Chaouki (Pd): “Ecco la Giornata della Memoria vista da un musulmano. A Pontecorvo dico..."

27 gennaio 2015 ore 15:49, Lucia Bigozzi
KHALID CHAOUKI“Sulla partita per il Colle nessun metodo accentratore da parte di Renzi, anzi c’è un confronto sia interno al Pd che coi partiti disposti a discutere di una figura che riguarda il Paese, non un partito”. La sollecitazione a remare tutti dalla stessa parte, Khalid Chaouki parlamentare Pd la rivolge a chi come il “pasdaran” Fassina sembra più “interessato a dividere che a unire”. Nella conversazione con Intelligonews, l’esponente dem apprezza la scelta dei nove colleghi grillini usciti dal M5S e lascia intendere che un cammino comune è possibile. Infine, un’analisi sulla Giornata della Memoria vista e letta da un musulmano. Renzi conduce la partita sul Colle puntando su un solo nome che tirerà fuori all’ultimo. Quando esattamente? E cosa risponde alle critiche su un metodo accentratore? «Anzitutto per quanto riguarda il metodo accentratore segnalo che abbiamo fatto un’assemblea e ragionato sul profilo del futuro presidente della Repubblica. Tutt’altro che metodo accentratore: è un percorso collegiale che vede un confronto sia interno al Pd che con tutti i partiti che vogliono discutere insieme di una figura che riguarda tutto il Paese, non solo il Pd. Su eventuali nomi attendiamo l’esito delle consultazioni, poi ci sarà un momento di confronto nella giornata di giovedì per capire quale è la sintesi e decidere insieme quale nome sostenere come Partito Democratico». Una mediazione dentro il suo partito è possibile e come? Penso allo schema Fassina vs Renzi. «Penso che il corpo del partito sia, di fatto, compatto. Il punto è quello di personalità come Fassina che, purtroppo, in molti casi pare sottolineare le divergenze invece che costruire l’unità. Il mio problema non è Fassina ma in che modo preservare l’unità del Pd e valorizzare i risultati positivi che nonostante le difficoltà, riusciamo a portare a casa. Semmai, l’invito e l’auspicio è a chi oggi pensa di parlare a nome di una minoranza di pensare più alla preoccupazione degli elettori e dei cittadini, piuttosto che al tentativo, abbastanza stucchevole, di volersi a tutti i costi distinguere». Fuoriusciti 5Stelle: voi sareste pronti ad accoglierli nel vostro gruppo parlamentare? «Io intanto ho apprezzato il coraggio con cui questi colleghi, spesso coetanei, hanno avuto la forza di uscire da una cappa secondo me insopportabile in qualsiasi Stato democratico. E’ un passo importante il loro, ed è un inno alla libertà che spero possa piano piano diffondersi in tutto il nostro Parlamento e soprattutto tra coloro che oggi sono “ostaggio” di un clima insopportabile. Detto questo, insieme a tanti di loro si dialoga, si lavora insieme in Parlamento; penso che il Pd possa essere oggi, di fatto, un partito davvero aperto ed è molto positivo che loro si siano resi disponibili a discutere insieme sul Quirinale, è una grande lezione e il loro gesto sarà compreso dalla maggioranza degli elettori dei 5Stelle che in questi due anni sono rimasti delusi da un approccio di totale chiusura». Giornata della Memoria, Gianluca Pontecorvo a Intelligonews ha sottolineato che “non bisogna mescolare il fenomeno dell’antisemitismo con il fondamentalismo islamico” anche se “gli estremisti islamici non nascondono le proprie mire di voler uccidere gli ebrei”. Lei cosa risponde? «E’ chiaro che l’antisemitismo ha radici profonde figlie delle ideologie di estrema destra ancora ben presenti in Europa. Gli attentati di Parigi dicono che gli ebrei d’Europa sono sotto minaccia e vengono concepiti come un corpo che deve rimanere estraneo, un corpo a prescindere ostile al mondo islamico. La mia preoccupazione è rispetto ai giovani in Europa, specie i giovani musulmani rispetto nei quali talvolta c’è un approccio confuso tra presenza ebraica in Europa e questione Israelo-Palestinese che va nettamente distinta. In questo senso il germe dell’antisemitismo rischia di trovare spazi in ambienti più radicali: oggi, il ruolo dei leader musulmani deve essere quello di condannarlo con tutta la forza, alla luce anche di quanto avvenuto a Parigi». Da musulmano lei come celebra la Giornata della Memoria? «Sicuramente il mio pensiero va al fatto che, purtroppo, non si è ancora imparato nulla da quella Giornata: continuano le persecuzioni su base razziale, etnica o religiosa, ad esempio in Nigeria così come in Medio Oriente. La mia principale riflessione è proprio questa: come l’umanità non abbia imparato nulla da quella tragedia e come, al di là della ricorrenza, sia molto importante oggi riflettere seriamente sul fatto che oggi come allora non possiamo dire di non sapere. Il punto è che si continuano a consumare operazioni di pulizia etnica in Siria come in Nigeria e tutto ciò accade nell’indifferenza e nel silenzio di molti». Qual è la Giornata della Memoria per il mondo musulmano? Qual è per voi la tragedia da non dimenticare mai? «Quello musulmano è un mondo molto frastagliato e diviso. Per alcuni può essere il massacro di Srebrenica; per altri la caduta dell’Impero Ottomano, per altri ancora il Naqba ovvero il giorno dell’occupazione da parte di Israele dei territori della Palestina: insomma, sono tante le prospettive e quello che manca è ujna condivisione della tragedia che ha riguardato gli ebrei e su questo va fatto un lavoro di positivo revisionismo. Purtroppo, nel mondo arabo permangono come maggioritarie idee complottiste che ancora oggi tendono a rinnegare quella tragedia e questa è una delle questioni più scottanti che a mio avviso separano il mondo musulmano dall’Occidente».
autore / Lucia Bigozzi
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