Fusaro: "Siamo nella Quarta guerra mondiale e l'ha scatenata l'America"

28 agosto 2014 ore 11:17, Adriano Scianca
Fusaro: 'Siamo nella Quarta guerra mondiale e l'ha scatenata l'America'
Siamo in una nuova guerra mondiale, ma non è la Terza, come ha detto Papa Francesco, bensì la Quarta, quella per il dominio globale scatenata da Washington. Questo, almeno, è il pensiero del filosofo Diego Fusaro, che per spiegare la politica statunitense in Libia, Iraq e Siria scomoda Shakespeare: “C'è del metodo in questa follia”... Fusaro, ha ragione il Papa a dire che siamo nella Terza guerra mondiale? «È vero, siamo in una guerra mondiale, su questo concordo con Bergoglio, solo che io, seguendo il mio maestro Costanzo Preve, credo che siamo nella Quarta guerra mondiale». Quale sarebbe stata, allora la Terza? «La Terza è stata la Guerra fredda. La Quarta guerra è quella che gli Usa hanno dichiarato al mondo che resiste alla globalizzazione, cioè alle mire imperialistiche statunitensi. Come diceva quella canzonetta “And the world will be as one”...». Siria, Libia, Iraq: tre stati passati dal nazionalismo laico alla cappa fondamentalista dopo interventi Usa. Ma gli Usa ci sono o ci fanno? «Citando il principe Amleto, direi che “c'è del metodo in questa follia”. Si tratta di distruggere i governi sovrani degli stati che resistono, creando del disordine organizzato per poi intervenire in modo pemanente in quelle aree che, si dice, non sono in grado di governarsi da sole». Obama pochi mesi fa voleva bombardare Assad. Ora vuole bombardare i nemici di Assad. Sicuro che si tratti solo di un piano e non anche di una certa impreparazione di fondo? «La situazione è in parte sfuggita di mano, non c'è dubbio, c'è una incomprensione generale di alcune dinamiche, ma c'è anche la ferrea volontà di mantenere il proprio potere imperialista». Cosa rimane, oggi, delle “primavere arabe”? «Le primavere arabe, come le rivoluzioni colorate, sono episodi interni alla Quarta guerra mondiale. Sicuramente vanno fatti dei distinguo, in Egitto e Tunisia la rivolta non è stata la stessa che in Libia, per esempio. C'è tuttavia un filo rosso che è il passaggio dal panarabismo nazionalista all'occidentalismo capitalista». A questo punto dobbiamo inerrograci sul significato dell'esportazione della democrazia. Cosa non ha funzionato? Era una bella idea applicata male? Era il concetto stesso di democrazia pensato male? «Già il concetto in sé di esportare la democrazia implica una reificazione: la democrazia si “esporterebbe” come i telefonini o i deodoranti. Ma la democrazia non è una merce, è la fase dello sviluppo di un popolo che matura nella sua autocoscienza, nella sua storia. In realtà l'esportazione della democrazia era solo una maschera per coprire l'imperialismo nella sua triade ben spiegata da Preve: interventismo umanitario, bombardamento etico, embargo terapeutico. Del resto aveva ragione Schmitt: chi parla in termini di diritti umani si sta già arrogando il diritto di stabilire chi è umano e chi no...».
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