Inchiesta. Cavour, ma quanto ci costi. Ecco la rotta segreta e i numeri della missione

27 novembre 2013 ore 9:30, intelligo
Inchiesta. Cavour, ma quanto ci costi. Ecco la rotta segreta e i numeri della missione
di Luca Lippi. La missione Cavour è partita in gran segreto. Alla portaerei (travestita magistralmente, da Federlegno Arredo con la benedizione dell’orientalizzato gruppo Ferretti) si affiancano la fregata lanciamissili Bergamini e la nave appoggio Etna. Chiude lo schieramento una delle fregate Fremm con sistemi radar Selex, chi conosce questi sistemi a menadito, sono sparsi lungo tutta la rotta stabilita, e sono i vari Davide Cervia, specialisti addestrati che sono andati a comprare sigarette da anni, e di cui se ne sono perse le tracce.
La lista del Made in Italy itinerante è nota, stona Ferrero (tutti dicono sia francese ma non è questo il momento di spiegare cosa sia una multinazionale). Meno nota è la rotta, sufficiente per comprendere lo scopo della missione nonostante la reticenza degli organizzatori. Emirati Arabi Uniti-Arabia Saudita-Gibuti-Barhein-Kuwait-Qatar-Oman. Pare che questo primo gruppo abbia fra le priorità quella di difendersi dall’irrequieto Iran. Seconda parte della rotta, Kenya-Madagascar-Mozambico-Sudafrica-Angola-Congo-Nigeria-Ghana-Senegal-Marocco-Algeria, in gran parte Paesi nei quali non cercherebbe asilo il più efferato dei latitanti occidentali, e i locali scappano a gambe levate. Costo dell’operazione 20 milioni di euro, di cui 10 milioni di euro in carburanti. Importante la presenza della contessa Mila Brachetti Peretti, generale del corpo infermiere volontarie della Cri, guida dell’Api fondata dal papà (Fernando Peretti). Tre milioni coperti dagli sponsors sono per la logistica nei porti, e sette milioni di euro sono a carico della Difesa per le indennità d’imbarco e che si annoverano fra gli “investimenti“ per promuovere il Paese, questo è quanto dichiara l’ammiraglio Mantelli. La folgorazione del ministro Mauro sulla via di Damasco, devotissimo seguace di don Luigi Giussani, si rende concreto spalleggiato e ispirato da pari devotissimi, come Roberto Snaidero e Paolo Plotini, ciellini specializzati negli allestimenti e arredi, Riccardo Monti che curerà le sfilate e le degustazioni nei porti, senza considerare i supporters alla candidatura a ministro di Mauro, Ferretti e Giuseppe Orsi ex amministratore delegato di Augusta Westland. Scappa fuori un documento datato 11 ottobre dell’Oice (Confindustria) dove si legge: “Azione commerciale a sostegno delle eccellenze imprenditoriali italiane nel Golfo Persico” secondo quanto già programmato dallo Stato Maggiore della Marina Militare “nell’ambito della missione che il gruppo navale Cavour svolgerà intorno all’Africa dal 12 novembre 2013 al 3 aprile 2014” quindi s’incontrano Raffaele Gorjux (vicepresidente Oice) e il contrammiraglio Enrico Credentino. Della missione, dunque, erano noti (tranne che per il Parlamento) tutti i particolari, e la conferma è un documento del 24 settembre (successivamente modificato il 25 settembre) in formato elettronico redatto da Mauro Pizzimenti dell’istituto Idrografico della Marina. Calcolando che uno studio idrografico richiede del tempo, assai prima del 24 settembre, tanti sapevano! Chi ha stabilito lo svincolo di sette milioni di euro per finanziare la missione? E da dove sono stati “distolti” questi soldi? Ovvio che per rifinanziare lo Stato, e soprattutto per abbattere il debito, senza ricorrere alla costosissima Bce è necessario trovare capitali extra-Ue. I finanziatori più attivi al momento (noti soprattutto a Ferretti Group e Cifa) sono i fondi sovrani cinesi. Di questi soggetti istituzionali, da qualche tempo, cercano di attirare l’attenzione anche i francesi. Gli ultimi, molto prima degli italiani, hanno preparato una missione identica alla missione Cavour. Tanta fretta è dovuta soprattutto per battere sul tempo i cugini d’oltralpe! I fondi governativi cinesi, ed anche quelli privati, sono assai interessati a investire in Europa e in Italia nello specifico, la conferma è nei documenti/rapporti dei Servizi italiani, uno su tutti l’allarme d’infiltrazione tenace sul made in Italy e da Pechino un forte interessamento dell’area edificabile ex Falck. Di fatto, tutto cade nel momento in cui la Cina s’infrange sul muro della burocrazia italiana ed europea in generale. La strategia cinese, come un po’ per tutti, è quella di creare aziende in greenfield, che consiste nell’avvio d’imprese operative in un mercato estero secondo le normative locali. E’ un investimento che consente di creare un clone dell’azienda madre che ha interesse a rilevare l’azienda oltreconfine nella quale entrano lentamente fino a controllarla. Poiché Italia e Francia devono vendere i beni di famiglia per fare cassa, farlo direttamente “in casa” limita la raccolta di opportunità oltre che liquidità. La Cina aggira l’ostacolo delle restrizioni operative europee andando a investire in Africa, magari aspetta che i gioielli siano trasferiti direttamente sotto forma d’insediamenti produttivi atti allo sviluppo del Paese, ma che poi i cinesi scalano, entrando in questo modo, e quotarsi nei consigli d’amministrazione dell’azienda madre e … ecco fatto il giochino! Questo giustificherebbe la fretta e la segretezza della missione perché … semplicemente armare Paesi in guerra perenne, è una pratica evasa con sconcertante facilità da decenni senza dover mettere in piedi una simile grancassa. Ritengo sia più credibile l’ipotesi di favorire investitori extra-Ue e, perché no, anche vendere un po’ di sistemi d’arma che non fa mai male alle casse di un Paese produttore come l’Italia. La Cina non investe mai direttamente nelle aziende che intende controllare, e studiano per farlo nel modo più opportuno, attendendo tempi tecnici per acquisire il medesimo prodotto a costi più vantaggiosi, considerando la situazione finanziaria attuale! La Cina è da anni interessata enormemente ad Ansaldo Energia tramite il China Investment Company. In un documento dei Servizi, sono segnalati come obiettivi sensibili Telecom-Selex-Finmeccanica-Fincantieri-Eni. Il documento è testimone della volontà dello Stato di cedere per fare cassa e per Pechino di investire. Del resto illustri rappresentanti italici (Prodi su tutti) da un decennio hanno costruito piattaforme e sostenute leggi atte ad accogliere l’attuale evoluzione degli eventi. E se è vero, com’è vero, che Prodi e Mauro si sono scontrati verbalmente più volte, non escludo vi sia un piano strutturato da seguire. Non sarebbe né la prima né l’ultima volta che fra due litiganti, a goderne sia il terzo.
autore / intelligo
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