RU486 in day hospital, Roccella (Ncd): "Assurdo: con la pillola aborto dura tre giorni!"

26 marzo 2014 ore 16:00, Orietta Giorgio
RU486 in day hospital, Roccella (Ncd): 'Assurdo: con la pillola aborto dura tre giorni!'
La delibera della Regione Lazio firmata dal Governatore Nicola Zingaretti per la somministrazione della pillola RU486 in day hospital sta dividendo l'opinione pubblica. IntelligoNews ha chiesto all’onorevole Eugenia Roccella (Ndc) un parere a riguardo, parlando con lei anche dei corsi anti-omofobia previsti dal governo... La pillola RU486 potrà essere somministrata anche in day hospital dopo la delibera della Regione Lazio di ieri. Come commenta? «Ci sono tre delibere del Consiglio Superiore di Sanità, che è la massima autorità scientifica in campo medico in Italia, che affermano come la pillola abortiva si possa prendere in piena sicurezza soltanto in regime di ricovero, rimanendo fino al termine del processo abortivo in ospedale. Mentre con l'aborto chirurgico si può effettivamente procedere in day hospital, con la pillola RU486 il processo abortivo dura almeno tre giorni. In Svezia una sedicenne è morta perché, presa la pillola a domicilio, ha avuto una emorragia violenta ed è morta senza neanche fare in tempo ad uscire dalla doccia». C'è dunque una volontà politica? «Assolutamente, perché non c'è la volontà di tutelare la salute delle donne, ma solo quella di smontare la legge 194. Poiché non riescono a smontarla in Parlamento perché è difficile trovare le maggioranze, la sinistra agisce attraverso una prassi medica. Di fatto con il day hospital si propone l'aborto a domicilio, smontando la 194 che impone il ricovero presso strutture pubbliche. Questo percorso, a suo tempo, è già stato seguito ad esempio in Francia...». Cosa pensa dei corsi anti-omofobia nelle scuole? «La strategia europea a cui ha dato il consenso la Fornero, e che la stessa ha affidato all’Unar, non riguarda tanto il bullismo, la violenza, quanto l’inserimento dei concetti che riguardano la decostruzione del maschile e del femminile, e l’inserimento dell'ideologia gender. Sono questioni estremamente delicate che non credo si possano rubricare come semplici attività extracurriculari scolastiche come per esempio l’educazione alla sicurezza stradale o altri corsi che si possono fare. Qui si tratta di un ambito educativo che è di stretta competenza familiare, non credo che nessuno abbia il diritto di educare alla sessualità, alle relazioni, un bambino o un ragazzo, senza il pieno consenso del singolo genitore. Non ci si può sostituire alla famiglia, in un ambito così delicato che prevede un rapporto stretto tra il ragazzo e l’educatore. In questo modo lo Stato occupa un ambito che non è di sua competenza, non c’è nessuna direttiva e nessuna strategia alternative». Qualcuno definisce “catto-bacchettoni” chi non è d’accordo con questa iniziativa? «Non si tratta di moralismo o non moralismo, si tratta di competenze. La verità, ripeto, è che si vuole fare un’educazione alla sessualità, alla relazionalità di tipo statale, si vuole espropriare la famiglia di un ruolo fondamentale. Tra l’altro dove sono state tentate queste sostituzioni sono fallite. Si dice sempre che l’Italia è arretrata ma la verità è che se andiamo a vedere la situazione della Svezia, ad esempio, dove c’è l’educazione alla sessualità ecc. ecc. ci troviamo di fronte al paese europeo con il maggior numero di aborti tra le minori, tra l’altro è un paese con un alto numero di violenze nei confronti delle donne. Questo tipo di educazione dimostra ancora di più che lo Stato non può sostituirsi alla famiglia». Quindi secondo lei questi seminari di sensibilizzazione potrebbero essere più dannosi che utili… «E’ prima di tutto una cosa inappropriata».
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