Per uscire dalla crisi economica bisogna fare figli. Hanno ragione Negri e Gotti Tedeschi

27 marzo 2015, intelligo
di Domenico Bonvegna

Per uscire dalla crisi economica bisogna fare figli. Hanno ragione Negri e Gotti Tedeschi
C’è una verità fondamentale che fa male sentire, cioè che l’Italia va male perché non ci sono abbastanza figli. Una verità ovvia che ha ricordato monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara Comacchio. 

“La legge contro l'omofobia è un delitto contro Dio e contro l'umanità. La legge sull'aborto invece non ha consentito di venire al mondo ad oltre sei milioni di italiani e la scarsità di figli ci ha fatto sprofondare in questa crisi economica”. 

Queste parole hanno subito fatto scalpore, soprattutto tra i Giovani democratici, che hanno risposto con una lunga lettera pubblicata dalla “Nuova Ferrara”. In pratica monsignor Negri sostiene che senza bambini l’Italia non cresce e quindi per far ripartire l’economia del Paese occorre fare i figli. Pertanto il calo demografico è il fattore principale della crisi. 

Non è la prima volta che monsignor Negri affronta l’argomento, qualche settimana fa a Ferrara, in un convegno presso la Casa Cini, sui cosiddetti “nuovi diritti”, insieme all’ex deputato Pdl Alfredo Mantovano auspicava una rivitalizzazione del modello di famiglia tradizionale per uscire dalla crisi economica. “Il fatto che in Europa e in Italia si facciano pochi figli, e di conseguenza si stia precipitando verso il baratro, dipende senza dubbio dal mancato incoraggiamento alla formazione della famiglia tradizionale suggellata dal matrimonio e da politiche laiciste sbagliate. È provato che all’interno del matrimonio vi sia una fecondità maggiore rispetto ad una convivenza. 

Un buon politico rilancerebbe la famiglia tradizionale perché in questo modo darebbe una prospettiva all’intera nazione”, spiega Alfredo Mantovano.

 Ritornando alle ultime dichiarazioni del vescovo di Ferrara, Mario Adinolfi su LaCroce si domanda: “Ma, insomma, cosa ha detto di tanto scandaloso Luigi Negri? Non è ovvio che un’Italia che ha rinunciato a far nascere dagli Anni Ottanta sei milioni di italiani è un’Italia che si è impoverita? Non è ovvio che avere sei milioni di giovani in meno a tirare la carretta rende più difficile oggi uscire dalla crisi? Nell’atto di abortire, un atto di per sé privo di speranza per il futuro, non è contenuto forse un certificato di morte di una società che nega ad un bimbo il diritto alla vita?” (M.Adinolfi, “Senza bambini non si cresce”, 5.2.15 LaCrocequotidiano).

 Spesso ci lamentiamo ci lamentiamo per “l’invasione” da parte degli islamici, per la loro pervasività, per la loro capacità di espansione anche in termini di proselitismo religioso, per l’orrore di cui è capace uno Stato neonato come l’Isis. Ma al fondo di tutto dovremmo riflettere sulla cosiddetta “bomba demografica” rappresentata dall’Islam.

In pratica in Europa su 530 milioni di abitanti gli under 30 sono 70 milioni, mentre nel solo Egitto i nati dopo il 1985 sono 60 milioni su una popolazione di 80 milioni.  E così tanti altri Paesi del Medio Oriente spingono alle nostre frontiere, del “nostro decrepito continente, arroccato in una folle dimensione puramente difensiva e intaccato dalla mortifera cultura dell’aborto, dell’avvilimento della famiglia composta da un padre e da una madre, della costante contrazione delle politiche di sostegno all’impegno lavorativo delle giovani generazioni, costrette a salari da fame in un contesto di cancellazione di qualsiasi garanzia”. In questo triste quadro, la denuncia di monsignor Negri “non è solo sacrosanta, ma tempestiva”. 

 Da settimane Papa Francesco parla continuamente di famiglia, e in particolare ci invita a “concentrarsi in particolare sulla figura paterna”. Per Adinolfi, “sono tutti tasselli che compongono un mosaico di impegno, una sorta di mappa seguendo la quale dovrebbe muoversi la militanza dei cattolici italiani il più possibile unitaria, il meno possibile preoccupata della difesa di piccoli orticelli di interesse, perché l’orizzonte a cui guardare è il salvataggio di una nazione che altrimenti affonda”. 

Purtroppo non sembra così: basta leggere certi commenti apparsi su un blog locale di Ferrara, di presunti cattolici, che da un lato inneggiano a Papa Francesco, dall’altro fanno a gara a chi offende di più monsignor Negri. Ai Giovani democratici di Ferrara, che hanno duramente attaccato monsignor Negri, ha rivolto delle interessanti domande per un confronto costruttivo, Intelligonews.it, un blog indipendente di informazione: 

1. Ci potete spiegare come fa, in un Paese del mondo cosiddetto Occidentale e quindi non certo africano emergente, a crescere il Pil – su un periodo ragionevolmente lungo- se la popolazione non cresce?
2. Se la popolazione non cresce, invecchia o no? E aumentano o no i costi della cosiddetta vecchiaia, come pensioni e sanità?
3. Se aumentano i costi dell’anzianità come si pagano questi costi? Aumentando le tasse cari giovani di Sel e democratici. E lo dicono i dati.
Negli ultimi 30 anni il peso fiscale è raddoppiato. Negli anni ’80 era il 25% del Pil , oggi è il 52-53% del Pil.
Quindi, quando oggi vi lamentate perché non trovate come giovani posti di lavoro, non potete sposarvi, siete precari, lo dovete attribuire al calo demografico degli ultimi 30anni… e sì, ci sentiamo anche di aggiungere quell’aspetto che definite morale: nel nostro Paese non sono nati 6 milioni di italiani, che qualcuno lo dica o meno, è una verità. Che pesa sull’economia”(Marta Moriconi, “Vendoliani e dem Vs Monsignor Negri: la crisi è colpa o no dell’aborto? Facciamo un gioco”, 5.2.15, Intelligonews.it).

Sempre nello stesso intervento la Moriconi riporta le tesi autorevoli dell’economista Ettore Gotti Tedeschi che in un articolo sul Corriere della Sera del 2010, l’allora presidente dello Ior sosteneva che gli italiani se vogliono far ripartire l’economia devono “riprendere a fare figli”. Ma sulle tesi di Gotti Tedeschi ritorneremo presto.

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