La parola della settimana: Datagate... che si sposa con Dustin Hoffman e Robert Redford

26 ottobre 2013 ore 9:00, Paolo Pivetti
La parola della settimana: Datagate... che si sposa con Dustin Hoffman e Robert Redford
Datagate
vuol dire 35 (trentacinque) leader mondiali intercettati e spiati dall’agenzia americana NSA. Tra loro, pare, anche Angela Merkel col suo cellulare indifeso.
Questo datagate perseguita le nostre cronache togliendoci il sonno da un bel p’ di mesi. Ricordate PRISM, quel programma informatico che permette alla NSA americana di mettere il naso negli affari di tutto il mondo e Edward Snowden che lo rese pubblico? Ecco: siamo ancora lì. Datagate è parola inquietante per questa sua ibrida natura di vocabolo apparentemente anglolatino, con testa inglese e corpo latino o viceversa, frutto del meticciato linguistico nel quale siamo immersi. Data in inglese vuol dire dati nel senso di informazioni (come in data base, data bank, data link) ma viene dal latino: neutro plurale di datum. Su gate, componente inglese della strana creatura, la storia è un poco più lunga. Esiste a Washington, lungo un’ansa del bel fiume Potomac, una località che da tempo immemorabile è detta Water Gate: la porta, o il cancello, nell’acqua, o verso l’acqua. In questa amena località, tra il 1935 e il 1965, si tenevano concerti sinfonici all’aperto a beneficio di chi voleva godersi, in una full immersion naturale, il piacere della musica. In quest’area fu poi edificato il complesso Watergate, con il famoso Watergate Hotel nel quale venne scoperto lo scandalo di spionaggio e intercettazioni compiute dallo staff di Richard Nixon ai danni dei Democratici durante la campagna elettorale presidenziale del 1972, scandalo che costrinse poi Nixon, nel 1974, a dimettersi. Ma che c’entra tutto questo con le rivelazioni di Edward Snowdwen, ex agente della National Security Agency, che tuttora fanno tremare il mondo, e che vengono denominate Datagate? C’entra per via di quel gate finale, quella terminazione che ormai, dal Watergate in poi, nel linguaggio giornalistico equivale a rivelazione di trame spionistiche. Fin qui son cose più o meno note; ma la cosa sorprendente, appurata da studiosi di linguistica, è che datagate non è un vocabolo inglese, ma italiano. Siamo stati noi, provinciali anglofili fino alla vergogna, a coniare questo datagate sfruttando una terminazione, gate, che in sé non ha niente a che fare con le trame spionistiche, ma ci è rimasta nell’orecchio dopo aver visto il film con Dustin Hoffman e Robert Redford. La prova che questo nome con terminazione gate è stato cucinato in Italia la troviamo in altri nomi come Rubigate, che certamente non possiamo sospettare sia di origine americana, almeno fino a che Dustin Hoffman e Robert Redford non ci faranno sopra un altro film. E non è detto che non succeda...  
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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