Risparmio, precarietà e prudente ottimismo: le parole chiave per leggere la crisi delle famiglie italiane

28 aprile 2014 ore 10:26, intelligo
di Stefano Sequino
Risparmio, precarietà e prudente ottimismo: le parole chiave per leggere la crisi delle famiglie italiane
Le famiglie italiane spendono sempre meno e già l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) aveva qualche settimana fa quantificato la crisi dei consumi delle famiglie italiane registrando, su base annua, un calo della spesa pari a -1,6% (-3,3% se si considerano i consumi alimentari) e un orientamento degli acquisti, nel 73% dei casi, verso modelli di consumo low cost. Tra le cause, non è una novità, c’è un mercato del lavoro in affanno, una riduzione del potere d’acquisto e una minore capacità di risparmio delle famiglie, specialmente per quelle con redditi più bassi. A confermare i numeri dell’ICC c’è l’ultima indagine Confocommercio-Censis (effettuata su un campione di 1.200 famiglie e realizzata tra il 24 marzo e il 2 aprile 2014) che, fornendo indicatori, comportamenti e prospettive in tempo di crisi, spiega meglio l’attuale situazione economica dal punto di vista degli italiani. Intanto, otto famiglie su dieci vivono uno stato di precarietà e instabilità, la metà ha visto peggiorare le proprie capacità di spesa nell’ultimo anno e più di 10 milioni di famiglie fanno fatica a risparmiare; tra l’altro, stando al rapporto Confocommercio-Censis, è sempre più difficile affrontare le spese mediche, pagare le tasse e rispettare le scadenze di pagamento. Inoltre, a parere degli intervistati, i principali elementi di criticità che frenano l’economia sarebbero le tasse troppo alte (23,3%), una classe politica inadeguata (37,2%) ma soprattutto la mancanza di lavoro (40,8%). Non a caso, a fronte degli allarmanti dati Istat relativi alla decrescente occupazione e, per contro,  dell’incremento del tasso di disoccupazione (+369 mila unità su base annua, +13,4%), il lavoro è la priorità su cui intervenire per far risalire i livelli di reddito, la capacità di spesa e far così ripartire i consumi. Nonostante tutto, torna a crescere l’ottimismo (37,3% rispetto al 30,1% del secondo semestre 2013) ma le famiglie galleggiano in uno stato di prudente attesa, nella speranza di un’inversione di rotta che possa confermare la debole ripresa dell’economia che comunque non è detto si traduca nel breve-medio termine in una maggiore capacità di spesa e dei consumi, oggi ai minimi. In altre parole, gli italiani sono alla finestra, non spendono e aspettano un cambiamento del contesto socio-economico che molti identificano nel premier Renzi: il 66% degli intervistati ritiene infatti che l’attuale governo abbia buone possibilità di far uscire l’Italia dalla crisi economica e indicano, come priorità di intervento, la riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese e la creazione di nuova occupazione. Stando quindi al parere delle persone intervistate il premier Renzi ne esce bene anche se la rivista britannica Economist ha evidenziato che non c’è stato nessun chiarimento sulla provenienza delle risorse utili per realizzare concretamente il programma di riforme predisposto dal Governo. Questione non da poco per compiere the last chance, come intitolato dall’Economist, e soddisfare le speranze che i 2/3 degli italiani, stando agli esiti del rapporto Confocommercio-Censis, ripongono nel Governo.   
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