Il calcio giocato non è quello tifato: che c’entrano razzismo e antisemitismo?

27 maggio 2013 ore 14:50, intelligo
di Micaela Del Monte
Il calcio giocato non è quello tifato: che c’entrano razzismo e antisemitismo?
Va bene lo sfottò, va bene la goliardia, vanno bene gli striscioni sulla lazialità e la romanità, sui tesseramenti, i fax, le coreografie e gli schieramenti politici che ci sono e non ci sono. Ma perché cadere ogni volta troppo in basso con razzismo e antisemitismo?
Ormai è un vizio lo “sfottò” pesante, offensivo, razzista o ingiurioso che ha poco a che fare con la passione calcistica. Lo racconta la cronaca dell’ultimo derbissimo della Capitale , dove gli ultras biancoazzurri sono andati veramente oltre, tirando in ballo la deportazione Nazista. “La storia è sempre quella, sul petto vuoi una stella”: la stella d'argento che la Roma avrebbe potuto cucire sulla maglia in caso di vittoria della decima Coppa Italia, la stella gialla che i deportati ebrei dovevano portare per essere riconosciuti all'epoca delle leggi razziali. Non è la prima volta. Già in altri derby capitolini erano apparsi striscioni con frasi antisemite e razziste: “Auschwitz la vostra patria, i forni le vostre case” o “Squadra de negri, curva d’ebrei”. La cronaca di questi giorni racconta poi di scritte sul muri della città col solito “Romanista ebreo” al quale è stata aggiunta la stella di David e la frase “Ecco la vostra stella”. E sempre per la cronaca, va ricordato che qualche mese fa la Lazio ha dovuto giocare due partite dell’Europa League senza tifosi (a porte chiuse) a causa di una squalifica inflitta dalla UEFA per cori e striscioni razzisti come “Juden Tottenham”. Ma è giusto pure ricordare che nel 2006 in un Roma-Livorno la curva sud espose uno striscione vergognoso con scritto “Lazio-Livorno, stessa iniziale stesso forno” al quale vennero affiancate svastiche, croci celtiche e immagini di Mussolini. Striscione deprecabile, soprattutto perché la partita si svolgeva nel giorno della memoria. Fatto sta che nuovamente si parla di cose che con il calcio non hanno e non dovrebbero avere nulla a che fare. Sebbene si tratti di episodi limitati a un gruppo di persone (giusto non generalizzare) che non si meritano neanche la definizione di tifosi, bisognerebbe mettere definitivamente un punto su questi episodi del genere. Dopo la squalifica della curva romanista per i soliti cori anti-Balotelli o quella dell’Inter per striscioni pesanti contro la Juventus, ora ci si aspetterebbe altrettanto per la curva biancoazzurra. Un segnale, per metterci un punto, una volta per tutte.  
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