Lombardi (M5S): “Noi vittime di finte contestazioni, ma una riflessione va fatta e insieme"

26 novembre 2014 ore 15:07, Lucia Bigozzi
Lombardi (M5S): “Noi vittime di finte contestazioni, ma una riflessione va fatta e insieme'
“Contro di noi un boicottaggio sistematico che non fa arrivare o capire alla gente ciò che stiamo facendo nelle istituzioni. Il risultato è che le persone iniziano a indentificarci con la politica e su questo dobbiamo fare una riflessione”. Non si nasconde dietro a un dito Roberta Lombardi, parlamentare a 5Stelle, che nella conversazione con Intelligonews analizza la performance elettorale del Movimento e il ‘caso’ Rizzetto. L’esito del voto alle regionali è un altro segnale al movimento che dice che c’è qualcosa che non va? «È un segnale a tutta la politica che dice che c’è qualcosa che non va, basta vedere il dato dell’astensionismo. Il problema è che iniziamo a essere identificati con la politica e quindi su questo dobbiamo fare una riflessione. Ma la preoccupazione vera è per il Paese e per il disinteresse dei cittadini ai temi che riguardano la nostra vita». Perché se siete nati come ‘anti-casta’ adesso la gente vi considera parte o espressione della ‘casta’? «A parte le finte contestazioni promosse da esponenti ed ex candidati del Pd come quella messa in piedi a Tor Sapienza - e lì siamo stati ingenui noi perché avevamo annunciato come facciamo sempre la nostra presenza e loro hanno avuto tutto il tempo di per preparare la ‘sceneggiata’ -, il problema è che in questo momento non riusciamo a far passare all’esterno ciò che facciamo. Io non soffro di sindrome da accerchiamento mediatico ma ci sono una serie di fatti incontrovertibili che dicono che c’è un piano molto preciso nel non fare uscire il lavoro che stiamo portando avanti. Un esempio? La nostra vittoria: aver fatto saltare la candidatura di Violante alla Corte Costituzionale e aver costretto il Pd a individuare persone con un curriculum serio. Stessa cosa quando abbiamo fatto il ‘Restitution day’ o la richiesta di calendarizzazione in Aula del reddito di cittadinanza: sui giornali è passato solo che i grillini stanno litigando sugli scontrini… C’è un boicottaggio sistematico nei nostri confronti. Tutto ciò fa sì che la gente non capisca cosa stiamo facendo all’interno delle istituzioni. Non siamo percepiti come casta, eppure i cittadini fanno fatica a capire il nostro ruolo. Ci saranno sicuramente margini di miglioramento da parte nostra ed è su questo che dobbiamo impegnarci». Sì, ma qual è la risposta politica per far arrivare il vostro messaggio? «La risposta è la politica che smette di fare i fatti propri e si occupa di quelli dei cittadini. I partiti continuano a non farlo, bloccati nei loro interessi di parte. Le dico una cosa…». Prego. «La settimana scorsa sono stata chiamata dai cittadini del mio Municipio, il terzo Municipio, che avevano occupato in segno di protesta per cercare di avere una risposta dal Comune o quantomeno individuare gli interlocutori giusti dell’amministrazione comunale. Mi hanno chiamato come figura di garanzia e alla fine quelli del Pd mi hanno detto che bisognava attendere cosa sarebbe accaduto con la sfiducia a Marino. Ecco: una città bloccata per le beghe del Pd e la stessa cosa accade a livello nazionale e in Parlamento. Noi non siamo così, non lo facciamo e ribadisco la nostra diversità, ma tutto quello che portiamo avanti non passa». Insisto: resistere sull’Aventino o mediare con le altre forze politiche per portare a casa il risultato? Qual è secondo lei la strategia giusta? «Lo chiede alla persona sbagliata, io sono quella meno strategica di tutti. Non sono io a decidere, eventualmente se ce ne sarà bisogno faremo una riflessione in un’assemblea dei gruppi parlamentari di Camera e Senato, perché noi decidiamo insieme. Non siamo affatto sull’Aventino: a parte quando ci sono cose invotabili come il Jobs Act dove la sedicente sinistra ha smantellato con un colpo di spugna quarant’anni di lotte dei sindacati quando i sindacati avevano un senso e gli stessi sindacalisti che oggi siedono in Parlamento hanno smontato ciò che i loro predecessori hanno conquistato, noi siamo sempre sul pezzo, a fare mediazione politica nelle Commissioni per trovare un compromesso ragionevole cercando di fare la cosa migliore per i cittadini. Purtroppo il nostro impegno non passa all’esterno, così come non è passato il fatto che sul decreto relativo alla Pubblica amministrazione approvato ad agosto, siamo riusciti a far passare un nostro pacchetto di 33 emendamenti, uno dei provvedimenti più importanti di questa legislatura». Il Movimento ha deciso di non stare in Tv e nei talk: il suo collega Walter Rizzetto però non ha seguito la linea ed ha partecipato a Omnibus. Come valuta questa iniziativa e il fatto che altri parlamentari hanno condiviso la sua scelta e lanciato l’hashtag #stiamotutticonrizzetto? «Rizzetto ha preso una decisione ed è andato in tv a titolo personale, non condividendo con il resto del gruppo parlamentare che su questo punto specifico, si è dato un’altra linea». Ma è una linea da rivedere? «Anzitutto se fosse da rivedere non è certo per la questione dei singoli e comunque lo decidiamo tutti insieme con i gruppi riuniti in assemblea, con lo staff della comunicazione e con i nostri referenti che sono Grillo e Casaleggio; non è che io da sola decido di andare a Ballarò o da un’altra parte, non funziona così. Torno sul punto: ieri al Tg1 è stato dedicato un tot di minuti al Jobs Act e lo stesso minutaggio a Rizzetto che va in tv: a me sembra una follia. Per quanto mi riguarda, io non voglio andare a fare il gallo da combattimento nell’area di qualche talk solo perché il ‘sangue’ fa audience per il conduttore di turno». Però l’hashtag #siamotutticonrizzetto lo hanno lanciato alcuni suoi colleghi: segno di nuovi maldipancia? «Nonostante veniamo dipinti ora come pensierosi ora come litigiosi, la verità è che noi siamo una comunità che si confronta su tutto. Ci sono persone che adesso vorrebbero cambiare la comunicazione e noto che spesso sono quelle che non hanno esperienza di televisione. Io, proprio per esperienza personale, l’ho vissuta come l’esame all’università, cioè con agitazione. Comunque, se c’è chi pensa che questa possa essere la soluzione, se ne parla tutti insieme: al momento è la posizione dialettica di qualche collega». Di Maio sollecita a una maggiore presenza tra la gente per comunicare le vostre iniziative parlamentari. E’ la direzione giusta? «Noi tra la gente ci siamo sempre stati e questo lo rivendichiamo con forza. Certo, ci deve essere uno sforzo ancora ulteriore da parte nostra, anche perché visto come è ridotto il Parlamento rendiamo sicuramente un servizio migliore ai cittadini se stiamo fuori dalle aule. La finalità di fondo è far capire alle persone che non possono delegare le scelte che incidono sulla loro vita a questa classe politica che della gente non gliene frega niente, se non quando devono passare all’incasso con la scheda elettorale. Questa classe politica non è degna di fiducia e di delega. Il nostro unico obiettivo è riportare i cittadini a riprendersi le decisioni sulla loro vita». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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