Dl Province, Cattaneo (Fi): “Il fumo passa, 2 miliardi restano…”

27 marzo 2014 ore 14:39, Lucia Bigozzi
Dl Province, Cattaneo (Fi): “Il fumo passa, 2 miliardi restano…”
“Fi ha già salvato Renzi ma sul dl Province non sarà così”. “I costi restano, cambia solo il sistema di elezione, dove sta la novità?”. Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia da pochi giorni nominato nell’Ufficio di presidenza del partito, analizza con Intelligonews i nodi sul tappeto di Renzi e cosa si muove all’ombra di Berlusconi nella sfida più importante per Fi 2.0: le europee. Sfida a due con Grillo terzo incomodo…
Dl Province, c’è chi parla di un bluff e che la spesa non diminuirà. Cosa ne pensa? Renzi avrà bisogno ancora una volta dei voti di Berlusconi? «Fi ha salvato tante volte Renzi, vedi la legge elettorale. Sul dl Province è difficile perché appare tutto estremamente incerto. In realtà non si eliminano le Province ma cambia il sistema di elezione e i costi del personale, i famosi 2 miliardi, restano. Bene sulle aree metropolitane ma sulle Province il dl rischia di non essere né carne né pesce. Stavolta Fi farà fatica ad andare in soccorso a Renzi». Sindaco, sia sincero, lei adesso ha messo piede nell’Ufficio di presidenza: che succede in Fi? «Da gennaio frequento il partito con più assiduità facendo parte della commissione che si occupa della campagna elettorale e delle scelte sulle candidature per le amministrative. Sono entrato in questa nuova dimensione dal un lato con grande determinazione per dare il mio contributo di impegno e coerenza, dall’altro in punta di piedi, senza voler fare il fenomeno». E di cosa si è reso conto? «Nell’ultimo periodo c’è un clima un po’ più acceso, questo è vero. C’è un dibattito, anche se non lo vivo direttamente sulla mia pelle perché io faccio il sindaco e a Roma ci sono due volte a settimana. Quindi sono la persona meno indicata per dare notizie certe». Cattaneo, non glissi: non è che stare poco a Roma le impedisce di sapere cosa si muove dentro il partito in questa fase. «La cosa certa è che è in corso un dibattito profondo con toni che talvolta vanno anche sopra le righe. Faccio un richiamo a tutti noi: l’interesse del partito è la priorità. Il primo obiettivo sul quale dobbiamo tutti concentrarci è capire quale spazio politico per Fi e come mettere in campo la squadra migliore. Noi abbiamo subito qualche mese fa una scissione e oggi la priorità è prepararsi al meglio per le europee. Guardare al dito e non alla luna è molto pericoloso in questa fase storica dove il popolo di centrodestra chiede e vuole persone credibili e idee che riescano a intercettare le urgenze che vengono dai territori». Secondo lei Fitto sta forzando la mano come sostengono alcuni dei suoi colleghi forzisti, quando dice di essere pronto a dimettersi da parlamentare per candidarsi alle europee, rivendicando un ruolo da protagonista, visto che adesso Berlusconi per due anni non potrà candidarsi? «Fitto senz’altro è una risorsa per il partito. Bisogna capire quale scelta politica c’è a monte; quale contenuto politico trasferire nella battaglia per le europee; vogliamo candidare persone nuove, riconfermare gli uscenti che hanno lavorato bene; comporre una squadra che coniughi le esigenze di rinnovamento con la valorizzazione meritocratica delle persone che hanno lavorato bene a Bruxelles. Oppure se dare più evidenza al radicamento territoriale, alla militanza». Lei per quale opzione propende, la A o la B? «Io sono più per la A ma credo anche che il Sud sia diverso dal Nord e se ragioniamo in un’ottica di consenso elettorale, allora la candidatura di Fitto può andare bene. Il punto vero è che non dobbiamo personalizzare e sono convinto che sia la posizione di Fitto: è un tema sul quale la politica deve discutere, confrontarsi e a seconda di ciò che la politica deciderà di fare seguiremo la linea». In Europa la sfida è a due, Renzi-Grillo, o a tre con Berlusconi? E chi fa il terzo incomodo? «La battaglia è a due: Renzi e Berlusconi con Grillo terzo incomodo. Centrodestra e centrosinistra si sfidano su contenuti che ci sono e sono chiari, mentre Grillo non si è ancora capito su cosa si confronta: non è chiara la sua posizione sull’immigrazione e sull’euro il M5S prima aveva una posizione fortemente anti-europeista, poi ha corretto il tiro. Grillo terzo incomodo sa solo ripetere va tutto male, mandiamoli a casa. Renzi ha portato il centrosinistra nel Pse che avrà come candidato alla presidenza della Commissione Schultz che è nemico dell’Italia. Noi, invece, siamo stiamo nel Ppe, dialoghiamo con i liberal inglesi; la nostra è una visione europea aperta che propone una riflessione su come stare in Europa».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...