Incontro CL a Rimini: cosa rimane del movimento di don Giussani?

28 agosto 2014 ore 11:58, Americo Mascarucci
Anche quest’anno come da tradizione a Rimini si sta svolgendo il meeting dell’amicizia fra i popoli organizzato da Comunione e Liberazione, il movimento ecclesiale fondato da don Luigi Giussani, il sacerdote scomparso nel 2005.

Iniziato lo scorso 25 agosto, si parlerà per l’intera settimana del meeting come evento mediatico e prestigiosa passerella su cui si alterneranno politici di diverso orientamento, industriali, economisti, banchieri, imprenditori, prelati.

Incontro CL a Rimini: cosa rimane del movimento di don Giussani?
Ma cosa resta realmente dell’insegnamento di don Giussani? Comunione e Liberazione è un movimento vivo e, al di là delle polemiche legate all’attività del suo braccio economico ed imprenditoriale, ossia la Compagnia delle Opere, e a quelle di alcuni suoi esponenti di rilievo, Roberto Formigoni su tutti, resta comunque una straordinaria risorsa della Chiesa cattolica, soprattutto per l’entusiasmo e l’attiva partecipazione della cosiddetta base, composta da tanti militanti animati da autentica e genuina fede. A don Giussani l’idea di dare vita al movimento nacque quando si rese conto che l’università italiana rischiava di essere egemonizzata dalla cultura comunista. Era necessario quindi che nelle università fosse attiva anche la presenza dei cattolici. Nacque così la Gioventù Studentesca, la costola principale del movimento che si costituirà formalmente in seguito con il nome di Comunione e Liberazione, in alternativa al motto dei giovani di sinistra che proclamavano la rivoluzione. Il messaggio di don Giussani era chiaro; la comunione fra tutti gli uomini nel nome di Cristo liberava molto più della rivoluzione che una volta realizzata portava inevitabilmente all’affermazione di principi contrastanti con la dottrina cristiana. Il gruppo si costituì all’interno dell’Azione Cattolica di cui don Gius faceva parte, ma ad un certo punto la convivenza si fece difficile, quasi impossibile, soprattutto perché dentro l’Azione Cattolica stavano prendendo sempre più potere le correnti di sinistra, favorevoli ad un approccio più conciliante con il mondo che ruotava intorno al Partito Comunista italiano. Il cammino di Cl non fu affatto facile soprattutto perché dentro la Chiesa erano in molti a vedere con diffidenza lo sviluppo e la crescita del movimento, soprattutto a Milano dove tutto era nato e dove si respirava un cattolicesimo di stampo progressista, quindi poco in linea con il metodo di don Giussani che appariva invece fortemente tradizionalista. Paolo VI verso la metà degli anni settanta dopo un iniziale scetticismo, iniziò ad incoraggiare l’opera di Cl ma sarà Giovanni Paolo II a dare un forte sostegno all’opera e un decisivo impulso negli anni ottanta alla crescita del movimento. Oggi CL rischia di identificarsi con tutto ciò che gli appartiene soltanto in parte. Ciò che invece è giusto ricordare del movimento sono le intuizioni del fondatore, che seppe con coraggio formare una generazione di giovani cattolici alternativa alla generazione disordinata che ha caratterizzato il ’68 italiano. Ha saputo creare una realtà laicale attiva in ampi settori della vita economica e sociale del Paese, che ha saputo parlare a generazioni di giovani e meno giovani, che ha fatto sentire di casa un intellettuale scomodo come Giovanni Testori, che amava ripetere come i giovani di Cl avessero fatto percepire anche a lui, omosessuale dichiarato, l’amore di Dio e della Chiesa. Ma don Giussani  è stato anche un punto di riferimento ed una guida spirituale importante per una classe politica di cattolici fedeli a determinati valori e indisponibili a negoziare i principi etici cristiani. Non tutti sono degni fino in fondo del maestro? Affari suoi, don Giussani era degno e questo basta ad esaltarne la grandezza di uomo, di sacerdote e di educatore. Questo è il vero volto di Cl, il volto di un grande prete che ha goduto della stima e della fiducia di Giovanni Paolo II, che ha amato Cristo per tutta la vita e lo ha servito fino in fondo, come ha servito quella Chiesa, madre e maestra che un giorno forse lo riconoscerà beato.  
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