sia possibile perché il 51% deve restare alla Rai. Nell'editoria, invece, Mondadori e Rcs andrebbero a rappresentare il 49% del mercato, mi pare almeno, quindi tecnicamente si può fare». Come si spiega questo rinnovato attivismo di Berlusconi nel settore della comunicazione? «Credo che lui faccia questo non solo per ragioni commerciali. Il punto è che Berlusconi non si crede affatto finito come politico. Lui agisce così perché ha un interesse politico e userà politicamente questo potere fortissimo che ha nella comunicazione». Questo è interesse politico è giustificato? Il successo politico di Berlusconi dipende davvero da libri e tv? «Non solo da quello, certo, ma anche. Di sicuro in passato è stato così, lui ha vinto grazie alle tv, oggi quel mezzo di comunicazione è molto meno potente che in passato». E in questa fase di declino politico e di invecchiamento fisiologico, Berlusconi può davvero toranre quello di un tempo grazie a una nuova offensiva mediatica? «A Berlusconi va riconosciuta almeno una qualità: l sua grandissima energia. È per questo che non lo si può mai dare per morto». Che effetti avrebbe sull'editoria l'acquisto di Rcs da parte di Mondadori? «Sarebbe uno sfracello. Con Feltrinelli, i due gruppi rappresentano credo l'85% del mercato. Per le case editrici piccole e medie non c'è più spazio. Si erode spazio per il libero pensiero». Molti però fanno notare come Berlusconi sia un editore piuttosto liberale: in fondo per lui hanno scritto tutti gli intellettuali di sinistra... «Si tratta di una obiezione che non è valida. Anche prescindendo da Berlusconi in sé, noi non possiamo dipendere dalla liberalità del padrone, perché magari oggi è liberale ma domani decide di non esserlo. Servono delle regole. Io comunque pubblicavo con Mondadori e me ne sono andato quando è arrivato lui, proprio per non sentirmi dire che lo critico ma scrivo con le sue case editrici». Se n'è andato per una questione di principio o ha subito pressioni? «Pressioni no. Però ricordo che c'era un mio libro già pronto, “Il denaro sterco del demonio”, e mi dissero “sì, va bene, te lo pubblichiamo, ma tra un anno”. Io risposi che avevano molta fiducia nelle mie capacità di sopravvivenza e me ne andai. Non so se fu casuale o se fu voluto, non posso dirlo, ma mi sembrò che qualcosa era cambiato».
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