Scuola, Fedriga (Ln): "Da Renzi solo annunci, la vera riforma è sulle graduatorie regionali"

27 agosto 2014 ore 13:51, Adriano Scianca
Scuola, Fedriga (Ln): 'Da Renzi solo annunci, la vera riforma è sulle graduatorie regionali'
“La riforma della scuola di Renzi? I soliti annunci, di concreto vedremo poco. E comunque l'unica riforma vera da fare sarebbe quella sulle graduatorie regionali”. Così il deputato della Lega Nord, Massimiliano Fedriga, giudica le norme sulla scuola che il governo starebbe per varare. E sui soldi alle scuole private dice: “Sostenere solo la scuola pubblica significa in realtà discriminare i poveri”. Fedriga, che idea si è fatto della riforma annunciata dal ministro Giannini? «Sono le solite voci del governo Renzi. Riforme annunciate. Vedremo poi cosa ci sarà di concreto. Ma la vera riforma da fare, semmai, è un'altra...». Quale? «La vera riforma da fare nella scuola è sulle graduatorie regionali. Nel centronord e, per esempio, a Roma in particolare, abbiamo graduatorie in cui gli insegnanti locali sono sistematicamente all'ultimo posto. C'è gente, in altre parti d'Italia, che grazie a corsi di formazione di dubbia natura acquisisce punti in graduatoria e passa avanti a chi lavora seriamente. E si badi, non sto parlando di tutelare il “sangue piemontese” o cose simili. Ci sono tanti insegnanti originari del meridione che sono venuti al nord e lavorano onestamente...». Cosa si potrebbe fare per rimediare? «In realtà qualcosa era stato fatto, con la norma che prevedeva l'obbligo di rimanere cinque anni nella provincia di prima assegnazione. Il Pd, però, ha portato gli anni da cinque a tre». Intanto, con la discussione sulla riforma della scuola, riprende anche l'eterno dibattito scuole pubbliche vs scuole provate. Qual è la sua posizione? «È molto semplice: io credo che ogni genitore, a prescindere dalle sue possibilità economiche, deve poter avere il diritto di scegliere dove iscrivere suo figlio. Chi vuole finanziare solo la scuola pubblica vuole togliere ai meno abbienti la possibilità di scelta, facendo così una discriminazione economica bella e buona. Alla sinistra evidentemente discriminare i poveri piace, a me no». Intanto tornano d'attualità due delle tre “i” del programma scolastico berlusconiano, “internet” e “inglese”, già dai primissimi anni...
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