Riforme, 8 agosto o 8 settembre (di Renzi) ?

26 luglio 2014 ore 9:01, Lucia Bigozzi
Riforme, 8 agosto o 8 settembre (di Renzi) ?
Otto, come 8 agosto. Dead line per il Senato 2.0 contro il muro degli emendamenti. I gufi vaticinano l’8 settembre del premier, convinti che quella riforma così com’è non passerà dalla cruna dell’ago dei no trasversali. Ma Renzi non è Badoglio…
MATTEO E LA CABALA. Per la cabala dire numero 8 significa (anche) dire vittoria. Il premier la vuole e la persegue, nonostante i sassi sulle rotaie del suo treno, per evocare i simbolismi tanto cari al capo del Pd. Ben diversi dalle metafore di bersanian copyright. Nella scacchiera del Senato, Renzi ha piazzato la mossa giusta per dare scacco a chi nuota nel mare degli ottomila emendamenti che galleggiano tra la Commissione e l’Aula. Il ministro Boschi ripete appelli al buon senso, respinge accuse di autoritarismo appuntate sul petto del premier, ma ad oggi l’effetto è che gli emendamenti sono ancora tutti al loro posto. E allora 8 agosto: un secondo dopo si vota la riforma, come da cronoprogramma. La maggioranza c’è, i voti pure. Opposizioni scatenate e strane convergenze: sit in grillino al Quirinale con Sel e Lega. LA TEORIA DEL GUFO. La domanda è: il dinamismo di Renzi basterà a rimettere in carreggiata il Paese? Per ora tutto è incartato e inchiodato alla riforma del Senato, come se la vita reale della gente fosse e restasse sullo sfondo. Si attendono svolte, non autoritarie, ma a suon di fatti. E qui i gufi c’entrano poco. TETTI E BARRICATE PARLAMENTARI. Alla battaglia del Senato 2.0 se ne aggiunge un’altra che tiene insieme Palazzo Madama e Montecitorio: i tetti degli stipendi ai dipendenti. Nel testo approvato in commissione è stato fissato solo il tetto per i consiglieri, cioè 240 mila euro all’anno al netto dei contributi. Ora inizia la trattativa coi sindacati: ben 25 sigle al tavolo della mediazione. Non tira una buona aria: dipendenti sugli scudi, sit in silenziosi davanti alla porta della commissione, sostegni dai politici che cavalcano la vicenda. Un altro sasso nel cammino di Renzi che in un tweet non manda a dire ciò che pensa: “Non mi stupiscono i privilegiati che contestano la norma su un tetto di 240mila euro. Mi stupiscono le opposizioni che si schierano con loro”. Hashtag: #madovevivono”. Un dossier ‘caldo’: il taglio è pari al 30 per cento su ‘tetti’ più che dignitosi se si pensa che quello di un commesso con 40 anni di servizio è pari a 130mila euro all’anno. “Trentamila euro, cioè il corrispettivo del taglio proposto, sono uno stipendio desiderato per molte persone” commenta a Intelligonews la senatrice dem Rosa Maria Di Giorgi che si occupa della ‘pratica’. Insomma, “bisogna avere anche un po’ di coerenza di comportamento e credo sia anche una questione di sensibilità e di responsabilità civile da parte di queste persone”. Renzi twitta, al Senato ci sono i sassi, i dipendenti del parlamento in trincea. Che stiano aspettando tutti l’8 settembre (2014)? Magari per tornare alle urne…
autore / Lucia Bigozzi
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