Ora sono tutti Syriza: se Salvini lega la Lega a Tsipras e Le Pen

27 gennaio 2015 ore 11:20, Americo Mascarucci
le pen salviniIeri erano tutti Charlie, oggi sono diventati tutti Tsipras. Sembra incredibile che il leader dell’estrema sinistra greca Alexis Tsipras uscito vittorioso dalle elezioni politiche in Grecia con il suo partito chiamato Syriza, possa aver unito nello stesso entusiasmo estrema destra ed estrema sinistra, Ferrero e Salvini, la Le Pen e Vendola, la Meloni e Camilleri, tutti ad esultare per quello che è stato definito un risultato storico per l’Europa. Per una volta tutti concordi nel cantare vittoria contro l’Europa di Angela Merkel, l’Europa della Troika, quell’Europa delle banche che tanto a destra che a sinistra, per non dire del mondo cattolico, è considerata l’origine di tutti i mali; quell’Europa che ha posto il profitto al di sopra dei diritti e, cosa ben più grave, della dignità umana. In fondo Tsipras al pari della Le Pen ciò che chiede è che l’Europa torni ad essere un’Europa dei popoli non della finanza, un’Europa che metta la persona ed i suoi diritti al centro di ogni strategia di sviluppo, un’Europa che torni ad avere “un’anima ed un cuore”. Non importa se ad esempio sui temi dell’immigrazione la posizione di Tsipras sia diametralmente opposta a quella della Le Pen o di Salvini e coincida con quella della sinistra italiana, l’importante è dare una scossa all’Europa, provocare una terapia d’urto, scardinare il sistema Merkel (utilizziamo questa espressione non tanto con riferimento alla Cancelliera tedesca, quanto al potere di condizionamento che la Germania ormai da molto tempo sembra esercitare sulle nazioni europee, sui loro destini). Molti sperano che Tsipras possa aprire la strada ad una grande rivoluzione capace poi di contagiare tutta l’Europa fino a terremotare l’intera zona euro. Già, l’euro, perché in fondo anche l’ostilità verso la moneta unica sembra unire gli estremi. Tsiprar si è affrettato a prendere le distanze dagli auguri de la Le Pen, che nei giorni scorsi ha auspicato una forte affermazione della sinistra greca, ma appare evidente come l’area dello scontento in Europa sia sempre più destinata a rafforzarsi e consolidarsi indipendentemente dalle ideologie di riferimento. Premesso ciò, cambieranno davvero le cose da adesso in avanti? Difficile crederlo, anche perché se è vero che l’Europa è sotto certi aspetti malata e come tale nelle condizioni di generare populismi come virus, è altrettanto vero che non è sprovvista degli anticorpi per fronteggiarli. Un conto è stare all’opposizione e cavalcare il malcontento delle popolazioni promettendo di cambiare in maniera radicale le cose, un altro è riuscire a farlo davvero nel momento in cui si va a governare. E allora, se è vero che da oggi gli anti euro in Europa sono ancora più forti e determinati a dare battaglia, è altrettanto vero che i cordoni della borsa restano nelle mani dei signori della Troika. La Grecia è in attesa di ricevere l’ultima tranche del prestito di sette miliardi di euro che l’Europa gli ha concesso per evitare il default. Il prestito è però strettamente collegato a tutta una serie di misure draconiane che il precedente governo di centrodestra aveva accettato di porre in essere e che hanno portato alla diffusione di quel forte malcontento che ha favorito oggi la vittoria di Syriza. Fra queste misure l’innalzamento dell’età pensionabile e la possibilità di maggiore flessibilità nei licenziamenti collettivi sono rifiutate da Tsipras il quale ha promesso di andare invece in direzione del tutto contraria sfidando a viso aperta i burocrati di Bruxelles. Naturalmente l’Europa non può permettersi il fallimento della Grecia, ma quest’ultima non può neanche permettersi il lusso di sputare sugli aiuti finanziari europei. E allora? Alla fine, dopo l’inevitabile apertura di un contenzioso, si renderà altrettanto inevitabile il raggiungimento di un compromesso. Quale? Tsipras potrebbe chiedere il taglio del debito greco ottenendo dalla Troika una dilazione dei termini di rimborso, rendendo i tassi d’interesse proporzionali all’andamento dell’economia e facendo sì che la stessa possa tornare a respirare. Questa secondo gli economisti più qualificati potrebbe essere la via d’uscita più logica ad un braccio di ferro che oggi appare insuperabile nonostante la mano tesa di Mario Draghi e della Banca centrale europea. Concrete saranno invece le conseguenze dal punto di vista politico e non è un caso se Salvini dopo essersi legato al carro de la Le Pen oggi esulti per la vittoria di Tsipras. Infatti è proprio il leader della Lega Nord al momento il candidato più accreditato in Italia secondo i sondaggi a rappresentare l’antieuropeismo, visto che a sinistra le forze che ideologicamente dovrebbero richiamarsi a Syriza, cioè quelle della sinistra radicale, da sole o in alleanza fra loro sono elettoralmente deboli. Questo ovviamente potrebbe rendere ancora più difficile un riavvicinamento fra la Lega e Forza Italia, con Salvini sempre più tentato di giocare in proprio nella speranza di intercettare il voto di protesta, di destra come di sinistra, obiettivo che difficilmente potrà essere raggiunto tornando in alleanza con Silvio Berlusconi e le altre forze moderate e di centro che si richiamano al Partito Popolare europeo (leggi Merkel). Staremo a vedere. Di certo il rafforzamento dei partiti populisti ed antieuropeisti dovrebbe far riflettere seriamente i signori di Bruxelles e far loro comprendere che la rigidità, per quanto utile e necessaria a risanare i conti pubblici, non può essere attuata passando sopra i diritti delle persone o considerando gli esseri umani dei meri costi da tagliare.
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