Festa 1° maggio, negozi chiusi? I pro e contro

28 aprile 2014 ore 10:14, intelligo
di Stefano Sequino
Festa 1° maggio, negozi chiusi? I pro e contro
“La Festa Non Si Vende”, è la voce della Filcams Cgil, Federazione lavoratori commercio turismo servizi, per contestare l’apertura degli esercenti anche nelle giornate del 25 aprile e 1° maggio. Gli scioperi e le mobilitazioni, si legge sul comunicato della Filcams Cgil, sono stati indetti “per contrastare la decisione di restare aperti in due giornate festive che hanno un’importanza sociale e storica rilevante”, iniziativa che tra l’altro – continua il comunicato – non ha finora prodotto i risultati auspicati né dal punto di vista occupazionale né sul fronte consumi ma anzi avrebbe soltanto contribuito a complicare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro degli addetti del settore. Effettivamente, il decreto “Salva Italia” del Governo Monti ha liberalizzato l’apertura degli esercizi commerciali nei giorni festivi, questione da tempo dibattuta dato che, secondo diverse posizioni tra cui quella di Confesercenti, il provvedimento rema a favore dei centri commerciali e della grande distribuzione che, contrariamente ai piccoli esercizi commerciali, dispone di truppe di lavoratori in grado di coprire i turni festivi. In ogni caso, si tratta pur sempre di una facoltà, di una libera scelta dell’esercente che preliminarmente potrà valutare la reale convenienza ad aprire o meno l’attività commerciale. La riflessione quindi dovrebbe riguardare non tanto i datori di lavoro ma piuttosto i lavoratori dipendenti (o pseudo tali) che certamente non si sono trovati (né si troveranno) nella posizione di poter scegliere se lavorare oppure, nel caso del 25 aprile, partecipare al corteo in memoria della lotta di Liberazione d’Italia. In sintesi, la domanda è: quali tutele e diritti sono assicurati ai lavoratori che prestano – spesso loro malgrado – il loro servizio il 25 aprile e il 1° maggio o, in generale, i giorni festivi? L’Associazione Difesa Consumatori (Adico) ha centrato il problema: dietro alle liberalizzazioni si cela un rischio enorme per i lavoratori e cioè quello che il lavoro festivo venga utilizzato dai datori di lavoro come strumento di ricatto; in altre parole, il contratto (nel caso un contratto ci sia) potrebbe essere rinnovabile soltanto se si accetta di lavorare nei giorni festivi. Per il resto, ferma restando la necessità di poter conciliare i tempi di vita e di lavoro dei lavoratori come anche auspicato dalla Filcams Cgil, la crisi ha evidentemente stravolto gli equilibri tra lavoro, economia e rapporti sociali e potrebbe non sorprendere, malgrado la crisi dei consumi, l’apertura degli esercenti anche nei giorni festivi. La discriminante quindi non è più quando lavorare ma, dal punto di vista dei lavoratori, come lavorare, con quali tutele e garanzie. Un interrogativo che ci si deve porre per tutte le domeniche e i giorni festivi e non soltanto il 25 aprile e il 1° maggio.
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